1. Siamo passati da un Governo dei Tecnici voluto da Giorgio Napolitano e sostenuto in Parlamento da PdL, PD, Casini e Fini ad un Governo Politico voluto da Giorgio Napolitano (nel frattempo confermato Presidente) e fondato su una maggioranza PD, PdL e Monti.
Naturale conseguenza del voto di febbraio? Non mi pare proprio. Quel voto ha dimostrato lo scarso consenso popolare delle politiche di Mario Monti (fermo al 10%) e dei suoi sostenitori: il PD ha perso oltre 3 milioni di voti e Berlusconi ha perso oltre 6 milioni di consensi.
Sbocco obbligato per la coerenza e la fermezza con cui Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle hanno ribadito il loro no ad un Governo Bersani? Anche. Forse. Ma si può onestamente imputare al M5S la mancata fiducia ad un Premier che nell'arco di poche settimane ha perso la fiducia della sua coalizione e del suo partito?
Il problema è tutto (o prevalentemente) nel PD. Nelle sue contraddizioni e nelle sue mancate scelte politiche e di prospettiva, che hanno causato il successo del M5S e non hanno intercettato i delusi del centrodestra.
Un grande partito non può passare nel giro di un anno e mezzo dalla opposizione a Berlusconi, al sostegno ad oltranza a Monti (con Berlusconi), al progetto di cambiamento (che chiede i voti al M5S), al governo contrattato e concordato con Berlusconi.
Un grande partito deve avere una visione, un progetto per l'Italia, per l'Europa, per il mondo.