martedì 30 giugno 2020

Servono subito cantieri green, non sanatorie

Bologna: il contrasto tra la torre Unipol e l'area abbandonata del CAP di via Mattei

















Semplificare, tagliare i tempi delle procedure e delle valutazioni, qualcosa di buono ne verrà fuori. Ancora una volta il dibattito politico arriva all’appuntamento con l’ennesimo Decreto semplificazioni senza un’idea di cosa si voglia davvero ottenere con interventi che vanno dai cantieri pubblici alle attività d’impresa.
Figuriamoci, il nostro Paese soffre una burocrazia incredibilmente invadente.
Una burocrazia con procedure incerte per ogni tipo di intervento, e ad essere oggi più penalizzati sono proprio gli interventi di cui avremmo davvero bisogno. Come quelli per produrre energia pulita o per riqualificare gli edifici in modo da ridurre le bollette delle famiglie, dove invece di trovare le porte spalancate ci si deve affidare a bravi avvocati e pagare tasse e contributi locali. 
Perfino Macron, che pure non ha un’impronta ambientalista o partecipativa rispetto alle decisioni, si è convinto che in Francia occorra aprire forme di confronto inedite e trasparenti con cittadini, comunità, soggetti portatori di interesse nella direzione di accelerare la transizione energetica. Da noi no, per cui le bozze del decreto viaggiano nei corridoi dei ministeri o in colloqui riservati in video (una novità portata dal Covid).

Alcune proposte che circolano hanno già scatenato polemiche – ad esempio cosa c’entra una sanatoria con le semplificazioni -, altre risultano inutili, altre invece appaiono utilissime se l’obiettivo è realizzare alcune grandi interventi. Qui sta il primo problema, perché se il Governo non ha un’idea di cosa voglia spingere per affrontare la drammatica crisi economica e quali problemi risolvere, poi uno si può anche convincere di cose false. Come il fallimento del codice appalti che ha prodotto lo stop dei bandi di gara. Tante cose possono essere migliorate, ma quella tesi è semplicemente non vera come dimostrano i dati di di Fillea-Cgil.

Nella confusione ci si può perfino far convincere che la priorità energetica sia la realizzazione di nuove centrali a gas, per chiudere quelle a carbone, tanto il futuro appartiene alle rinnovabili. Se queste sono le priorità allora il «modello Genova» per i cantieri e una Valutazione ambientale semplificata vanno benissimo. Ma siamo sicuri che siano questi i cantieri che possono creare lavoro e aiutare le persone a vivere meglio nella propria casa e nel proprio quartiere?

Un’alternativa esiste, ed è quella di puntare ad aprire milioni di cantieri in ogni Comune e su cui costruire l’ossatura della proposta italiana per il green deal da finanziare con risorse europee. Se questa è la direzione di marcia, allora sono tante le semplificazioni che servono ad esempio nei cantieri delle scuole e per l’efficienza energetica fermi malgrado le risorse siano stanziate. Ma sono urgenti anche per risolvere i problemi che incontrano gli impianti da rinnovabili, come la cronaca delle ultime settimane ha confermato in modo emblematico in due vicende dagli evidenti contorni politici.
Il Consiglio dei Ministri ha bocciato, su proposta del Ministro dei beni culturali Franceschini, due progetti di impianti fotovoltaici nel Lazio che si volevano realizzare senza incentivi in aree agricole. Invece sabato con un tweet il Governatore dell’Emilia Bonaccini ha bocciato un impianto eolico offshore proposto ad alcuni chilometri dalla costa di Rimini perché, a detta sua, incompatibile con il turismo e i valori della Romagna. Via social network ha forse voluto anticipare il Ministero dei Beni culturali che fino ad oggi ha bocciato tutti i progetti eolici in mare, perfino alcuni a una tale distanza che risultavano difficili da vedere o uno nel porto di Taranto di fronte all’Ilva.

Per chiarezza, su queste tipologie di impianti si possono avere idee diverse, ma chi è al Governo e sostiene di essere impegnato per fermare la crisi climatica ha il dovere di fissare delle regole semplici per chiarire cosa si può fare e dove, come avviene negli altri Paesi europei dove le rinnovabili crescono davvero. Forse prima di semplificare il Governo dovrebbe chiarirsi le idee, altrimenti il messaggio che arriva al Paese è contraddittorio su un tema strategico e anche, quanto mai in passato, politico.
L’impegno su queste sfide è infatti tra i pochi che vede concordi Pd e 5stelle e alla nascita del secondo Governo Conte si rincorrevano promesse e impegni da parte di Zingaretti e Di Maio. Se in questi mesi le scelte non sono state all’altezza ora c’è un’importante prova d’appello, dove i temi ambientali possono diventare la chiave di rilancio economico del Paese. Passa per il piano che dovrà spiegare come si vogliono impegnare le risorse che l’Europa ha finalmente messo in campo, chiudendo con la stagione dell’austerità. 
Dobbiamo augurarci che si apra un confronto sulle idee e le priorità, anche sulle semplificazioni, per fare qualcosa di davvero utile al Paese e ai suoi cittadini.

Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, il manifesto, 30 giugno

Cervia - Milano Marittima: il rudere abbandonato di una vecchia colonia ...
Oggi chi vuole "semplificare" le procedure ha in mente anche progetti di rigenerazione
naturale delle nostre coste da questi mostri?
















Bologna, frana dopo una "bomba" d'acqua ...
Quanti "cantieri" saranno aperti per le manutenzioni ordinarie e straordinarie
e quanti per la messa in sicurezza dei territori dal dissesto idrogeologico?

9 commenti:

  1. L'onda verde ed ambientalista avviata da Greta e accolta da Ursula non si ferma certo con chiacchiere e impegni generici. Lo dice anche il voto francese. Purtroppo in Italia i finanziamenti più importanti vanno ancora ad autostrade e motori e non è facile scommettere su chi qui saprà interpretare queste esigenze.
    Intanto il tempo stringe e ci stiamo giocando gli anni '20.
    Così il 2030 non sarà quello auspicato da scienziati e conferenze Cop.
    Anna

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    1. Concordo.
      La conversione richiesta da Greta Thumberg e dai movimenti ecologisti è contraddetta dalle politiche industriali ed economiche prevalenti.
      Ed anche i progetti di Green New Deal e di Next Generation di Ursula Von der Leyen restano al momento troppo indefiniti e privi di contenuti di radicale trasformazione di cattive pratiche nazionali e regionali.
      Le emergenze del nostro tempo (climatica, ecologica, sociale, economica e finanziaria) esigono progetti ed azioni di ben maggiore coerenza ed efficacia. Come mi pare sostenga anche Edoardo Zanchini.
      Gianni

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  2. Pensieri global, immagini local. Collegamenti utili quanto infrequenti.
    a.

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  3. Una conferma. Anche in Emilia si pensa raramente di recuperare vecchi immobili. Si continua a costruire ex novo. Sono migliaia gli alloggi sfitti e sempre meno i terreni agricoli o verdi.
    Una domanda. I "palazzi" pubblici del centro storico di quali impianti energetici sono dotati? le fonti rinnovabili sono coltivate in Emilia Romagna?
    pl

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    1. Belle domande.
      A me risulta che molti usino ancora vecchi e vecchissimi impianti.
      Inoltre, la Giunta Bonaccini si batte per la proroga delle trivellazioni di idrocarburi dal sottosuolo marino o terrestre, mentre contrasta nuovi impianti di "rinnovabili" ...
      La conversione ecologica non abita qui.
      Gianni

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  4. Propongo per completezza di informazioni il comunicato di Legambiente Emilia Romagna.
    M.

    Sono sconcertanti, secondo Legambiente, le recenti posizioni prese dall’Assessore regionale Corsini sulla proposta di impianto eolico a largo delle coste di Rimini. Un intervento scomposto e banalizzante, quello letto sulla stampa, da parte di un assessore che non ha delega sul tema ambiente e clima. Nell’intervista apparsa sui giornali si liquida l’eolico offshore – una delle tecnologie mondiali più importanti per combattere il cambiamento climatico – con frasi infondate come quella che “Nel Nord Europa le pale eoliche sono state superate”, con una priorità al fossile “In Adriatico abbiamo già le piattaforme petrolifere” o banalizzando il tema del paesaggio, in una riviera continuamente assaltata dal cemento. Purtroppo posizioni sostenute anche dal presidente della Regione Stefano Bonaccini, in un tweet di risposta sul tema.

    Si tratta di posizioni che affrontano un tema delicato e cruciale e che – esternando posizioni di contrarietà a priori – potrebbero mettere in serio pericolo il raggiungimento degli obiettivi climatici per l’Emilia-Romagna e per il Paese. Contrarietà che non si vedono quando si tratta di supportare la ricerca di idrocarburi nei nostri mari o per alimentare la mobilità su auto con nuove autostrade. La Regione Emilia Romagna ha votato la dichiarazione di emergenza climatica a fine 2019 e si è data l’obiettivo di raggiungere il 100% di elettricità da rinnovabili al 2035. Dichiarazioni virtuose ma che, se non sostanziate da scelte concrete subito, rimarranno sulla carta.

    «Nei prossimi 20 anni dovrà essere decarbonizzata l’economia italiana e lo stesso dovrà avvenire per il sistema elettrico. L’eolico, a terra e a mare, e il fotovoltaico saranno le due fonti che daranno i contributi principali in questo senso. Dopo l’ostracismo alla plastic tax nello scorso autunno, le critiche alla moratoria all’estrazione degli idrocarburi da suolo e dai fondali marini, il sostegno a nuove strade e autostrade, ora arriva la critica al progetto di eolico off shore che in modo surreale viene tacciato di essere un problema per il paesaggio costiero e il turismo. La Regione Emilia Romagna dimostri coi fatti da che parte vuole stare. E’ arrivato il momento di scegliere quale dei due modelli adottare» – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

    «L’Assessore rappresenta un Ente che ha votato l’emergenza climatica, ma nello stesso tempo difende il settore del fossile e scrive al Governo per chiedere autostrade. Insomma sembra che le politiche per il lavoro siano solo a favore delle lobby conservatrici e dannose. Al contrario i ragazzi del Fridays for Future di Rimini, con il favore all’eolico mostrano una visione più responsabile e a lungo termine, ben coscienti che è una tecnologia fondamentale per far svoltare le politiche energetiche»- commenta Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna.

    «Rispetto al progetto in questione, stiamo monitorando affinchè tutto possa essere progettato al meglio, per migliorare il migliorabile. Ma non ci stiamo a posizioni di netta contrarietà, tra l’altro gravi da parte della politica rispetto al progetto, in quanto stiamo parlando di impianti necessari per fronteggiare l’emergenza climatica» – conclude Massimiliano Ugolini, presidente di Legambiente Valmarecchia.


    Invitiamo dunque al confronto pubblico la Regione e gli altri soggetti interessati al futuro energetico del territorio, che potrà essere effettuato già durante la tappa regionale di Goletta Verde, prevista tra il 17 e 22 luglio.

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  5. E chi potrebbe, da addetto ai lavori, dare un contributo di "lungimiranza urbanistica" non lo fa, a perpetuare invece il solito consumato modello. Vedasi l' intervento sul quotidiano La Repubblica dell' architetto Cucinella, il quale ieri l' altro ha lanciato la proposta di costruire un nuovo stadio e un nuovo palazzetto dello sport al Parco Nord, cosi da potere essere serviti da altre strade, nuove uscite autostradali e ovviamente nuovi parcheggi per tanti posti auto. Si tratterebbe della ennesima colata di asfalto e cemento in una zona già collassata e degradata...Di questo passo credo che la fantasmagorica foresta del Parco Nord potrà essere ricordata solo per un libro di favole per bambini...

    Ryan

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  6. Ora pare che tutta la politica accetti la sfida olimpica sui 100m.
    Ma lì chi arriva al traguardo per primo vince l'oro. Punto.
    Qui invece "correre" ha senso solo se c'è una chiara direzione di marcia, perché fatto 100 si sa che seguono altri 100 e 600 ...... 1500, poi 5 e 10 mila ....e neppure la maratona chiude i giochi.
    Dunque per evitare di girare a vuoto e creare danni bisogna sapere dove andare!
    Terry

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