domenica 23 novembre 2014

Voto per

Mai come questa volta ho avuto modo di seguire il confronto elettorale.
Come cittadino elettore. Nulla più. L'appartenenza convinta ad un partito è finita molti anni fa (per la precisione, un quarto di secolo). Poi solo interesse e passione per trovare insieme ad altri (colleghi, amici, concittadini) soluzioni convincenti ai problemi concreti di vita quotidiana e alle grandi questioni del mondo.
Ho ascoltato e seguito i dibattiti tra i candidati e i loro sostenitori. Sono andato alle principali iniziative delle diverse forze in campo. Negli ultimi due giorni mi sono seduto al PalaDozza (Bonaccini-Renzi, vedi post precedente) e al cinema Fossolo (Fabbri-La Russa-Salvini-Toti), sono stato stato due ore in piedi al circolo Mazzini (Gibertoni-Di Maio-Grillo).
Ecco le conclusioni.
Andrò a votare.
Perché rinunciare a scegliere tra sei candidati in competizione e una decina di forze politiche mi pare un segno di distanza e di indifferenza che non corrisponde alla mia percezione della realtà.
Perché credo che molti, da più parti, facciano politica onestamente e non per mero interesse e tornaconto personale.
Perché ogni comunità civile deve trovare un modo condiviso ed accettabile di risolvere i naturali ed ineliminabili contrasti di classe, di idee, di valori e di progetti.
Perché ogni cittadino, soprattutto chi si trova in difficoltà ed è indifeso di fronte alle prepotenze presenti nel mondo contemporaneo, ha bisogno di istituzioni rappresentative ed autorevoli.
Perché astenersi significa di fatto lasciare il campo, non prendere parte, delegare chi partecipa e ha idee e interessi che condizioneranno tutti.

La scelta non è facile.
Si vota innanzitutto per la rappresentanza ed il governo della Regione Emilia Romagna.
Ma non solo. Il voto sarà letto e interpretato rispetto allo scontro politico in atto nel paese e nel vecchio continente. E, anche questo, va considerato e ha un valore importante per il futuro.

Chi in questi anni c'è stato ed ha governato non ha dato buona prova di se.
Qui, su questo blog, lo abbiamo detto e argomentato abbondantemente.
Il voto al Centrosinistra e ad una delle liste che lo sostengono sarebbe un segno di continuità con il passato.
Il nuovo corso di Renzi, anche in Emilia Romagna, non solo non ha fatto i conti con i limiti strategici (la compatibilità ecologica dello sviluppo, la prevenzione ambientale e la messa in sicurezza del territorio, la sostenibilità ed il rinnovamento dei servizi sociali e sanitari rispetto ai mutamenti demografici e di popolazione) e di cattiva gestione (l'emergere, il riproporsi, il diffondersi della questione morale e la mancanza di pratiche di democrazia partecipata) dell'esperienza emiliana (al punto di continuare ad esaltare il lavoro del dimissionario Presidente Vasco Errani e di annunciare prossimi incarichi di Governo o Partito a Roma), ma ha annunciato e praticato indirizzi e leggi sbagliate, destinati a peggiorare la situazione (il Programma del candidato Presidente come lo Sblcca Italia o il Jobs Act).

Il voto al Centrodestra, vecchio e Nuovo, sarebbe un passaggio a culture e scelte di netta impronta liberista e individualista. Quelle che hanno fallito nel mondo e in Europa e che rischiano di trascinarci verso nuovi disastri e povertà crescenti. Quelle che anche in Emilia Romagna, da sempre, contestano lo Stato sociale, predicano la privatizzazione dei beni comuni, contrastano diritti civili, sostengono sanità e scuole private con finanziamenti pubblici.
La "carta Salvini" rivitalizzata anche da iniziative meritevoli (come l'opposizione alla legge pensionistica Monti-Fornero e la raccolta di firme per indire su questo un referendum popolare che va sostenuto fino a riforma della "riforma") anziché risolvere le tante clamorose contraddizioni ed ingiustizie, esaspera innanzitutto i conflitti sociali tra chi subisce e soffre la crisi e ripropone un inaccettabile approccio egoista e miope.

Dunque, la prima scelta è un voto per il cambiamento delle coalizioni e delle forze politiche che hanno governato la Regione, l'Italia e l'Europa fin qui.
Un salto nel buio, per qualcuno che teme di avventurarsi lungo percorsi sconosciuti e sicuramente da verificare.
Anche perché le tre forze in campo, anche se relativamente giovani, hanno a volte inglobato storie politiche deboli e contraddittorie o hanno presto evidenziato impreparazione, inadeguatezza e disorganizzazione ai limiti del consentito e dell'accettabile.

Il Movimento 5 Stelle è l'unica forza di opposizione e di proposta alternativa presente oggi, contemporaneamente, a livello locale, regionale, nazionale e in Europa.
Nessun altro ha questa condizione, frutto di iniziative, di idee e di battaglie fatte e conosciute (anche senza possedere mezzi di comunicazione propri). Merito indubbio di Beppe Grillo e di tanti giovani che hanno creduto in questo movimento e che possono vantare fatti (e non solo parole o fallimenti). Come, ad esempio, la pratica, contaminante, di una politica sobria, le rinuncia a gran parte dei privilegi riservati agli eletti, l'indicazione ed il sostegno di persone autorevoli e indipendenti a posti di responsabilità pubblica e di garanzia (in primo luogo per la Presidenza della Repubblica, ma non solo), la presentazione di progetti di legge e di delibere condivisibili (dai voti per la riduzione delle spese militari al blocco di grandi opere inutili e/o dannose, alla proposta di soluzioni più avanzate nel campo della ricerca, dell'ambiente, del lavoro, della protezione sociale).
Quasi tutte le analisi fatte e le cose indicate da Giulia Gibertoni e da Maurizio Mazzanti per la Regione sono sensate e condivisibili.
L'esperienza, tuttavia, ha evidenziato problemi seri e irrisolti: dalla collocazione e dagli alleati al Parlamento Europeo, ai silenzi imbarazzanti su temi sociali di grande rilevanza ed attualità, alla pratica incerta, ambigua e contraddittoria della democrazia e, soprattutto, della rappresentanza istituzionale (anche nei Comuni conquistati, come Parma e Comacchio). Tutto ciò ha portato a progressive (inarrestabili?) divisioni e rotture che anziché risolvere in positivo naturali e comprensibili problemi di crescita e di opportuna caratterizzazione etico politica, ha portato anche nella prima Regione che ha fatto vivere a questa interessante ed originale realtà politica una esperienza istituzionale, i fondatori e i protagonisti del Movimento a presentare, di fatto, due candidature e due liste alternative: il M5S riconosciuto e sostenuto dal capo, portavoce e proprietario del logo e i Liberi Cittadini sostenuti dal primo capogruppo della Regione e da diversi consiglieri comunali in carica, espulsi o auto sospesi dal Movimento.

L'Altra Emilia Romagna si presenta per la prima volta e raccoglie persone, associazioni e partitini (comunisti e fin qui parte della maggioranza di Centrosinistra) che vogliono ricostruire una sinistra orgogliosa ed espressione della volontà di cambiare il mondo ingiusto in cui viviamo. Un soggetto politico capace di essere strumento utile per i lavoratori, i giovani e le persone che vogliono diritti e libertà, entro i principi fissati dalla Costituzione italiana e dai principi universali dell'uomo riconosciuti delle Nazioni Unite.
Iniziativa meritoria, che nasce per iniziativa di molti dei protagonisti locali e nazionali dell'esperienza L'Altra Europa con Tsipras (tra cui Barbara Spinelli, Luciano Gallino, Guido Viale, Moni Ovadia, Curzio Maltese) che al recente confronto per il rinnovo del Parlamento europeo ha conquistato un modestissimo 4% e tre rappresentanti.
Presenta un Programma interessante e condivisibile di critica costruttiva allo sviluppo emiliano con una proposta alternativa su punti qualificanti. Punta su persone autorevoli e qualificate come Cristina Quintavalla, insegnante di Parma, per anni impegnata nel riscatto della sua città dalle corrotte Amministrazioni di Centrodestra, o Piergiovanni Alleva, giuslavorista da sempre impegnato nelle conquiste dei lavoratori, e diversi giovani espressione delle lotte sociali degli ultimi due decenni.
Pesano tuttavia, anche qui, divisioni e pratiche autoreferenziali. SEL, già protagonista di l'Altra Europa, ha scelto di rompere questo percorso e di riproporre una incomprensibile alleanza con il PD di Renzi e Bonaccini, nella dichiarata, improba opera di condizionare dopo il voto politiche non concordate prima. Altri soggetti partecipi e protagonisti preferiscono procedere coordinati ma in sostanziale autonomia. Della serie ci siamo ma competiamo.

In queste condizioni, difficile proporsi come reale, credibile, autorevole alternativa di governo della Regione.
Questo sarebbe necessario ed urgente in Emilia Romagna.
Non possibile.
Per responsabilità di tanti, ma anche di ognuno di noi che, nel migliore dei casi, ci siamo arresi o siamo andati in pensione.
Ci resta da scegliere, oggi, chi meglio e più dignitosamente può rappresentarci.
E magari, mettendo a frutto le esperienze, mettere in moto un processo politico nuovo, più forte e condiviso, più aperto e unitario, con maggiori possibilità di affermarsi e di vincere.
Su singole importanti questioni che riguardano la vita di ogni giorno e sulle grandi irrisolte questioni dello sviluppo economico, sociale e democratico.
A ognuno la scelta che appare, oggi, più convincente.
Pronti per nuove scadenze politiche e sociali, già in calendario.
Buon voto!

.

16 commenti:

  1. Ciao!
    Io ho votato disgiunto. La lista di Sinistra, Ecologia, Libertà e la candidata di L'altra,Emilia. Il partito di Vendola mi sembra più valido ed affidabile a livello nazionale e forse locale (non sono certa). Preferisco una donna di sinistra a un giovane politico inquisito e che passa troppo facilmente da Bersani a Renzi.
    S.

    RispondiElimina
  2. Sarò breve.
    Concordo. Ho votato per l'altra Emilia per esprimere un voto di sinistra. Senza preferenza alcuna. Non mi è piaciuta la corsa individuale dei candidati. In futuro bisogna superare egoismi di gruppo e generazioni. E aprire al mondo penta stellato che ha dimostrato anche più coerenza e disponibilità a ottenere risultati comuni.
    Ciao!

    RispondiElimina
  3. Voto per ...
    NESSUNO!
    (Emilia 37%, Calabria 44%)
    Mario C.

    RispondiElimina
  4. Sono andata turandomi il naso.
    Penso anche io che il voto è prezioso, ma questa classe politica non merita.
    Da destra a sinistra.
    Sic

    RispondiElimina
  5. Un tonfo fragoroso di partecipazione.
    Minimi assoluti. Emilia e Calabria. Soprattutto Emilia.
    Ma Matteo è contento. Canta vittoria.
    Ci è o ci fa? dicono dalle mie parti?
    Pessima risposta al messaggio dell'elettorato.
    RM

    RispondiElimina
  6. Si. Mancava una credibile alternativa di governo alla Regione Emilia, squassata da crisi economica, dissesto idrogeologico, terremoto e questione morale ...
    Anna

    RispondiElimina
  7. io vorrei che il consiglio regionale rappresentasse correttamente e fedelmente gli elettori. chi non vota lascia il posto vuoto. così se il presidente viene eletto con il consenso del 20% degli aventi diritto (come alla regione emilia), quelli sono gli scranni occupati dalla maggioranza. in una assemblea potenzialmente composta da 50, sarebbero stati eletti 10 esponenti del centrosinistra. con il 62% di astensionismo, 30 seggi non vengono assegnati. quindi tutti gli altri arrivano a 10 consiglieri. per garantire il governo si può anche riconoscere un tot di consiglieri ai primi: 3-4?
    sarebbe un minimo risparmio e una significativa accelerazione dei processi decisionali. uno stimolo alla partecipazione e un incentivo degli eletti a confrontarsi con la società. perché non ci sono posti garantiti comunque e se non lavori bene e non rispondi ai tuoi elettori alla prima verifica, SCRANNO VUOTO!
    nullo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. nullo, è una idea meno scema di come la si potrebbe valutare a prima vista. Anche perchè che credibilità ha una maggioranza eletta con il 50% del 38%? Che di fatto vuole dire con meno di 1 elettore su 5?
      Raffa

      Elimina
  8. Mi sa che il punto più basso non lo abbiamo ancora toccato se il post voto è quello che abbiamo sentito fin qui da Renzi, da Berlusconi e da Grillo.
    Per il Capo del Governo la partecipazione è secondaria. Per il Capo del Centrodestra bisogna confermare il patto del Nazareno e puntare su Salvini. Per Grillo avanti così.
    Tanto, a sbattere ci andiamo noi …
    Franca

    RispondiElimina
  9. Chi non vota non è interpretabile. Qui sembrerebbe un voto di protesta alla regione. Difficile dirlo. C'e di tutto.
    Allora, meglio stare ai fatti e prendere atto di chi ha votato. Poi dei problemi irrisolti e da affrontare. Partendo dal programma del PD, che si è confermato primo.
    Antonio
    Antonio

    RispondiElimina
  10. Ciao!
    Vorrei sapere se anche voi pensate che il voto emiliano segna l'inizio della fine di Renzi, almeno come illusione di leader di un partito di centrosinistra.
    pl

    RispondiElimina
  11. Le " Democrazie " evolute , della partecipazione ne fanno a meno , vedi i paesi anglosassoni, il modello poltico ed economico voluto non prevede o la prevede sempre meno la partecipazione dei Cittadini alle scelte politico sociali del paese , quello che serve ai conduttori sono le mani liberi , sempre meno vincoli ,passaggi democratici e più decisionismo .
    Conseguentemente diventa indispensabile la neutralizzazione di tutti gli enti rappresentativi intermedi , da quelli elettivi a quelli sociali .
    Questa è svolta voluta e questa è la direzione presa , per ora.
    Quindi attenzione a non togliere troppi "lacci e lacciuoli " una democrazia degna di tal nome ha bisogno anche di quelli , si chiamano controlli .
    Ciao
    G.

    RispondiElimina
  12. rivendico il diritto all'astensione.
    premetto che ho sempre pensato che andare a votare fosse innanzitutto un dovere civico, una occasione di partecipazione.
    e pensavo anche che l'astensione equivalesse ad estraniarsi dalla lotta.

    ho in parte cambiato idea. o meglio, anche scavando a fondo non ho trovato le motivazioni.
    perchè da 20 anni voto contro.
    perchè da 20 anni voto il meno peggio.
    perchè da 20 anni voto accozzaglie di partiti che non c'entrano una mazza l'uno con l'altro.
    perchè da 20 anni voto personaggi improponibili che sopravvivono a sè stessi e che sono complici del degrado culturale e politico del paese.
    perchè da 20 anni la politica si basa su etichette, stereotipi, compartimenti stagni, che però alla fine si risolvono in scandalosi inciuci.

    d'altra parte c'è chi pensa a fare solo opposizione, salvo poi fare doppi e tripli salti carpiati (SEL)
    o chi, come dice Gianni, è VERA opposizione e propone un modo nuovo di ragionare (M5S), ma poi si lascia andare a derive autoritarie o improbabili alleanze o si mette a cavalcare campagne populiste.

    ebbene, sono stanco al punto da decidere per la prima volta da quando ho 18 anni di non andare a votare.
    stavolta sono stato distante e indifferente. non mi sento un qualunquista, non lo sono mai stato e non credo di esserlo diventato.
    semplicemente mi sono stancato di votare chi non ritengo credibile, ma di "doverlo fare" perchè altrimenti vincono gli altri.
    non riesco più ad appassionarmi.

    scusate la lunghezza.
    ciao

    MDC

    RispondiElimina
  13. Un voto per …
    Un non voto per …
    Ma io rivendico anche un voto contro!
    Contro chi si intasca denaro pubblico (tutti i partiti in Regione).
    Contro chi ha investito in malo modo.
    Contro chi ha consentito urbanizzazioni sbagliate che hanno arricchito qualcuno e creato danni a tanti.
    Contro chi ha ridotto il trasporto pubblico ad un colabrodo. Sai quando esci di casa per il lavoro, non sai mai se e quando arrivi in azienda. Però Tper fa timbrare anche agli abbonati, se no multa.
    Insomma un voto contro questi governanti arroganti e non rappresentanti.
    Per cambiarli.
    Il non voto, finisce per riproporci il Bonaccini.
    Ce lo meritiamo?
    c.

    RispondiElimina
  14. Non so chi abbia ragione.
    Quel che leggo però è che tutto procede come prima. Quasi non fosse successo niente.
    La Repubblica di ieri scriveva che i piani per il People Mover e il Passante Nord sono sul tavolo di Juncker.
    Ancora? Ci provano ancora?
    Nonostante quanto denunciato da più parti?
    Opere sbagliate, inutili, pericolose.
    Altre risorse male indirizzate.
    Resta un insopportabile senso di impotenza.
    Titti

    RispondiElimina
  15. Ma anche no.
    Si può continuare a votare per dovere e senza conoscere e credere in nessuno?
    m91

    RispondiElimina