venerdì 5 gennaio 2024

Le armi del 2024 ...

L'anno nuovo si apre con nuove mobilitazioni per la pace, il "cessate il fuoco", il disarmo ... 










Il 2024 è iniziato con un massiccio uso di armi di distruzione di massa. In Europa, nel Medio Oriente, nelle troppe guerre in corso e dimenticate. Più capi di governo e di Stato annunciano che così continuerà ancora a lungo: "fin quando i nostri obiettivi non saranno raggiunti" ... Possiamo adeguarci ed accettare passivamente l'aumento delle spese militari e l'incremento della produzione di ordigni sempre più tecnologici e micidiali? Magari ripromettendoci di tenere nel giusto conto le posizioni delle varie forze politiche alle elezioni prossime venture, come ha suggerito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel discorso di fine anno? O abbiamo altre possibilità e dobbiamo reagire? Qui ed ora, secondo i Principi e gli indirizzi della Costituzione della Repubblica Italiana ed un senso di responsabilità che anima tanti cittadini in Italia e nel mondo?

Il primo dell'anno in tante/i hanno manifestato per un "cessate il fuoco" immediato a Gaza, in Cisgiordania, al confine tra Israele e Libano, nel mare antistante le coste dello Yemen, in Ucraina e Russia ... Un fatto importante, che si aggiunge a molte altre testimonianze: è tempo di riconoscere le diversità, gli alleati e gli avversari; è ora di portare il confronto culturale e i conflitti sociali sul terreno della lotta politica aperta e della sfida creativa all'esercizio di forme sempre più avanzate e sostanziali di democrazia. 

Nel terzo millennio i mutamenti tecnologici, climatici, demografici intervenuti rendono necessarie risposte nuove e partecipate. Nessuno può più accettare passivamente il dominio assoluto e incontrastato di monarchi, dittatori, uomini soli al comando, presidenti "a vita". Hanno perso forza e credibilità regimi e società con sistemi chiusi che preservano ricchezza e privilegi per pochi e condannano a povertà e sottomissione tantissime persone. 

Oggi la sfida al riarmo è interesse esclusivo di un pugno di grandi proprietari di gruppi multinazionali e del potere politico - militare ad essi legati, ad Occidente come ad Oriente. E l'illusione che possedendo eserciti ed armi di ultima generazione "si vive meglio" esce confermata tanto dalla strage di ebrei del 7 novembre 2023 e dal fallimento della controffensiva di Zelensky nei territori del Donbas, quanto dalle continue esperienze di stragi di innocenti nei paesi in cui vige il "libero" commercio e acquisto di pistole o fucili. Un "modello" da non seguire come ci ricordano le troppe vittime accidentali per i festeggiamenti di Capodanno al Sud come nel Nord Italia, per mano di incauti dilettanti o di onorevoli deputati. 

Le persone, i popoli sono in realtà interessati ad un progressivo disarmo; a politiche di governo che soddisfino beni primari essenziali, che innalzino il benessere e la sicurezza delle persone e delle comunità, che assicurino diritti e doveri universali e che garantiscano nel presente e per il futuro gli ecosistemi che generano biodiversità e vita.

Questa è la prima grande sfida per tutti noi. 

Partiti, Ministri ed Amministratori, organizzazioni sindacali ed imprenditoriali non possono e debbono eluderla. Vanno cambiati i Bilanci e i piani di investimento poliennali; va avviata subito la conversione pacifica ed eco-compatibile delle industrie nazionali e multinazionali che producono armi

Entro la primavera saremo chiamati al voto per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo. Un passaggio importante, una occasione per un confronto politico esplicito e di prospettiva. 

Dovremo sapere come si muovono le diverse forze politiche in campo. Innanzitutto chi intende confermare e chi vuole cambiare la direzione di marcia intrapresa di recente dell'Unione Europea: quando ha stabilito che i singoli Paesi, i Bilanci e i Programmi debbano avere debiti massimi "contenuti" e derogabili solo in caso di necessità di incremento delle spese militari. Una scelta miope. Perché rinuncia, ancora una volta, a costruire: una visione sociale di medio lungo termine; una Politica comune dell'UE; un processo di progressiva integrazione delle Forze Armate dei singoli Stati nella prospettiva di un solo Esercito capace di superare storiche logiche nazionalistiche e di risparmiare risorse e costi ... Tutti passaggi utili e necessari per contribuire a maturare un nuovo ordine mondiale multilaterale fondato su maggiore conoscenza, dialogo, comprensione, cooperazione per risolvere le grandi contraddizioni che continuano a generare disuguaglianze, povertà, migrazioni, conflitti.

Le guerre aperte nel 2024 non vanno dunque alimentate con nuove armi e risorse finanziarie a sostegno di singoli combattenti e cause propagandate, con mercenari e "contractor" relativamente ben pagati ... Al contrario, sono urgenti missioni di pace e di interposizione tra le parti, concordate in sedi riconosciute e/o riconoscibili a livello internazionale (come l'ONU) e, volenti o nolenti, dai contendenti. 

Purtroppo piuttosto che affrontare un confronto franco e di prospettiva su queste alternative di fondo, necessarie e ragionevoli una comunicazione orchestrata di editori, imprenditori e politici auto-referenti mette regolarmente in campo altre "armi" quelle "di distrazione di massa". Cioè utili solo alle lobby economico - finanziarie dominanti, alle forze politiche di governo come a quelle di opposizione senza strategia e pratica alternativa, alle destre conservatrici e nazionaliste come ai partiti popolari e socialisti per accapigliarsi e dividersi su vicende minori e/o prive di contenuti forti, sostanziali, capaci di determinare svolte significative e verificabili. 

Così, dopo diversi giorni di attesa le tre ore di conferenza stampa di Giorgia Meloni e le 47 domande dei giornalisti vengono riprese e commentate per il "braccio di ferro" sulle dimissioni o meno di tal Emanuele Pozzolo, deputato di Fratelli d'Italia di Vercelli, ovvero sulla opportunità o meno di comunicazioni in Parlamento del Vice Presidente Matteo Salvini in seguito alle nuove indagini giudiziarie nei confronti di Denis e Tommaso Verdini, padre e fratello di Francesca ... 

Del resto dicembre 2023 è stato a lungo caratterizzato dalle polemiche incrociate per l'accordo sottoscritto tra il Governo italiano delle Destre e il Governo albanese del socialista Edi Rama su due "hotspot per migranti". E, ancora, sulla opportunità o meno di esponenti democratici e della opposizione di presenziare ed essere ospitati alla festa romana di Atreju. 

Sicuramente queste "armi" non hanno gli effetti devastanti e mortali di quelle usate a Gaza e in Cisgiordania, in Ucraina, Siria, Myanmar, Sudan, Congo ... tuttavia costituiscono un pesante ostacolo sulla via del riconoscimento delle priorità, della partecipazione attiva e della risoluzione dei conflitti aperti.


Fotocronaca della Marcia della Pace e della Accoglienza del primo gennaio 2024 e degli articoli di stampa ...

Bologna, Piazza del Nettuno, tre storici attivisti: Alessandro Bergonzoni, Alberto Zucchero ed Angela Querzé ... (1 gennaio 2024, foto di Bruno Stefani)


Luisa Morgantini, fondatrice di Assopace Palestina ed altri attivisti con la bandiera "Vita, Terra, Libertà" ... (foto di Bruno Stefani)


Angela Querzè presiede la manifestazione a cui partecipano il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della CEI, il Sindaco di Bologna Matteo Lepore, Yassine Lafram, Presidente delle Comunità islamiche italiane, Ines Miriam Marach della comunità ebraica di Bologna ... (foto di Bruno Stefani)






Sotto il Nettuno a sostegno del "cessate il fuoco" immediato sventolano bandiere della Pace e della Palestina ... 


Davanti il Sacrario dei Caduti della lotta di Liberazione antifascista attivisti e striscioni di Amnesty International e delle Donne in Nero ...
 

Copricapo multietnici e bandiere di Legambiente durante l'intervento di Monsignor Matteo Zuppi ...


Dopo un minuto di silenzio e di raccoglimento e la nomina di Alessandro Bergonzoni come "ambasciatore della Città per la Pace e la non violenza" ... prende il via la Marcia verso piazza Lucio Dalla ...


Il corteo lungo via dell'Indipendenza ...


Dall'alto della Montagnola: passa l'Associazione Percorsi di Pace ...


Attraverso la Bolognina ...








Sotto la tettoia in piazza Lucio Dalla l'intervento di Carlo Cefaloni, Premio Colombe d'oro per la pace 2023 ... (foto di Bruno Stefani)


L'intervento di Susanna Camusso insiste su "cessate il fuoco" e "disarmo" ... (foto di Bruno Stefani)


Luisa Morgantini, già VicePresidente del Parlamento Europeo, denuncia il "genocidio del popolo palestinese" e chiede una "missione di pace e di interposizione" ... (foto di Bruno Stefani) 


Un abbraccio e un impegno comune a continuare la mobilitazione ... (foto di Bruno Stefani)
 








Sulla pagina del Carlino le parole di Zuppi e Lepore. Il Cardinale: "la comunità internazionale deve ritrovare con forza le vie diplomatiche per risolvere il conflitto" ... Matteo Lepore "cita Mattarella e parla di solidarietà: Serve accoglienza. E sulla casa ci confronteremo con i nostri imprenditori" ... (2 gennaio 2024)


La pagina del Corriere: "un migliaio di persone in corteo" ... e poi sintetizza "che ancora ci sia la guerra come modo per risolvere i conflitti è inaccettabile. Va abolita. E si abolisce soltanto facendo portici" ... (2 gennaio 2024)


Per la Repubblica Bologna "migliaia sfilano per la pace". Poi "Prodi: ma è ancora lontana" e "l'appello" di Bergonzoni "mi auguro più diserzione e meno armi" ... (2 gennaio 2024)  


4 commenti:

  1. Se i miliardi spesi in armi ed eserciti fossero investiti in alimenti e sviluppo non avremmo un mondo più sicuro?
    s.

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    1. gtugnoli16@libero.it6 gennaio 2024 alle ore 10:17

      Penso proprio di si. Poi è necessario approfondire. Sappiamo che alimenti e sviluppo non sono equamente distribuiti. Convivono sprechi e carenze, ingiustizie e contraddizioni insopportabili. Torna l'esigenza di perseguire ed articolare un progetto globale di conversione ecologica e di nuovo ordine mondiale multipolare ...
      Gianni

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  2. Perché non poni il nodo della uscita dell'Italia dalla NATO?
    WM

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  3. Mi piace la volontà di interrompere la produzione di armi in italia e nel mondo. Rilevo solo che dalla lobby dei produttori non si sono ancora differenziati i sindacati dei lavoratori.....
    Apprezzo la scelta del conflitto politico non violento tra interessi in contrasto. Mi pare però che prevalga sempre più la tendenza opposta e cioè quella di contrapporsi a nemici mortali che vengono presentati "senza ragione" e che propongono "solo propaganda". E questo succede tra israeliani e palestinesi, tra russi e ucraini. Allora chiedo: società veramente libere e democratiche come vogliamo siano le nostre possono temere di riconoscere la bandiera degli atleti russi o bielorussi che fanno sport e film tipo "Il testimone" al punto di impedirne la proiezione?
    Raffa

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