mercoledì 19 aprile 2023

No Passante Trek: memoria, visione ed azione

Con Amanda e Wu Ming 2 in cammino lungo l'Asse A14 - Tangenziale di Bologna ...










Un pomeriggio per conoscere e riflettere, per discutere e provare a ricostruire. A piedi, nella natura, senza perdere mai di vista quella infrastruttura simbolo delle tante contraddizioni del nostro tempo. Che politici ed Amministratori, pigri e senza progetto, vorrebbero potenziare fino a 18 corsie, contro ogni logica di conversione ecologica e di prevenzione. Sacrificando, da oggi e per i decenni a venire, un patrimonio storico e culturale che è un bene comune della Città, della Regione e del Paese.

A promuovere il No Passante Trek, seconda parte, è stato Amanda, un Collettivo di cittadini sorto in risposta ai primi abbattimenti degli alberi ad opera di Autostrade. A guidare il folto gruppo di partecipanti l'attivista e scrittore Giovanni Cattabriga, in arte Wu Ming 2. Ritrovo, nel primo pomeriggio di una domenica primaverile, alle Caserme Rosse, su via di Corticella, dove si era felicemente conclusa la parte prima del No Passante Trek (lo scorso 4 settembre, vedi qui). 

Attraversato il sottopasso verso Croce Coperta, la prima tappa è stata nell'area verde tra Tangenziale e via Corazza: una occasione per informazioni generali sul consumo di suolo che comporta il Passante, sulle opere di adduzione stradale che ad esso sono legate, sulle conseguenze strutturali, ambientali e di salute che la stessa documentazione di Autostrade prevede. Tra l'altro in aperta antitesi con indicazioni contenute in altri documenti e pianificazioni delle Assemblee elettive e delle Amministrazioni. 

Ripreso il cammino verso via dell'Arcoveggio la seconda tappa è al Giardino Virginia Wolf, già Fascia Boscata Chico Mendes, da alcuni mesi inaccessibile ai cittadini. Recintato, come molti altri terreni, su cui il Ministero di Matteo Salvini, in accordo con le Amministrazioni locali, ha autorizzato il Lotto 0 dei futuri cantieri, ancora in assenza del Progetto Esecutivo: sotto la testimonianza e la critica dell'Assessore che dal 1988 al 1990, Sindaco Renzo Imbeni e maggioranze Lista Due Torri (PCI e indipendenti) con e poi senza PSI, ha avuto la delega all'Ambiente. 

Poi, lungo il Canale Navile, le vie del Sostegno, Cristoforo Colombo, Paolo Fortunati, Gastone Piccinini, Selva di Pescarola si è raggiunto il fondo Bertalia ed altre aree verdi, agricole ed alberate che fiancheggiano la Tangenziale, verso il fiume Reno e l'Aeroporto Marconi. Diversi casolari, villette ed una torre recentemente ristrutturati. Quindi un'area attrezzata per cittadini nomadi. Contesti ideali per la sosta e ulteriori interessanti tappe per approfondimenti e spunti. Tra questi quelli di due attivisti di Boschilia, su argomenti di vita quotidiana, di natura e biodiversità, produzione e consumo. Tesi alternative e distanti anni luce dal teatrino della politica e delle notizie rappresentato da media pubblici e privati. 

Oltre Via Zanardi, l'ultima tappa del Trek, in un tratto di Fascia Boscata ferita in queste settimane dagli abbattimenti di alberi. Qui la lettura di Giovanni Cattabriga di un racconto di Italo Calvino, Il bosco sull'autostrada pubblicato su l'Unità nel 1963 con il titolo "Marcovaldo ovvero le stagioni della città".  

Poco distante l'arrivo in via Agucchi 126 dove, venerdì scorso, ragazze e giovani hanno occupato uno spazio abbandonato tra linea la linea ferrovia di cintura e l'Asse A14-Tangenziale.


Fotocronaca del No Passante Trek, domenica 16 aprile 

All'entrata delle Caserme Rosse, Claudia del Collettivo Amanda e Wu Ming introducono alla giornata ...


Giovanni riassume percorso e argomenti della parte prima ...


Si parte, con disciplina e ordine ...


Nel buio del tunnel ...


... si esce. Su via di Corticella


Con nuove forze ...


Nell'area verde tra Tangenziale e via Canova ...


Informazioni utili ... che le Istituzioni preposte non danno.


A proposito del Passante di Mezzo e delle molte altre strade ed autostrade della Città Metropolitana e della Regione ...






I Giardini Anna Maria Manzolini che si aprono oltre via Giuseppe Giusti ...








Un campetto da pallavolo che non resisterebbe ai cantieri del Passante ...


Nell'area verde tra Tangenziale e via Paolo Frisi ...


Oltre il sottopasso, seconda tappa ...


La targa del Giardino Virginia Wolf, già Fascia Boscata Chico Mendes, sindacalista ed ecologista assassinato da proprietari terrieri in Amazzonia ... 









Brevi cenni di storia e attualità dei conflitti per la conversione ecologica e la giustizia sociale (intervento dell'Assessore all'Ambiente del Comune di Bologna negli anni 1988-'90 al No Passante Trek)  


Il Giardino Virginia Wolf (davanti al quale ci troviamo) è stato frutto di uno sconcertante revisionismo storico.

Non so dire quanto voluto o maldestro. 

Sta di fatto che per decenni quest’area si è chiamata Fascia Boscata Chico Mendes, in ricordo del sindacalista, politico ed ecologista brasiliano, assassinato da proprietari terrieri nel dicembre del 1988. Non a caso. 

Fu il primo intervento. Frutto di lotta politica e di una sintesi fatta dalla Amministrazione di Renzo Imeni, Sindaco di Bologna dal 1983 al 1993, comunista, e dal Consiglio Comunale nel 1989.

Questo terreno - tra via Arcoveggio e il canale Navile - ancora negli anni ’80 era vergine e di proprietà pubblicaFiancheggiava l’asse autostradale A14 - Tangenziale costruita negli anni ’60 (allora a 10 corsie). 

All’interno del confronto e della elaborazione del nuovo PRG in quei difficili anni - con maggioranze locali instabili (erano gli anni del PSI di Craxi e della DC di Andreotti e Forlani) - si decisero due scelte strategiche: 1) di puntare su un potenziamento del trasporto pubblico (nel merito, allora si proponeva una "metropolitana leggera”, sicuramente discutibile); 2) di realizzare una Fascia Boscata di 211 ettari (320 volte la superficie di Piazza Maggiore) tra Casalecchio e San Lazzaro a fianco del grande asse viario. Non parole al vento. O “greenwashing”, come si dice ora. Ma precisi vincoli urbanistici e interventi concreti. 

Progettazione e fatti. Come questi 2,6 ettari: prima massiccia piantumazione di alberi e arbusti in Città. Piante autoctone. Adatte al territorio, in funzione antinquinamento (atmosferico ed acustico). Per la vita delle persone nelle periferie, per Bologna e per l’Italia. Non a caso l’evento raccolse l’adesione convinta di operai e lavoratrici, di intellettuali ed artisti in un Palazzo dei Congressi strapieno, con Roberto Roversi, Lucio Dalla, Luca Carboni e docenti dell’Università di diverse discipline. Conduttore Patrizio Roversi.

Una scelta di campo. Prima la salute, il ripristino di ecosistemi naturali, messi in discussione da alcuni decenni di crescita spinta, anche in Emilia Romagna. Che avevano portato, allora, a respingere le visioni produttivistiche di “Grande Bologna” (che, oggi, tristemente ritornano, nelle parole di diversi Amministratori locali). 

No, in quegli anni, a Società Autostrade ed alle sue pretese (già pervasive!) fu posto un alt. Nessun allargamento, nessuna ulteriore corsia. 

Attenzione. Questo risultato, non scontato, fu possibile per l’incontro proficuo tra la cultura democratica prodotta dalla lotta di liberazione antifascista e la cultura ecologista che stava emergendo.

Noi, quella Amministrazione comunista di Renzo Imbeni (dopo un “ampio e articolato dibattito” come si diceva allora) non rispondemmo ai cittadini che reagivano a scelte non condivise (dalle Mamme Verdi della Bolognina, al Comitato di San Donnino contro lo smog determinato dalla Tangenziale) con un "muro di gomma”, come fanno oggi le Giunte di Bonaccini e Lepore

Aprimmo un dialogo. Cambiammo quelle che capimmo erano scelte sbagliate (il deposito bus proposto da ATC alla Zucca - oggi Parco e Memoria di Ustica - venne decentrato in fondo a via Ferrarese) o scelte necessarie (il sistema di rilevamento degli inquinanti SARA fu predisposto anche per la Tangenziale). Del resto quelli erano gli anni in cui a sinistra si eleggevano in Parlamento personalità del valore di Laura Conti, Antonio Cederna, Giorgio Nebbia … e loro erano per tanti di noi, insieme ad altri docenti liberi e critici, maestri, referenti, interlocutori preziosissimi ... Insieme al popolo delle periferie che “andava sempre ascoltato” e che nel 1984 aveva partecipato al referendum per liberare il centro storico dalle auto private.

La nostra cultura intrecciava marxismo e ambientalismo in una critica radicale e modernissima al sistema capitalista. 

Naturalmente una ricerca ed una elaborazione affascinante quanto incompiuta … Soprattutto nella sfida per il Governo delle Istituzioni e della società. Una sfida incompiuta e, almeno in questi decenni, sconfitta. Ma preservata nel tempo, da conoscere e trasmettere.

Gli anni ’90 hanno accresciuto le contraddizioni, mutato il contesto internazionale ed anche le classi dirigenti, i partiti, i sindacati, le associazioni (sicuramente a sinistra).

Dal confronto pubblico sulle “strategie" si è passati alle tattiche. Dalla Politica di medio lungo periodo ("Il futuro di noi tutti" scrivevano leader democratici e socialisti dell’epoca, come Giorgio Ruffolo) alla politica politicante (per le alleanze utili a vincere le elezioni). Con il risultato di convogliare ogni scelta entro un "pensiero unico", subalterno ad interessi costituiti, del più forte e, spesso, di spregiudicati affaristi.

Così, chi - negli anni ’90 - si è trovato a mobilitare soggetti per incalzare e procedere nella realizzazione della Fascia Boscata - come Legambiente Bologna - ha trovato Assessori (anche amici e Verdi) di questo Comune che alla domanda “chi l’ha vista, la Fascia Boscata?" rispondevano candidamente: “se ci mettessimo le poche risorse annuali disponibili, impiegheremo 30 anni a realizzarla”. Disarmante? No. Fu, amaramente, scontro politico. Per molti disaffezione dall'impegno politico e civile. 

Oggi, che sono passati 30 anni, stando a quelle parole, avremmo quella Fascia Boscata completata, nei suoi 211 ettari. E considerando le sole risorse pubbliche.

Certo, forse sorgerebbero nuovi interrogativi: avremmo una Città migliore per la vita di delle persone e per la biodiversità nel territorio? Oppure dovremmo rammaricarci di fronte alla necessità di abbattere molti più alberi di quelli che stanno tagliando per fare spazio ai lavori “propedeutici" alle 18 corsie del Passante?

Per noi risposta scontata. 

Non siamo mai stati tra quelli che pensano serenamente di asfaltare e cementificare terreni vergini e che - contemporaneamente - propongono vegetazione sulla facciata e sui tetti di San Petronio in Piazza Maggiore, come fanno osannate archistar a contratto.

Siamo tra quelli che continuano a pensare - come il medico carpigano Bernardino Ramazzini - che "prevenire è meglio che curare”! E che un altro modo di governare è non solo possibile, ma è necessario e urgente.

Dunque continuiamo a batterci per Boschi urbani orizzontaliper ferrovie e trasporti pubblici potenziati ed accessibili a basso costo, per tutti, anziché per opere “antistoriche” come le "18 corsie” riservate a mezzi privati a motore, con inevitabili scarichi di smog e decibel ed alti consumi energetici. Vogliamo investimenti per la conversione ecologica delle produzioni, per la sicurezza sul lavoro e per lavori con finalità sociali orientati alla eco-compatibilità, discussi e condivisi democraticamente.

Noi siamo fermamente convinti che fermarsi nella realizzazione del Passante di Bologna è ancora possibile e necessario! 

Prima di realizzare opere sbagliate che pregiudicheranno la vita delle generazioni future e della biodiversità.

Per questo dobbiamo “convergere” in modo ancora più ampio: con tante persone e associazioni ancora ai margini di questa contesa, dalle ragazze ai giovani che pagherebbero costi alti per tutta la loro vita, ai tanti volontari che in questi decenni hanno “gestito il verde” pubblico che oggi è chiuso a loro e all’intera cittadinanza con il Lotto 0 e i cantieri di lavoro annunciati. 

Dotandoci anche di Simboli unificanti di soggetti diversi e di Archivi storici (che raccolgano conoscenze e materiali). Per non sentire ripetere falsi clamorosi come quelli di Amministratori che parlano di impegni storici pluridecennali a proposito del Passante di Mezzo (una falsità per coprire la loro inadeguatezza) e non vedono le vere inadempienze di impegni Istituzionali del passato (come il Servizio Metropolitano Ferroviario oltreché la Fascia Boscata di 211 ettari).

"Convergere e insorgere”, dunque, per ripristinare “verità” dimenticate e giustizia sociale ed ecologica. 

Capaci, tutti insieme, di rilanciare davvero Bologna nella lotta ai cambiamenti climatici e ai moderni Diritti e Doveri universali.


Il pieghevole in carta riciclata edito dal Comune di Bologna nel 1989 sulla prima realizzazione di Fascia Boscata di Pianura prevista dal PRG'85 "intitolata a Chico Mendes"


Ancora il pieghevole: immagini, impegni e protagonisti ... 



L'invito del Comune alla inaugurazione del 4 dicembre 1989: con Roberto Roversi, Lucio Dalla, illustri professori di UNIBO, Eugenio Riccomini, Giuseppe Gavioli e Renzo Imbeni ... anche Sarah Feldman e Antonio Claudio Pinto da Fonseca, architetti del Comune di San Paolo del Brasile


Il Trek riprende verso il Canale Navile ...


Da una sponda all'altra ...


Una lunga fila ...


Mamme e bambini ...


Verso via Cristoforo Colombo ...


In lontananza svetta San Luca ...


Lungo la ciclopedonale in via Paolo Fortunati ...


Il grande rudere su Marco Polo, inutilizzato da decenni ...
 

Tappa nel bosco di Bertalia ...


Andrea e Matteo di Boschilia ...


L'attenzione dei partecipanti ...


Luce sull'Asse A14-Tangenziale e ombra su persone e animali ...


Nel contesto verde attuale, lo spazio per un pollaio ...


Una attivista dell'Assemblea No Passante imbuca volantini ...


... e riprende il Trek


Passata via Francesco Zanardi, nel Lotto 0 - B2 i sub-appaltatori di Autostrade hanno raso al suolo una ricca vegetazione di alberi e arbusti ...


Il lato del Bosco ancora integro ...

Wu Ming 2 si appresta a leggere "Il bosco sulla autostrada". Italo Calvino unisce fiaba e ironia per affrontare problematiche attuali negli anni '60 e ancora oggi: la vita caotica delle città, l'urbanizzazione senza razionalità,l'industrializzazione senza limiti, la povertà e la difficoltà dei rapporti umani ...


















Il bosco sull’autostrada di Italo Calvino (Marcovaldo, Einaudi)

Il freddo ha mille forme e mille modi di muoversi nel mondo: sul mare corre come una mandria di cavalli, sulle campagne si getta come uno sciame di locuste, nelle città come lama di coltello taglia le vie e infila le fessure delle case non riscaldate. A casa di Marcovaldo quella sera erano finiti gli ultimi stecchi, e la famiglia, tutta incappottata, guardava nella stufa impallidire le braci, e dalle loro bocche le nuvolette salire a ogni respiro. Non dicevano più niente; le nuvolette parlavano per loro: la moglie le cacciava lunghe lunghe come sospiri, i figlioli le soffiavano assorti come bolle di sapone, e Marcovaldo le sbuffava verso l’alto a scatti come lampi di genio che subito svaniscono. Alla fine Marcovaldo si decise: «Vado per legna; chissà che non ne trovi». Si cacciò quattro o cinque giornali tra la giacca e la camicia a fare da corazza contro i colpi d’aria, si nascose sotto il cappotto una lunga sega dentata, e così uscì nella notte, seguito dai lunghi sguardi speranzosi dei familiari, mandando fruscii cartacei ad ogni passo e con la sega che ogni tanto gli spuntava dal bavero. Andare per legna in città: una parola! Marcovaldo si diresse subito verso un pezzetto di giardino pubblico che c’era tra due vie. Tutto era deserto. Marcovaldo studiava le nude piante a una a una, pensando alla famiglia che lo aspettava battendo i denti... Il piccolo Michelino, battendo i denti, leggeva un libro di fiabe, preso in prestito alla bibliotechina della scuola. Il libro parlava d’un bambino figlio di un taglialegna, che usciva con l’accetta, per far legna nel bosco. «Ecco dove bisogna andare,» disse Michelino, «nel bosco! Lì sì che c’è la legna!» Nato e cresciuto in città, non aveva mai visto un bosco neanche di lontano. Detto fatto, combinò coi fratelli: uno prese un’accetta, uno un gancio, uno una corda, salutarono la mamma e andarono in cerca di un bosco. Camminavano per la città illuminata dai lampioni, e non vedevano che case: di boschi, neanche l’ombra. Incontravano qualche raro passante, ma non osavano chiedergli dov’era un bosco. Così giunsero dove finivano le case della città e la strada diventava un’autostrada. Ai lati dell’autostrada, i bambini videro il bosco: una folta vegetazione di strani alberi copriva la vista della pianura. Avevano i tronchi fini fini, diritti o obliqui; e chiome piatte ed estese, dalle più strane forme e dai più strani colori, quando un’auto passando le illuminava coi fanali. Rami a forma di dentifricio, di faccia, di formaggio, di mano, di rasoio, di bottiglia, di mucca, di pneumatico, costellate da un fogliame di lettere dell’alfabeto. «Evviva!» disse Michelino, «questo è il bosco!» E i fratelli guardavano incantati la luna spuntare tra quelle strane ombre: «Com’è bello...» Michelino li richiamò subito allo scopo per cui erano venuti lì: la legna. Così abbatterono un alberello a forma di fiore di primula gialla, lo fecero in pezzi e lo portarono a casa. 5 10 15 20 25 30 35 52 CLASSE TERZA PROVA 1 Marcovaldo tornava col suo magro carico di rami umidi, e trovò la stufa accesa. «Dove l’avete preso?» esclamò indicando i resti del cartello pubblicitario che, essendo di legno compensato, era bruciato molto in fretta. «Nel bosco!» fecero i bambini. «E che bosco?» «Quello dell’autostrada. Ce n’è pieno!» Visto che era così semplice, e che c’era di nuovo bisogno di legna, tanto valeva seguire l’esempio dei bambini. Marcovaldo tornò a uscire con la sua sega, e andò sull’autostrada. L’agente Astolfo della polizia stradale era un po’ corto di vista, e la notte, correndo in moto per il suo servizio, avrebbe avuto bisogno degli occhiali; ma non lo diceva, per paura d’averne un danno nella sua carriera. Quella sera viene denunciato il fatto che sull’autostrada un branco di monelli stava buttando giù i cartelloni pubblicitari. L’agente Astolfo parte d’ispezione. Ai lati della strada la selva di strane figure ammonitrici e gesticolanti accompagna Astolfo, che le scruta a una a una, strabuzzando gli occhi miopi. Ecco che, al lume del fanale della moto, sorprende un monellaccio arrampicato su un cartello. Astolfo frena: «Ehi! Che fai lì, tu? Salta giù subito!» Quello non si muove e gli fa la lingua. Astolfo si avvicina e vede che è la réclame d’un formaggino, con un bamboccione che si lecca le labbra. «Già, già!» fa Astolfo, e riparte a gran carriera. Dopo un po’, nell’ombra di un gran cartellone, illumina una triste faccia spaventata. «Alto là! Non cercate di scappare!» Ma nessuno scappa: è un viso umano dolorante in mezzo a un piede tutto calli: la réclame di un callifugo1. «Oh, scusi» dice Astolfo, e corre via. Il cartellone di una compressa contro l’emicrania era una gigantesca testa d’uomo, con le mani sugli occhi dal dolore. Astolfo passa, e il fanale illumina Marcovaldo arrampicato in cima, che con la sua sega cerca di tagliarsene una fetta. Abbagliato dalla luce, Marcovaldo si fa piccolo piccolo e resta lì immobile, aggrappato a un orecchio del testone, con la sega che è già arrivata a mezza fronte. Astolfo studia bene, dice: «Ah, sì: compresse Stappa! Un cartellone efficace! Ben trovato! Quell’omino lassù con quella sega significa l’emicrania che taglia in due la testa! L’ho subito capito!» E se ne riparte soddisfatto. Tutto è silenzio e gelo. Marcovaldo dà un sospiro di sollievo, si riassesta sullo scomodo trespolo e riprende il suo lavoro. Nel cielo illuminato dalla luna si propaga lo smorzato gracchiare della sega contro il legno.


La camminata riprende verso via Agucchi ...


Nei prati e nel bosco ancora presenti è relax ... Sullo sfondo la rete del Lotto 0 del Passante.
 

Sulla testa, il rombo di un aereo in decollo dal vicino Aeroporto Marconi ...


Ragazze e giovani con cani e ... frisbee: ancora per quanto tempo?














Incombono i lavori del Passante?!?!


Al civico 126 occupato un grande striscione "No Gassante" e l'apertura di un "Muro" contro il Passante ...


All'interno, in controluce, è festa ... con i mercati contadini di Genuino Clandestino



Tramonto sui tetti ...


Un Muro con una grande scritta: "No Passante" e, in francese, "siamo i Sollevamenti della Terra"


La mobilitazione continua ...














6 commenti:

  1. Perché Stalin si e Chico Mendes no? Questi amministratori non li capisco.
    WM

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    1. A me non interessano tanto le intitolazione quanto la realtà fattuale. Tagliare centinaia e centinaia di alberi che estate prepara? E quali conseguenze avrà sull'ambiente? Sull'aria?? Sullo smog???
      E compensare non è sostituire vecchi alberi con nuovi. Quasi avessimo a che fare con macchine.
      No. La natura ha evoluzioni più complesse e tempi suoi.
      Quindi concordo con chi dice che ridurre gli spazi naturali per più asfalto e cemento è un grave errore. E ciò che sta succedendo da mesi non indica progresso ma regresso.
      E allora FERMATEVI.
      Lo dico agli amministratori, alla maggioranza e al PD di Schlein.
      Robby

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    2. gtugnoli16@libero.it21 aprile 2023 alle ore 10:05

      Solo qualche ulteriore considerazione, ringraziando WM e Robby per l'opportunità di confrontare argomenti.
      1. Il potenziamento di autostrade, i distributori di carburanti fossili in via di costruzione, i nuovi palazzi su terreni vergini comportano pesanti abbattimenti di alberi, disboscamento e impermeabilizzazione di suolo. Tra l'altro, nel caso del Passante di Bologna, ben oltre le stesse aree su cui insisterà l'infrastruttura a 16-18 corsie. Perché "l'impatto" considerato da ASPI e C(ostruttori) vari è essenzialmente quello arrecato ai (cittadini) automobilisti. Così il Lotto 0 ancora in assenza del Progetto Esecutivo "fermo al Ministero" spiana non solo i 7 - 10 metri (per lato) delle corsie promesse, ma ben 20 - 30 - 50 metri; quelli "necessari ai cantieri di lavoro".
      Un danno irreparabile alla natura. Che non si compensa affatto con nuove piantumazioni ed eventuali "desigillazioni" (dove? quando?) di terreni cementificati. Questi infatti produrranno effetti positivi per l'ambiente tra decine e decine di anni. Non certo nei prossimi 10, 20, 30 anni. Altro che Bologna Carbon Neutral o avvio della "transizione ecologica".
      Domanda: erano questi i patti tra le Istituzioni? L'Amministrazione Lepore - Clancy che dice? Non è, questa, una ragione nuova e valida per "FERMARE" un percorso verso il peggio?
      2. Le 15 - 20 aree di verde urbano pubblico del Lotto 0, recintate da ASPI e interdette ai cittadini, alle condizioni date, quando si prevede tornino libere? E come risulteranno modificate? Nessuno lo ha ancora detto ai cittadini e forse anche agli eletti dei Consigli di Quartiere e Comunali. Sindaco e Assessori cosa sanno?
      Sono evidenti le conseguenze immediate e di prospettiva sulla qualità della vita di tante persone e comunità. Chi da tempo prurisce quotidianamente di quei parchi direttamente o indirettamente ne soffrirà.
      Dunque, un ulteriore interrogativo: se questo è il contesto, il revisionismo relativo alla Fascia Boscata Chico Mendes va oltre la "toponomastica" e attiene alla sostanza. Dal Progetto Esecutivo sotto la lente di ingrandimento del Ministro Matteo Salvini quell'area di Bosco Urbano realizzata 34 anni fa come è previsto uscirà dall'attuale recinto? Sarà derubricata a Giardino, come tante altre aree?
      Insomma il cambio in Virginia Wolf è una annunciata rinuncia del Comune di Bologna ad un "simbolo" e ad una "sostanza"? Che ci dicono Sindaco e ViceSindaca al riguardo? Non è che si sono messi avanti con i compiti? Senza informare adeguatamente di una prospettiva "inconfessabile"? Serve chiarezza.
      3. Rivendicare la "Fascia Boscata Chico Mendes" e chiedere la sua salvaguardia nella "sostanza" e nel "simbolo" è un punto fermo per una parte significativa della Città. Come quello di ricordare, non solo oggi 21 aprile, la Liberazione e i suoi tanti protagonisti antifascisti: locali e no, come quelli russi, ucraini e di altre etnie che combatterono a Stalingrado. Il revisionismo lasciamolo ad altri.
      Gianni

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  2. A me sembra che le titolazioni siano importanti. Tra l'altro Virgina Woolf per molte donne rappresenta il femminismo, ma non ci può essere vero femminismo senza ambientalismo - secondo me - perché donna e vita vanno insieme. Questa specie di contrapposizione - Woolf vs. Mendes - dove una sostituisce l'altro non è stata una bella cosa, a mio parere. E comunque è finita che anche la dedica alla scrittrice ha fatto una brutta fine, dato che quel giardino è stato distrutto. Insomma, simbolicamente mi pare tutto molto negativo e brutto. Nei fatti, una rappresentazione veritiera e corretta di questa giunta e delle precedenti. Daniela Valdiserra

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    1. Daniela, la Fascia Boscata Chico Mendes, almeno fino a ieri, è stata solo recintata e interdetta ai cittadini. Non ancora "distrutta". In futuro non so.
      Anche nella seduta della Commissione Comunale che ieri a Palazzo d'Accursio ha discusso degli abbattimenti e del verde urbano compromesso dai Lotti 0 non si è capito chiaramente da ASPI ed Amministratori che succederà in futuro.
      Perciò credo giusto mobilitarsi come Assemblea No Passante e oltre, come cittadini, associazioni ecologiste, sindacati, partiti per chiedere uno STOP al procedere dei lavori e del Progetto di Passante.
      Bologna deve sapere, conoscere. Non può tollerare che si trascini all'infinito il Patto di ferro del 2016 tra i Quattro del "prendere o prendere" (Renzi, Bonaccini, Merola e Castellucci). E ancora in assenza del Progetto Esecutivo, "fermo al Ministero", abbattere alberi e boschi non è accettabile, comprensibile, lecito.
      Dunque, se la Giunta Lepore - Clancy intende rispettare i suoi Doveri e lavorare (come ripetono) per Bologna Carbon Neutral al 2030 questo è il momento di farsi sentire e di evitare il "Muro di gomma" nei confronti di chi si batte coerentemente ed ora per la conversione ecologica ed il rispetto della Costituzione.
      Gianni

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  3. Concordo sul mobilitarsi. Non mi aspetto niente di buono da questa giunta perché, se davvero volessero lavorare per Bologna Carbon Neutral nel 2030, non avrebbero buttato giù tutti gli alberi che hanno invece abbattuto in queste ultime settimane. Anche la mancanza di chiarezza non fa pensare a nulla di buono. Perciò, anche per questo, sono convintissima che dobbiamo farci sentire e rompere "il muro di gomma" (non so come si fa a rompere un muro di gomma, ma un modo deve esserci). Il primo muro di gomma è l'informazione, lo sappiamo. Iniziative come questo tuo blog (ma anche altre) sono utili ma non sufficienti. Dovremmo trovare una strada per essere più visibili, ma io su questo fronte non sono brava e neanche utile. Spero che i tanti giovani che sono nel movimento No Passante abbiano quelle idee luminose che io non ho. Un altro "muro di gomma" è la rassegnazione nella quale tanti bolognesi sono caduti (grazie alle due giunte Merola, soprattutto) per cui, di qualunque cosa si parli, loro rispondono "tanto è tutto già deciso". Anche questo è un ostacolo da abbattere, per avere una città migliore e non solo sul tema Passante. La cosa certa è che DOBBIAMO fare qualcosa: ne va del futuro nostro e della città.

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