In questa estate caratterizzata da temperature record di giorno e di notte, da "bollini rossi" o "arancioni" che sollecitano le persone a cautelarsi per i rischi che gravano sulla loro salute, colpisce che Governo nazionale e Amministrazioni locali e regionali rinuncino a discutere e praticare misure, politiche, strategie di conversione ecologica, di giustizia sociale e di protagonismo popolare.
Scrive Luca Mercalli nel suo settimanale "SOS Clima" su il Fatto Quotidiano di domenica 9 luglio: "in Italia, caldo estremo e siccità non danno tregua delineando una situazione sempre più eccezionale ... da venerdì 31 luglio, per una settimana, a Bologna le massime giornaliere sono rimaste comprese tra 38,2°C. e 40,3°C. Nessun sollievo giunge dalle notti, "tropicali" da settimane, ovvero da temperature che non scendono sotto i 25°C. nelle zone urbane" .
E la Repubblica titola l'intervista ad Antonio Navarra, presidente del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) di lunedì 10: "Aumenta la probabilità di estati sempre più calde".
La sfida pare però non scuotere classi dominanti e partiti tradizionali di destra e di centrosinistra. Che a Roma come sotto le Due Torri si concentrano su due concreti e simbolici obiettivi di sicura rilevanza nazionale. Gli investimenti stradali ed autostradali del "nodo" di Bologna ed il proposito di costruire un nuovo Stadio in zona Fiera per concorrere ai finanziamenti per gli Europei di calcio del 2032.
Al MIT Matteo Salvini, Michele de Pascale, Matteo Lepore ed Arrigo Giada (AD di ASPI) hanno raggiunto un accordo sul "Passante Possibile" e sul potenziamento dei collegamenti viari nell'area metropolitana per un importo complessivo di spese inizialmente previsto per 2,5 miliardi.
Pochi giorni dopo, il Bologna FC e Bologna Fiere annunciano l'intento di edificare un "nuovo Stadio a tutti gli effetti (per oltre 32 mila posti) che abbia con sé alcuni elementi architettonici e strutturali che consentano di utilizzare l'impianto anche per altre attività fieristiche, teatrali ... "su una vasta area compresa tra Tangenziale, lo svincolo ed il casello Fiera della A14 e via Zambeccari, a poche centinaia di metri dal Palazzetto dello Sport (per 12 mila spettatori) in costruzione (l'Unipol Hall). Un altro "investimento sopra i 250 - 300 milioni".
L'annuncio suscita immediate reazioni. Molto rilanciate quelle favorevoli. Si perché "porta lavoro, affari, ricchezza", su tutti le associazioni di commercianti e imprenditori, poi presidenti di banche e diversi amministratori pubblici PD. Meno note e diffuse le altre. I No motivati di attivisti e comitati per l'ambiente (vedi sotto). I dubbi argomentati di professionisti, architetti e cittadini (vedi interviste). La contrarietà di minoranze verdi e di sinistra. Le perplessità e le condizioni avanzate da consiglieri comunali uscenti o aspiranti della stessa attuale maggioranza di Palazzo d'Accursio. Le critiche di Legambiente (vedi su Corriere di Bologna).
Matteo Lepore, da par suo, pare avere idee chiare e bugie pronte. "Stiamo parlando di un'area destinata all'espansione della fiera, che ha una vocazione da sempre. Non parliamo di un'area agricola, ma di un'area che sarebbe stata trasformata". Queste parole, virgolettate, sono state pubblicate e non smentite sulle pagine di Bologna del Quotidiano Nazionale - il Resto del Carlino, sotto il titolo "Lepore frena Begaj". Se le parole - specie di un Sindaco - hanno un peso, è bene chiarire. Innanzitutto quel "da sempre". Perché la documentazione disponibile del Comune di Bologna del 1989 (vedi in apertura e sotto) smentisce le affermazioni dell'attuale Primo Cittadino. Quell'area, infatti, nel Piano Regolatore Generale approvato ed adottato negli anni '80 dalle Amministrazioni guidate da Renzo Imbeni, è vincolata a "Zona per verde urbano territoriale (CVT): fascia boscata di pianura". Dunque, almeno fino agli anni '90, il Progetto di "trasformazione" era chiaramente orientato in direzione ostinata e contraria a quanto pare sostenere, con sicumera, Matteo Lepore nell'intervento a Radio Nettuno Bologna Uno. Poi ripresa dall'articolo di Nicholas Masetti.
Dunque la destinazione di quei terreni "alla Fiera e a tre nuovi padiglioni in quelle che a lungo sono state chiamate aree ex Casale" e per le quali quasi vent'anni fa l'immobiliarista Vittorio, "vicino a Giovanni Consorte, aveva immaginato un progetto faraonico da 500 milioni di euro" (tesi dell'attuale Sindaco) non rappresentavano che una piccola e parziale correzione di rotta di un evidentemente, sostanziale cambio di strategia e di scelte urbanistiche operate dalle Amministrazioni di centrosinistra in questo secolo rispetto a quelle degli anni '70 e '80 del 900! Figlie di un tempo in cui, anche tra i partiti storici della sinistra, hanno prevalso logiche neo liberiste, di consumo e spreco delle risorse naturali. Scelte che stiamo duramente pagando oggi: con i cambiamenti climatici che alternano caldo insopportabile, temporali pericolosi, alluvioni frequenti, dissesto idrogeologico. E, per singole persone, non trascurabili condizioni di angoscia, depressione e malattie varie, alcune mortali.
Per questo oggi alla politica ed al governo del territorio sono necessari maggiore memoria storica e, soprattutto, più capacità di compiere analisi critiche, più coraggio nel prospettare soluzioni innovative, lungimiranti e di prevenzione.
Da almeno 4 o 5 decenni è evidente che l'umanità non regge i ritmi di crescita produttiva ed economica imposti dai sistemi sociali dominanti. Le COP internazionali promosse dall'ONU, da Kioto a Rio de Janeiro, a Parigi, e la stessa Unione Europea (prima delle ultime revisioni di stampo conservatore) hanno indicato, più volte, percorsi e processi di transizione, obiettivi e regole da adottare a livello locale e globale. Conservare vecchi privilegi, vecchi modelli è non solo antistorico, sarebbe disastroso, distruttivo.
Con il rispetto dovuto a chi è stato protagonista di importanti lotte per l'emancipazione e la liberazione dei lavoratori e dei produttori non convince che "una visione di futuro" stia oggi nell'affermare la priorità di investire centinaia di milioni in infrastrutture per il "calcio ed altri eventi spettacolari". Ovvero più miliardi in nuove corsie e grandi opere stradali ed autostradali, con il consumo di suolo che questo comporta.
Nè appare sostenibile affermare - come fa Gianpiero Calzolari - che trattasi di zone "degradate" e dove si "abbandonano rifiuti".
Perché è proprio questo approccio che sancisce una rottura profonda e definitiva di questi uomini di potere con una parte importante del popolo di sinistra, del mondo del lavoro e delle giovani generazioni che non sono affatto convinti che "calcio ed eventi" o asfalto e cemento, come "riarmo e guerre" siano le priorità a cui destinare risorse e creatività umana.
Bologna e l'Emilia Romagna se vogliono rinnovare un ruolo di prestigio conquistato nel mondo con e dopo la lotta di Liberazione del secolo scorso debbono avviare una profonda conversione ecologica della società, delle produzioni e dei consumi. Valorizzando insieme cultura e natura. Promuovendo partecipazione e protagonismo delle persone e delle comunità. Le Istituzioni non sono mai minacciate dai cittadini ma, sempre, da gruppi di potere ristretti e chiusi che pretendono di imporre le proprie convinzioni e gli interessi economici e finanziari consolidati.
Stadio nuovo, politica vecchia di Mauro Boarelli
La decisione di costruire un nuovo stadio a Bologna, che ribalta quella di ristrutturare il Dall'Ara, conferma le linee guida perseguite dal Comune da molti anni a questa parte: esautorazione dei poteri pubblici, predominio dell'interesse privato, disinteresse per la questione ambientale.
Vediamo qualche aspetto.
1) La scelta di ribaltare la decisione precedente salta fuori all'improvviso, evidentemente frutto di trattative durate mesi e tenute segrete. Il Consiglio comunale viene completamente ignorato, per l'ennesima volta, e con esso le cittadine e i cittadini che l'hanno eletto (e che a breve verranno supplicate/i di tornare a votare perché altrimenti la democrazia soffre). A tempo debito, il Consiglio verrà chiamato a ratificare senza possibilità di scelta una decisione presa altrove, contraddicendo il voto espresso dallo stesso Consiglio nel 2021 (approvazione del programma di mandato).
2) Il costo ipotizzato per il nuovo progetto supera quello previsto per la ristrutturazione del Dall'Ara, ritenuto non sostenibile. Perché una cifra maggiore diventa sostenibile? Evidentemente il progetto prevede interventi che vanno ben oltre lo stadio (il calcio in questa vicenda sembra solo un pretesto, come a Milano) e che garantiranno il profitto dei soggetti privati coinvolti. Centri commerciali? Studentati privati? Edilizia privata? Un mix di tutto questo? Il repertorio lo conosciamo bene e non dobbiamo sorprenderci se verrà tirato fuori al momento opportuno (volete lo stadio nuovo? allora dovete accettare tutto il pacchetto).
3) Neanche una parola sul destino del vecchio stadio. Questa omissione certifica al tempo stesso il disinteresse del Comune per il patrimonio storico della città e l'improvvisazione con cui vengono assunte decisioni importantissime. Nel momento in cui si decide di abbandonare il vecchio stadio dovrebbe essere già predisposto un progetto ben definito per il suo riuso. Le prime dichiarazioni di alcuni amministratori pubblici secondo cui "ci sarà tempo per discuterne" mostrano tutta la loro inadeguatezza.
4) La questione ambientale continua a non turbare i sonni dei nostri amministratori. Ancora cemento. Ancora consumo di suolo. Ancora abbattimento di alberi. Ancora progetti che alimentano il traffico (che sarà ben superiore a quello che già grava intorno al vecchio stadio, perché per rendere remunerativo l'investimento sarà necessario aumentare le giornate di utilizzo dell'impianto e rendere costanti i flussi verso le altre attività che verranno previste nell'area; e saranno necessarie anche nuove strade di accesso).
5) Il dogma dell'"attrattività" - una parola ripetuta come un mantra, al pari di "partecipazione" - è ormai la guida dell'Amministrazione comunale, una vera e propria ideologia che non può essere messa in discussione. Nessuno riflette sulle conseguenze (il turismo non insegna nulla), nessuno ragiona sui risultati effettivamente perseguibili (FICO non ha insegnato nulla).
In questo progetto non c'è traccia di interesse pubblico. Gli interessi privati la fanno ancora una volta da padrone. Il nuovo stadio è la ciliegina sulla torta della pessima politica urbanistica bolognese.
(Bologna, 3 agosto 2026, Facebook)
Comunicato stampa congiunto di Com.Bo (Assemblea dei comitati ambientalisti bolognesi) e Resistenze Spaziali
L’annuncio dell’intesa tra BolognaFiere e Bologna FC per la costruzione del nuovo stadio è l’ennesimo schiaffo ai cittadini e al Consiglio comunale che li rappresenta. Le "Linee di mandato 2021-2026" indicavano la prosecuzione del percorso volto al restyling dello Stadio Renato Dall’Ara che "consentirà la riqualificazione dell’area antistadio e interventi migliorativi per la mobilità e il verde delle aree circostanti".
L’amministrazione comunale ha spesso ricordato gli impegni contenuti nel programma elettorale per difendere progetti controversi come il MuBa. Oggi scopriamo che gli impegni elettorali non valgono sempre. Certamente non valgono per lo stadio. Ancora una volta il Consiglio verrà chiamato a ratificare scelte prese altrove. Ancora una volta l’interesse privato trova sponde politiche “progressiste”, mentre le stesse forze “progressiste” si disinteressano di un bene comune e di un patrimonio storico come lo stadio Dall’Ara. L’insostenibilità economica e finanziaria della riqualificazione e ristrutturazione dell’esistente è diventato il mantra per giustificare nuove costruzioni.
Che si approvi il Passante di Mezzo e che si discuta di nuovo stadio durante un’estate di drammatica emergenza climatica dimostra quanto la questione ambientale continui a lasciare indifferenti i nostri amministratori. Ancora cemento. Ancora consumo di suolo. Ancora abbattimento di alberi. Ancora progetti che alimentano il traffico e aggravano l’inquinamento atmosferico e acustico.
Non è la città che vogliamo, perché senza salute e natura non c’è futuro.
Grazie per l'ampia documentazione, non nota a tanti di noi.
RispondiEliminaAlcune interviste di Lepore, Calzolari, Cucinella e Laudani sono effettivamente imperdibili.
Ovviamente la deriva viene da più lontano e riguarda non solo la storia nazionale.
La navigazione dei movimenti ecologisti e per la giustizia sociale è in mare aperto e non vedo porti sicuri.
Buon ferragosto.
M.
Il fatto è che lo stadio e gli eventi in area fiera si trascineranno un sovrappiu di congestione che già risulta insopportabile.
RispondiEliminaDel resto anche i residenti e i commercianti che manifestano soddisfazione per i propositi di trasloco da Andrea Costa lo motivano con il caos dei flussi di tifosi, no?
E cosi il polo tecnologico e quello sportivo cambieranno il volto di Stalingrado - San Donato vecchio. Con una sostituzione di residenti verso ceti più ricchi.
WM
A me ha francamente stupito la velocità con cui Sindaco ed Assessore Laudani hanno fatto propria la proposta di Calzolari e Saputo.
RispondiEliminaCredo non succeda di norma con altri concittadini.
Gli impegni elettorali?
RispondiEliminaDi certo quel che si dice di valere fare valere per il MuBa non è neppure preso in considerazione per il Dall'Ara.
Sono gli impegni programmatici a discrezione. O a autorevolezza dei proponenti e dei combattenti.
Così funziona nel mondo e a Bologna.
Daje!
Fa caldissimo!
RispondiEliminaE loro rischiano di bruciarsi, come tutti noi.
Un vero peccato.
Ma la natura reagisce. Sempre.
P.P.
E nell'area nasceranno anche nuovi alberghi scrive oggi Repubblica.
RispondiEliminaB.
Ancora tanta informazione e tanti spunti. Molto utili. Meriterebbero risposte se gli amministratori non parlassero solo con gli adulatori. Io leggo il Corriere ed oggi Laudani sposa il nuovo progetto (che ancora non c'è!) sicuro che questo risparmierà consumo di suolo rispetto al previsto stadio temporaneo che avrebbe potuto costruirsi per consentire il restyling del Dall'Ara (che probabilmente mai verrà fatto e dunque sarà confrontabile).
RispondiEliminaIncredibile racconto per un assessore che è pure filosofo e professore di UniBo.
In ogni caso il punto resta quello che poni.
Per intervenire sull'aumento del calore (e dei cambiamenti strutturali conseguenti, anche sulla vita animale e vegetale) di cui parlano tanto Mercalli che Navarra che fanno i nostri politici ed amministratori? Il presidente del consiglio dei ministri, i governatori di regione e i sindaci delle grandi città?
DG