venerdì 5 dicembre 2014

Mafia Capitale e Saviano, Cooperatore dell'anno

"Giuliano Poletti deve rispondere al Paese. Non basta dire non sapevo".
Scrive così Roberto Saviano, su la Repubblica, dopo gli arresti per l'inchiesta Mafia Capitale e, in particolare, dopo quello di Salvatore Buzzi, Presidente della Cooperativa 29 giugno, aderente a Legacoop e dirigente del Consorzio Nazionale Servizi.
E sostiene: "... non si tratta di una semplice foto, ma di un rapporto continuativo durato anni".
Questo è il punto.
E a questa questione, il Ministro del Lavoro, anche nella lettera di risposta pubblicata oggi, non risponde.
Dunque, occorre insistere.
Nessuno (almeno qui) mette in discussione il valore delle cooperative sociali o di una esperienza originale e meritoria di recupero e reinserimento al lavoro di cittadini ex detenuti, di persone svantaggiate o di migranti.
Il punto è il modo ed il contesto in cui ciò avviene.
Le questioni su cui discutere e rendere conto con ben maggiore trasparenza sono: la qualità e la responsabilità sociale dei dirigenti coinvolti, "il sistema" imperante ed il ruolo dei cooperatori.
Giuliano Poletti è stato per moltissimi anni esponente di rilievo e Presidente nazionale di Legacoop.
Non può cavarsela dicendo che "andava a tutte le cene delle cooperative che lo invitavano". Ovvio. Per ruolo istituzionale.
Né dicendo "di sentirsi tradito". Legacoop e la sua Presidenza non hanno una semplice e formale funzione di rappresentanza.
L'associazione ha anche precisi compiti di promozione, confronto, indirizzo (come conferma sulle pagine bolognesi di Repubblica, oggi, il Presidente nazionale del CNS, Ugo De Francesco) e, soprattutto, di controllo delle aziende aderenti.
Lo dimostra anche la decisione (tardiva) di Legacoop Sociale di sospendere gli arrestati e gli indagati per Mafia Capitale.
Possibile che l'intreccio di "pessime" relazioni, di malaffare e di corruzione avvenisse a "loro (di Poletti e Legacoop) insaputa"?
Nell'ultimo anno numerosi altri uomini ed Aziende Coop sono stati indagati nelle inchieste su Expo e MOSE, in quelle sul tratto toscano del TAV e sul Porto di Molfetta.
Casi diversi, probabilmente.
Sicuramente?
Certo, a Milano, a Venezia, a Firenze, in Puglia nessuno ha parlato di Mafia.
Ma di appalti condizionati, di turbative d'asta, di comitati di affari, di denari pubblici sottratti al paese, ai soci, ai lavoratori. Non è poca cosa!
Cosa è stato fatto da parte di Poletti e di Legacoop?
Si pongono da tempo (anche su questo blog) problemi di democrazia cooperativa, di conflitti di interesse e di responsabilità sociale delle imprese.
Lo "stupore" e la "sorpresa" che oggi manifestano gli alti dirigenti nazionali e locali dipendono anche dai silenzi e dalle scelte del passato, recente e prossimo.
In molte cooperative si sono consolidati troppi "padri padroni", "uomini soli al comando" che, nell'indifferenza (o, peggio, con la complicità) delle strutture di controllo di Legacoop, si sono avvalsi di manager "capitani di ventura" e hanno umiliato soci lavoratori comprensibilmente arrendevoli, indifesi e condizionati dal potere illimitato e incontrastato dei capi. Sono stati spesso modificati Statuti, regolamenti e Società, si sono costituiti Gruppi imprenditoriali sempre più complessi, cosiddette scatole cinesi, sono entrati nelle cooperative e nelle loro controllate personaggi discussi e discutibili. Negli anni.
Quando nelle cooperative si discuteva (di rado, ma a volte anche animatamente) di tutto ciò, i "nostri" dirigenti nazionali e locali dove erano?
Ancora Roberto Saviano, su la Repubblica di oggi, scrive: "... Matteo Renzi arriva tardi a commissariare il PD di Roma. Prima della Magistratura, la politica dovrebbe avere occhi, orecchie, dovrebbe ascoltare ogni sussulto, ogni sospiro. I segnali c'erano. E invece Renzi, che aveva tutti gli strumenti per sapere e per azzerare il PD romano prima di questo terremoto giudiziario, lo fa dopo". Lo stesso discorso vale per Giuliano Poletti, forse non a caso Ministro di questo Governo (forse non a
caso di "larghe intese").
Dal Ministro Giuliano Poletti, dunque, attendiamo altre parole ed atti.
Dal Presidente di Legacoop Mauro Lusetti riflessioni a più ampio raggio (di quanto, ancora oggi, ha dichiarato in Sicilia) e, soprattutto, fatti, interventi concreti e coerenze. A partire dall'imminente Congresso nazionale.
I cittadini, i lavoratori e i soci meritano di più e di meglio.



MINISTRO POLETTI, CI SPIEGHI QUELLA CENA
di Roberto Saviano

"A DOMANDA risponde" è l'espressione usata nei verbali per differenziare una dichiarazione spontanea da una dichiarazione sollecitata da una domanda degli inquirenti. Il ministro Giuliano Poletti non deve rispondere ai magistrati perché non è indagato.
Né coinvolto nell'inchiesta "Mafia capitale". Quindi la sua dichiarazione non dovrebbe essere trascritta come "a domanda risponde" ma, piuttosto, come dichiarazione spontanea. Perché dovrebbe spiegare non ai pubblici ministeri che si occupano di reati, ma al paese, il rapporto che pare esserci tra lui e Salvatore Buzzi, presidente di un grande consorzio di cooperative legate alla Legacoop e braccio destro del boss Massimo Carminati. Che ci faceva, Poletti, quando non era ancora ministro ma presidente di Legacoop Nazionale, nel 2010, a una cena di ringraziamento organizzata proprio da Buzzi per tutti "i politici che ci sono a fianco "?

Salvatore Buzzi ha ucciso ed è stato condannato a 24 anni per omicidio. Ex impiegato di banca vicino all'estrema sinistra, è diventato uno degli uomini più rilevanti dell'imprenditoria capitolina. Massimo Carminati, formazione di estrema destra. Il suo uomo più fidato, Salvatore Buzzi, formazione di estrema sinistra. Ma con l'ideologia i due non hanno più nulla a che fare. Loro unico obiettivo sono i soldi. Dopo aver scontato la pena, Buzzi si è reinventato come geniale organizzatore del "terzo settore": gestisce una galassia di società che raccolgono ex detenuti. Ma non solo, perché così definisce la sua Onlus: "La 29 Giugno è cooperativa sociale di tipo b nata a Roma nel 1985 ed ha come scopo sociale l'inserimento lavorativo delle persone appartenenti alle categorie protette svantaggiate, disabili fisici e psichici, tossicodipendenti ed ex, e più in generale delle persone appartenenti alle fasce deboli della società (senza fissa dimora, vittime della tratta, immigrati)".

Attraverso rapporti diretti con la politica e con la mediazione criminale di Carminati, Buzzi arriva a mettere le mani sugli appalti che contano. In questa intercettazione la sintesi del suo business: Buzzi: "Tu c'hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno". Il bilancio pluriennale 2012/2014 di Roma Capitale è condizionato dall'organizzazione mafiosa per ottenere l'assegnazione di fondi pubblici, per rifinanziare i campi nomadi, per la pulizia delle aree verdi e per minori per l'emergenza Nord Africa. Ribadisco la domanda: perché Poletti era a quella cena? Era presidente di Legacoop? Non è risposta sufficiente. Quella era una cena di ringraziamento: e la presenza del presidente non era necessaria. In quella foto si vedono molti altri invitati. È una classica cena sociale organizzata in un centro d'accoglienza della cooperativa 29 Giugno. C'è l'ex sindaco Gianni Alemanno, c'è l'ex capo dell'Ama Franco Panzironi (arrestato con Buzzi), c'è un esponente del clan dei Casamonica, c'è il dimissionario assessore alla Casa Daniele Ozzimo (al tempo consigliere Pd e pure lui indagato), c'è il portavoce dell'ex sindaco Sveva Belviso e c'è Umberto Marroni, parlamentare Pd (Buzzi in un'intercettazione dichiara che proverà a lanciarlo alle primarie democratiche per il sindaco di Roma). Il ministro non conosceva Buzzi e il suo modus operandi ? Da presidente della Legacoop immaginiamo non potesse conoscere il dna di tutte le cooperative: ma nemmeno di questo impero da 60 milioni di euro? Eppure la Onlus apparteneva proprio alla realtà Legacoop. Poletti non si è reso conto di come la gestione degli appalti sia stata quantomeno disinvolta? Degli appalti che la giunta Alemanno concedeva e del flusso di denaro che la beneficiava? C'è bisogno di inchieste della magistratura, quando a Roma si sapeva da anni che Buzzi era un dominus nell'assegnazione alle sue cooperative degli appalti? Perché la politica deve rispondere solo se interrogata da un giudice?

In questo caso è la legittimazione politica e sociale che il ministro Poletti ci deve spiegare. Buzzi apre nel maggio 2014 l'assemblea di bilancio "Gruppo 29 Giugno" con un discorso. Prima però ringrazia alcune persone. Tra i presenti ringrazia il direttore generale dell'Ama Giovanni Fiscon che, secondo le accuse, sarebbe stato nominato grazie all'organizzazione mafiosa. Ringrazia Angiolo Marroni, garante detenuti del Lazio e padre di Umberto Marroni, capogruppo Pd presente alla cena di cui sopra. Ringrazia Salvatore Forlenza, responsabile rifiuti (indagato: il gip ha rifiutato la richiesta d'arresto proposta dai pm). Ringrazia Mattia Stella del gabinetto del sindaco Ignazio Marino (nelle intercettazioni, Buzzi dice che occorreva "valorizzare" Mattia e "legarlo" di più a loro). Poi ringrazia anche chi non ha potuto partecipare all'assemblea. Ringrazia i consiglieri comunali Anna Maria Cesaretti e Mirko Coratti (e Buzzi nell'intercettazione indicava le persone che lo avrebbero aiutato a vincere la gara proprio in Cesaretti e Coratti, per parlare con il quale avrebbe dovuto elargire 10mila euro, indicandoli quali "assi nella manica per farci vince la gara"). Ringrazia Cosimo Dinoi (e l'organizzazione vuole sostituire al "gruppo misto" il capogruppo Dinoi e ottenere la presidenza della commissione trasparenza del Comune di Roma). Saluta l'assessore Daniele Ozzimo  -  e nell'inchiesta si legge che "il 19 giugno 2013 a bordo dell'autovettura Audi veniva intercettato un dialogo tra Buzzi e le sue collaboratrici Chiaravalle Piera e Bufacchi Anna Maria, nel corso del quale i tre interlocutori discutevano di quelli che sarebbero potuti essere i ruoli in Municipio per i loro 'amicì Marroni Angelo o Ozzimo Daniele, sperando che il sindaco avrebbe lasciato loro un posto nel campo del sociale, di fondamentale importanza per le attività economiche delle Cooperative e, di conseguenza, del sodalizio ".

E chi saluta per ultimo Buzzi a quel convegno? Ecco il passo: "Concludo, infine, con un augurio di buon lavoro: al ministro Giuliano Poletti, nostro ex Presidente nazionale che più volte ha partecipato alle nostre assemblee; al Governo Renzi affinché possa realizzare tutte le riforme che si è posto come obiettivo, l'unico modo per salvare il nostro Paese dalla stagnazione e dall'antipolitica; in particolar modo a tutti voi soci che con il vostro lavoro quotidiano avete contribuito a raggiungere questo risultato così soddisfacente ". Salvatore Buzzi è accusato di essere il ministro dell'economia della cosca e "si occupa  -  secondo i Ros  -  della gestione della contabilità occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti". Il ministro del lavoro Poletti è finito in copertina proprio con Buzzi sul magazine della cooperativa 29 Giugno. Non si era informato su come queste cooperative vincessero gli appalti? Su come i disperati che ci lavorano non fossero altro che bacini di voti, strumenti di pressione sociale, oggetti per riciclare? Non si tratta di una foto con uno sconosciuto, di una cena elettorale dove non sai con chi parli e a fianco di chi sei seduto. Non sono imboscate. Qui si tratta di non aver monitorato, capito come agivano le maggiori cooperative a Roma. Possibile?
Dice in tv il premier Matteo Renzi che "non si può mettere in mezzo Poletti perché ha partecipato a una cena". Giusto: non c'è, ripetiamo, nessun reato che viene contestato. Ma è politicamente che questo rapporto può essereconsiderato grave, anzi gravissimo. È di questo che il ministro deve rispondere al Paese e in Parlamento. Non basta dire ""non sapevo, non potevo sapere, non c'entro". Non si tratta di una semplice foto scattata, ma di un rapporto continuativo, durato anni. Perché?

22 commenti:

  1. Per completezza ecco lo scritto di oggi di Roberto Saviano su la Repubblica.
    M.

    SU "Mafia capitale" sappiamo tutto, abbiamo letto le cronache dell'operazione condotta dai Ros del generale Parente e dalla Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone, abbiamo letto l'ordinanza del gip Flavia Costantini, ma non so se è chiaro a tutti cosa sia accaduto a Roma.
    E cosa molto probabilmente sta accadendo altrove in Italia. Succede alla politica italiana ciò che sta accadendo alla società civile che guarda alla politica con schifo, senza riuscire a percepire le proprie responsabilità. Accade che in politica ci si venda, si ipotechi la propria anima per pochi spiccioli (ci sono mazzette da 750 euro prese senza la reale percezione della gravità della situazione come una legittima e piccola regalia). Accade che la politica non abbia autorevolezza e idee proprie, accade che la politica venga percepita come una occasione di guadagno, un mestiere che arriva senza dover studiare, senza curriculum ed esperienza.

    La domanda è: ma come fanno personaggi che definiremmo "dalla storia ambigua", come Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, a diventare artefici, attori, protagonisti di vicende che assumono connotazioni grottesche? Un assassino e un ex terrorista, ex Nar, organico alla banda della Magliana. Il primo, Buzzi, aveva scontato la sua pena, il secondo Carminati era stato assolto, ma su di lui esistono pagine e pagine di informative e una stretta osservazione. Ebbene Buzzi e Carminati in qualsiasi altro Paese condurrebbero la loro vita lavorativa sotto una strettissima sorveglianza, dovrebbero avere un comportamento talmente ligio da provare che si può uscire diversi dal carcere, da dimostrare che le assoluzioni sono opportunità di reinserimento e non salvacondotti. E invece a Buzzi e Carminati la politica dà massima fiducia senza chiedere in cambio nessuna trasparenza. Ci si fida di loro, ciecamente. Vi siete chiesti come sia stata possibile una tale idiozia? In questi giorni il mantra è: colpevole è non solo chi è consapevole, ma anche chi non vuole vedere. E allora noi da che parte stiamo? Tra i colpevoli o tra quelli che non vogliono vedere? Dobbiamo scegliere, perché una terza via non esiste.

    Come possono personaggi come Carminati e Buzzi apparire "affidabili"? Possono farlo perché siamo in Italia. Possono farlo perché in Italia ciò che si rifiuta e rifugge non è il rapporto con chi tutto sommato è peggio di noi, ma con chi è meglio. Con chi ha una immagine pulita si fa il tiro al bersaglio: il gioco è far cadere il simbolo positivo dal piedistallo. Ed ecco che chi si distingue per professionalità e rettitudine in una giunta comunale viene allontanato, con maggiore o minore clamore mediatico, a seconda delle circostanze, ma se intralci i giochi sei fuori. I politicanti utilizzano e si legano a personaggi che non sono figure da poter demolire e che non vogliono cambiare il sistema e che abitano quel "mondo di mezzo" che Carminati, ha preso in prestito da Tolkien. "Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora vuol dire che ci sta un mondo, un mondo in mezzo, in cui tutti si incontrano. Anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno. Questa è la cosa... e tutto si mischia". Non è da leggere come è stato fatto sino ad ora come una "cerniera" tra teppa criminale e colletti bianchi. Questa è una vera e propria sintesi di filosofica economica.

    Si parla chiaramente di un luogo trasversale dove ci si affida a chi "sa fare le cose", chiunque egli sia. E qui arriva Salvatore Buzzi con le sue cooperative di disperati, di marginali, ex detenuti, immigrati che in un'Italia che non produce nulla, in un'Italia in cui le aziende muoiono, in un'Italia strangolata da un sistema fiscale irrazionale che in larga parte deve sopperire ai costi enormi e agli sprechi della politica, diventano una miniera d'oro ...

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  2. (continua)
    M.

    … In Italia è inevitabile che le emergenze diventino vere e proprie occasioni di profitto. La crisi dei rifiuti a Napoli ha irrorato la politica, la camorra e l'imprenditoria per oltre un decennio. Mare nostrum è stata una tragedia per tutti tranne che per Carminati e Buzzi. Per loro i barconi della speranza piuttosto che emergenza umanitaria, sono diventati un'enorme opportunità. "Ci fanno guadagnare più della droga", dicono. Quindi l'organizzazione mafiosa con a capo Carminati non guadagna con attività che tradizionalmente sono considerate criminali, ma con attività che invece godono di un'aura di nobiltà. Attività intoccabili, insospettabili. Ma di umanitario e ideologico non è rimasto proprio nulla: l'ideologia non c'entra, gli affari sui rom, sull'emergenza case, sugli immigrati, li fanno paradossalmente proprio gli uomini di Alemanno, coloro i quali hanno partecipato alla giunta che meno si è distinta per solidarietà verso gli ultimi, verso i bisognosi e i disperati. Non c'è più colore politico, ecco perché verso gli estremisti della prima e dell'ultima ora non posso fare a meno di provare pena; non c'è colore: basti pensare che Carminati che proviene dalla estrema destra, si sceglie Buzzi come braccio destro, un uomo che proviene dalla estrema sinistra.

    E poi ancora: dal momento che a predisporre e coordinare l'emergenza migranti è il tavolo di coordinamento nazionale presieduto dal ministero degli Interni, lì deve sedere un uomo che sia al soldo del duo Carminati-Buzzi. Quest'uomo è Luca Odevaine, che ricorda Mister Wolf di Pulp Fiction, il problem solver. Luca Odevaine è stato vice capo di Gabinetto della giunta Veltroni, poi capo della Polizia provinciale, poi capo della protezione civile con Zingaretti e infine al tavolo di Coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti asilo. È lui, per intenderci, che prende in gestione la capitale quando muore Giovanni Paolo II. La trasversalità del sistema si basa su una macchina oleata fatta di mazzette grandi e piccole. Odevaine, secondo l'accusa, avrebbe percepito una mazzetta da cinquemila euro al mese.

    Ma la cosa più interessante è che leggendo le carte dell'inchiesta si ha la sensazione che nessuno abbia reale consapevolezza del proprio status di corrotto. Quello che molti hanno preconizzato, ovvero che Tangentopoli fosse solo il punto di partenza di un'apocalisse politica e sociale definitiva si sta avverando. Ora i corrotti non solo si sentono legittimati a commettere illeciti, ma non hanno neanche più la consapevolezza della gravità dei loro comportamenti.

    In tutto questo Matteo Renzi arriva tardi a commissariare il Pd di Roma. Prima della magistratura, la politica dovrebbe avere occhi, orecchie, dovrebbe ascoltare ogni sussulto, ogni sospiro. I segnali c'erano. E invece Renzi, che aveva tutti gli strumenti per sapere e per azzerare il Pd romano prima di questo terremoto giudiziario, lo fa dopo. Dall'altra parte - o dalla stessa parte anche se sembra si facciano guerra - c'è una destra sempre più disinvolta nell'occupare posizioni per trarne vantaggio, per condizionare la democrazia, anche usando la stampa locale che si presta al gioco, come è successo con Il Tempo diretto da Chiocci, che è arrivato a incontrare Carminati.

    Mafia capitale è solo l'inizio. Altre inchieste in altre città dimostreranno che Roma non è un caso isolato. In altri Paesi europei esiste la corruzione, ma la corruzione non arriva a compromettere l'istituzione stessa: il corrotto è espulso dall'istituzione che è percepita come sacra e va salvaguardata. In Italia l'istituzione invece è utilizzata, lordata e non viene difesa...

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  3. (continua 2)
    M.

    … Ma perché questo accade? Perché ormai si è impadronita di chiunque una consapevolezza: senza brigare non si va da nessuna parte. Senza forzature non succede niente, non cambia niente. Quindi in fondo la posizione bipartisan sembra essere questa: è inutile fingere di essere al di fuori o al di sopra. Tutti dobbiamo compromettere una parte del nostro lavoro, della nostra integrità, per ottenere qualcosa. Questa è la logica che emerge da "Mafia capitale". Questa è la teoria del "Mondo di mezzo" di Carminati non portata alle estreme conseguenze, ma applicata a tutti noi.
    Da questo meccanismo nessuno si senta escluso, le mazzette trovate nelle buste con il logo di Roma Capitale ci riguardano, perché Roma Capitale siamo noi.

    In questo Paese che non è capace di difendere il talento e l'impegno, dove tutti odiano tutti, dove tutti detestano chi ce la fa, in questo Paese tra il mondo dei vivi che sta sopra e il mondo dei morti che sta sotto, in mezzo ci siamo noi.

    In mezzo c'è l'intero Paese che non riesce a reagire.

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  4. Saviano cooperatore?
    Non vi pare di mettere tutto insieme e di fare di tutte le erbe un fascio?
    Sono vicende diverse. A chi serve dire che tutto è marcio?
    Poi finiamo tutti nella … spazzatura.
    Antonio

    Antonio

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  5. Antonio, per vedere le diversità ci vuole ormai la lente di ingrandimento.
    Della serie Quando la realtà supera la fantasia ...
    Pensare tutto il male possibile dei Democratici e non immaginare quanto emerge da queste indagini ...
    Il Sindaco Marino che riemerge come personaggio fuori da Mafia Capitale, ma subito ci racconta balle ...
    A fronte di questo degrado ... prima o poi dovremmo chiedere ad un onesto sindacalista emiliano e ai suoi operai metalmeccanici di prendere in mano le sorti del paese.
    Non vedo altri.
    Carlo

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    1. Lasciamo Landini alla nostra FIOM che è molto utile e rimbocchiamoci tutti le mani per risanare il paese.
      Non possiamo continuare ad affidarci a uomini della provvidenza.
      Marino ha proposto senza successo una nuova alleanza con il Movimento Cinque Stelle. In effetti questi appaiono come gli unici ancora fuori da intrighi ed affari.
      Anche Emiliano ha detto cose simili. Ed altri.
      In effetti sarebbe ora che tutte le forze sane si unissero, al di la della loro collocazione associativa.
      Ci sono tante energie per cambiare la deriva che pare avere imboccato il paese.
      Parliamoci e proviamoci. Prima che sia troppo tardi.
      Anna

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  6. Una certa Campana (del PD nazionale) dice di tal Buzzi: "il capo della più grande Coop del centro sud, un importante dirigente nazionale di Legacoop".
    E, ora, Giuliano Poletti? Quasi non lo conosce. Partecipa alle feste sociali delle Coop, ma dei presidenti e delle contabilità non si occupa.
    Quasi come se un Ministro del lavoro frequentasse abitualmente la Camera dei Deputati ma non sapesse nulla di contratti, diritti e articolo 18.
    Sic

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  7. Ieri sera ho appreso che il signor Buzzi aveva uno stipendio mensile di 25 mila euro. Possibile che in una cooperativa il presidente guadagni tanto?
    v.

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    1. Caro v., possibile. Eccome. Non è una eccezione. Negli ultimi decenni la questione salariale è "scappata di mano", in molte cooperative e gruppi cooperativi.
      L'argomento (a volte) è stato posto ma mai è stato oggetto di una adeguata discussione (tra i soci e nel movimento) e mai è diventato elemento organico della responsabilità sociale cooperativa e delle imprese.
      Chi lo ha posto, in diversi casi, è stato considerato "fuori" (per dirla con Saviano).
      Penso sia stato un errore. Penso possa e debba essere corretto, definendo utili parametri e riferimenti salariali. Determinerebbe una importante crescita collettiva dei soci: di conoscenza della realtà, di consapevolezza della realtà, di interesse e di motivazione per tutti i lavoratori.
      Anche così potrebbero affermarsi una diversità positiva ed una peculiarità apprezzabile del mondo coop.
      Perché mai l'interesse comune non dovrebbe essere capito, condiviso e accettato con orgoglio e consapevolezza?
      Gianni

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  8. Sull'argomento ecco il comunicato di Legacoop Bologna ...
    M.

    Dichiarazione approvata dalla Direzione di Legacoop Bologna nella seduta di giovedi 4 dicembre 2014 in merito ai fatti rivelati dall'inchiesta della magistratura denominata "Mafia Capitale"
    La Direzione di Legacoop Bologna esprime profondo dolore ed indignazione per i gravissimi fatti rivelati dall'inchiesta della magistratura denominata "Mafia Capitale".
    La Cooperazione Sociale e la Cooperazione tutta fondano la propria esistenza e il proprio agire su principi antitetici a quelli posti alla base delle attività criminali oggetto di indagine. Emerge dalle intercettazioni un atteggiamento predatorio intollerabile, sufficiente in sé ad escludere chi lo assuma dal campo dei valori della Cooperazione.
    Per questo chi pratichi tali comportamenti non può essere parte del Movimento cooperativo. Approviamo e sosteniamo pertanto la decisione di Legacoop Nazionale e Legacoop Sociali Nazionale e Legacoop Sociali Lazio di avviare le procedure per la sospensione dei dirigenti coinvolti dagli organismi associativi e societari aderenti, chiedendo comportamenti coerenti agli amministratori delle cooperative coinvolte.
    In coerenza auspichiamo che in occasione del prossimo Congresso Nazionale, Legacoop assuma l'impegno a dotarsi delle procedure necessarie ad allontanare tempestivamente dagli organi dell'Associazione le persone ed i soggetti che abbiano assunto comportamenti in contrasto con lo Statuto e con il Codice Etico, e ad accertare i medesimi per aumentare l'efficacia preventiva.
    Il danno morale e materiale prodotto all'immagine e all'attività delle cooperative richiede un'azione pronta di tutela dell'associazione da ogni tentativo d'infiltrazione criminale, secondo quanto previsto dal "Patto per la legalità ed il contrasto all'economia criminale" sottoscritto il 14 novembre 2013.
    Ogni azione in autotutela, fino alla costituzione di Parte Civile nel caso in cui le accuse fossero formalizzate, deve essere considerata come strumento necessario ad affermare concretamente il principio di legalità che guida l'azione della cooperazione e a indicare il danno arrecato alla moralità e all'attività di milioni di soci.
    Legacoop Bologna assume appieno il mandato Congressuale che indica onestà, trasparenza, responsabilità sociale quali valori-cardine del movimento cooperativo e si impegna a promuovere ogni azione di prevenzione utile a garantire che le imprese aderenti adottino comportamenti coerenti e a rendere indenne l'ambiente associativo da comportamenti contrari ai propri Principi Statutari.
    Ciò attraverso l'implementazione di azioni e strumenti coerenti con il Codice Etico, che all'art.7 recita «Legacoop Bologna non si limita al rispetto delle leggi e dei regolamenti, ma si impegna a consolidare una prassi che ispirandosi ai valori fondamentali del movimento cooperativo, persegue ogni forma di contrasto attivo dell'illegalità, della corruzione e dell'infiltrazione mafiosa promuovendo una cultura della responsabilità individuale e collettiva.»
    Pienamente impegnata nel percorso di costruzione dell'Alleanza delle Cooperative Italiane, Legacoop Bologna si impegna a portare agli Organi dell'Alleanza le medesime istanze e a promuovere immediatamente azioni per garantire la piena attuazione a livello territoriale delle azioni previste dal Protocollo di Legalità, promosso nell'aprile 2012 con il Ministero dell'Interno e la Prefettura di Bologna.

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    1. Caro M., è auspicabile che la dichiarazione di Legacoop Bologna apra riflessioni, dibattito e modifiche su precise realtà cooperative del territorio.
      Le indagini su Expo 2015 e sul MOSE ne hanno evidenziato l'urgenza.
      Le inchieste di Report ed altri, anche.
      Ma interventi giudiziari ed attività giornalistiche non dovrebbero essere più rilevanti della voce di soci lavoratori e consumatori (o sovventori) che all'interno delle cooperative e delle imprese si sono alzate o sono rimaste sopite e soffocate per il concentrarsi di troppo potere nelle mani di pochi potenti e temuti "imperatori" e uomini soli al comando.
      E' tempo di agire per rimuovere situazioni sclerotizzate da troppo tempo, per impedire rapidi declini, per rilanciare in tempo utile il valore sociale, democratico e strategico della cooperazione nella crisi e nella trasformazione del paese.
      Gianni

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  9. Mettere sotto la lente di ingrandimento il mondo Coop è giusto anche per non ridursi a parlare sempre e solo di quello politico, quasi fosse autonomo e separato dalla società.
    Concordo anche sulla forte critica. Si sono inseguiti ed assunti modelli imprenditoriali sperimentati e falliti. È mancata la capacità di creare prospettive adeguate ai tempi in base a valori alti e semplici.
    Ad esempio le storiche imprese di costruzione hanno provato a resistere ad oltranza rinunciando a specializzarsi e convertirsi verso nuove produzioni di qualità.
    Occorre ritrovare l'orgoglio di esplorare territori vergini e farlo come avanguardia lungimirante e radicata, che unisce e lega generazioni diverse.
    Chissà se un segnale potrà essere colto dall'imminente Congresso Nazionale di Legacoop?
    pl.

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  10. Ok su Roma. Mi chiedo però perché Legacoop Bologna si occupa della capitale e non delle nostre cooperative coinvolte nelle inchieste di Bologna, Modena, Milano e Venezia.
    CCC, UNIPOL, Manutencoop, CAMST, Granarolo, Coop della logistica non propongono solo deviazioni dai principi cooperativi ma un sistema di relazioni e di governo dell'economia che non regge più.
    E chi paga siamo tutti noi, soci lavoratori e cittadini.
    s.

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    1. La vicenda di Mafia Capitale non è questione romana. Il Buzzi era un dirigente cooperativo a tutto tondo. In diretto collegamento con le Coop bolognesi ed emiliane. Da il Corriere Romagna.it.
      M.

      CESENA. L’ombra di “Mafia Capitale” si allunga fino a Cesena. Non per attività criminali condotte direttamente sul territorio, ma in una forma più sottile e comunque inquietante: la sua presenza all’interno di un consorzio nostrano in grande crescita. L’imbarazzante intrusione è avvenuta dentro “Formula Ambiente”, che ha la propria sede legale in via Violetti. Questa realtà, che fattura circa 80 milioni di euro all’anno e ha 650 dipendenti, è formata da 23 cooperative aderenti, 20 delle quali sono cooperative sociali. E tra queste c’è anche la famigerata cooperativa “29 Giugno”, con una partecipazione al 29 per cento. Gli inquirenti la considerano il perno del sistema mafioso radicato a Roma che stanno facendo venire a galla. Di più. Il “boss” di quella cooperativa, Salvatore Buzzi, che è stato tratto in arresto, è stato per diversi anni presidente del consorzio cesenate. Ha lasciato il timone solo di recente, nel maggio 2012.

      Adesso a pilotare “Formula Ambiente” è Maurizio Franchini, uno stimato professionista, che è anche presidente del Quartiere Oltresavio. Il 2 dicembre ha appreso dai mezzi d’informazione quello che si stava scoprendo della piovra accusata di gestire illegalmente montagne di soldi nella capitale, con metodi mafiosi e con un inquietante intreccio col mondo della politica. Tuttora quello che sa della vicenda lo apprende solo dai giornali e dalle televisioni. Ma gli basta e avanza. Soprattutto - dice senza remore - dopo avere ascoltato il contenuto di certe intercettazioni, che definisce «a dir poco sconvolgenti». Premette che “Formula Ambiente” «è completamente estranea ai fatti che stanno emergendo dall’immagine e li condanna duramente». Personalmente, non si sforza di nascondere lo shock che ha passato quando ha visto le accuse rivolte contro «persone con cui da ormai 15 anni ci sono rapporti professionali da cui non traspariva niente di sospetto». Come Alessandra Garrone e Carlo Maria Guaranì, due dei cinque membri del cda del consorzio cesenate. Il 3 dicembre, poche ore dopo avere saputo che erano coinvolti nell’indagine “Mafia Capitale”, Franchini ha convocato l’organismo di vigilanza e il giorno seguente ha riunito il cda, che ha decretato la sospensione di quei due amministratori. Lunedì 15 dicembre ci sarà l’assemblea dei soci di “Formula Ambiente”, ai quali verrà chiesto di votare non solo per l’esclusione definitiva di Garrone e Guaranì ma anche di decretare l’espulsione della cooperativa romana “29 giugno” dall’elenco dei soci del consorzio. Tutti provvedimenti che Franchini ritiene assolutamente necessari per salvaguardare “Formula Ambiente”, che messa di fronte a fatti tanto gravi non può certo attendere che la magistratura faccia il suo corso.

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    2. Il problema è politico. Se Poletti non si è accorto che nel suo movimento vi erano questi affari ... che garanzie abbiamo che come ministro del lavoro opererà con maggiore competenza?
      E Renzi come ha scelto i suoi uomini? Ed anche le sue donne, per la verità. Se è vero che ha portato nello staff una amica dei mafiosi corrotti?
      BiBi

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  11. Dice bene BiBi.
    Il potere economico e quello politico si tengono, sono in effetti un solo potere. Che occorre combattere. Mandare a casa. Dipende da tutti noi!
    Il voto politico del 2013 è stato chiaro. Poi le ruote di scorta del vecchio potere (il Governo Renzi con Lupi-Guidi-Poletti) e le ingenuità del MoVimento (diviso e stanchino) hanno lasciato la presa.
    Diamoci una mossa!
    Ovunque siamo. Non possiamo contare su partiti e sindacati di sempre.
    Interveniamo, discutiamo, agiamo!
    Fiorella

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  12. Forse non c'entra nulla con questo spazio e con questo post. Forse ...
    Ma la news da il Corriere Bologna mi pare meritevole di approfondimento.
    M.

    BOLOGNA - Per inviare le offerte c’è tempo fino al 9 febbraio del 2015. Quel giorno, alle 12, scadrà il termine per la presentazione delle buste. L’identità del vincitore sarà invece resa di dominio pubblico il 10 febbraio, quando dall’apertura delle buste — in programma nella torre B di piazza Liber Paradisus — verrà fuori il nome dell’impresa (o più probabilmente della cordata) che si sarà aggiudicato il maxiappalto di manutenzione da 157 milioni di euro appena licenziato dal Comune di Bologna.
    Una cifra enorme che arriva a 194 milioni di euro se si calcola l’aggiunta dell’Iva (sempre a carico del Comune). La durata della convenzione — si legge nel bando pubblicato sull’Albo pretorio di palazzo d’Accursio — è di nove anni e riguarda la gestione degli impianti tecnologici, la manutenzione delle strutture edili, la climatizzazione e l’energia degli immobili destinati ad attività scolastiche, uffici giudiziari, musei, biblioteche ed altre strutture «di importanza cittadina », tutti appartenenti al Comune. La prima novità, rispetto al contratto attualmente in vigore, è la durata del nuovo accordo: nove anni invece di 5. Una proroga dovuta al fatto che il vincitore avrà il compito di ristrutturare, laddove possibile, gli immobili per ottimizzare il risparmio energetico (per esempio con l’installazione di pannelli solari o di impianti meno dispendiosi rispetto a quelli in funzione, non proprio di primo pelo) .

    La durata novennale della convenzione — si legge nel bando — «è motivata dalla richiesta di importanti investimenti operati dal Comune» che saranno finanziati con i risparmi di gestione. L’importo dell’appalto è stato diviso in due tranche: 127 milioni per i servizi a canone e 30 milioni per i lavori. Veniamo ai requisiti richiesti ai partecipanti. Potranno accedere al bando singole aziende oppure Ati, associazioni temporanee di impresa, alle quali è concessa la facoltà di subappaltare a loro volta alcuni servizi. Una opzione, quest’ultima, resa praticamente inevitabile dall’enorme mole di lavoro richiesta al vincitore, che difficilmente potrà assolvere da solo a tutti i compiti previsti dal contratto.

    L’amministrazione si riserva invece la facoltà di aggiudicare l’appalto anche in presenza di una sola offerta valida, «purché economicamente vantaggiosa ». Per partecipare alla gara l’impresa dovrà effettuare «obbligatoriamente » una ricognizione delle principali tipologie di immobili sui quali sarà chiamata a intervenire. Il sopralluogo dovrà essere effettuato su almeno il 20% degli immobili, alla presenza di un tecnico comunale incaricato. Il vecchio contratto, in mano a una maxi Ati, scade il prossimo 30 aprile. La nuova convenzione entrerà in vigore a partire dal maggio del 2015.

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  13. Roma e Bologna sono meno distanti di quanto potrebbe apparire.
    Non solo perché il buon Moretti (emiliano!) ci ha fatto il TAV. Ma anche perché le uniscono interessi, affari, gruppi imprenditoriali, manager, …
    Un esempio?
    Roma Multiservizi.
    Una azienda di proprietà di AMA, la Municipalizzata di Roma, che ha il 51% e nomina il Presidente, e di Manutencoop Facility Management, SpA del Gruppo Cooperativo Manutencoop, che ha il 49% e indica l'Amministratore Delegato.
    Ecco perché pare utile che tutti ci informiamo delle vicende del mondo.
    Se il mondo (di sopra, di mezzo e/o di sotto) crolla meglio non restarci sotto!
    Mario C.

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  14. Roma e Bologna, ma anche Roma e Gioia Tauro.
    Il presidente della Coop 29 giugno risulta fosse in contatto con ambienti criminali calabresi.
    Ma attenzione! Non bisogna buttare il bambino con l'acqua sporca.
    La giustizia e la punizione per i responsabili delle illegalità non deve ricadere sulle migliaia di lavoratori impegnati in servizi essenziali. A tutti loro occorre assicurare occupazione e diritti. Gli stessi per cui domani manifestano CGIL, UIL e UGL.
    f.f.

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  15. Ho letto sulla Repubblica di oggi di un dirigente cooperativo che diceva di scegliere come dirigenti i migliori tra loro e poi controllarli come fossero i peggiori.
    Era indubbiamente un saggio ma non lo abbiamo ascoltato molto.
    Non abbiamo scelto i migliori. Soprattutto abbiamo dato a loro una delega in bianco e non li abbiamo controllati. Per molti di noi non era neanche facile.
    Ma il problema è collettivo.
    Titti

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  16. Affianco alla idea di Roberto Saviano insignito del titolo Cooperatore dell'anno 2014, il nome di don Luigi Ciotti.
    Il 39 Congresso di Legacoop gli ha riservato uno spazio centrale e lui ha detto senza giri di parole che occorre cacciare i disonesti, i furbi e i ladri.
    Naturalmente nessuno di costoro se ne andrà.
    Ma lui, don Ciotti, si merita un Grazie sentito da ogni sincero cooperatore.
    s.

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  17. Sull'argomento, da il Fatto quotidiano.it.
    M.

    E ora la foto simbolo di Mafia Capitale rischia di diventare per Giuliano Poletti ancora più imbarazzante. Il servizio di pulizie del ministero del Lavoro, infatti, cinque mesi fa è stato affidato direttamente alla cooperativa “29 giugno“. La stessa finita al centro dell’inchiesta romana e presieduta fino al momento degli arresti da Salvatore Buzzi, uno dei protagonisti del “mondo di mezzo” ritratti nello scatto del 2010 a cena con l’allora presidente di Lega Coop e attuale ministro. La forza pervasiva con cui Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati, riusciva a ottenere lavori per la sua cooperativa ha finito dunque per arrivare fino ai palazzi del governo.

    La gara per i servizi di pulizia delle sedi ministeriali di via Flavia, via Fornovo e via De Lollis viene aggiudicata nel 2011 a un raggruppamento temporaneo di imprese formato dalla società Sea Sud e dal Cns, il Consorzio nazionale servizi con sede a Bologna citato nelle carte dell’inchiesta oltre che per Buzzi, membro del suo consiglio di sorveglianza, anche per Salvatore Forlenza, il direttore commerciale del Centro Italia indagato per turbativa d’asta. L’appalto al ministero del Lavoro ha una durata di quattro anni a partire dal 2012, quando iniziano effettivamente i lavori, e il suo valore è intorno ai 3 milioni di euro, il 58% dei quali è in capo al Cns.

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    Il consorzio all’inizio affida i lavori alla cooperativa Antares, una delle sue associate, che però lo scorso luglio viene fatta fuori perché non in regola con la documentazione che prova la regolarità dei versamenti contributivi dei lavoratori. L’irregolarità viene segnalata dallo stesso ministero al Cns. “In casi come questo – fanno sapere dal consorzio – è previsto che si proceda all’affidamento a un’altra associata, con il benestare dell’ente cui viene comunicato il cambio dell’associata”. Il ministero viene dunque informato che i servizi di pulizia verranno assegnati alla “29 giugno”, anch’essa associata al Cns, e avalla tale scelta dopo avere ottenuto conferma che la cooperativa è in possesso dei requisiti necessari e che assumerà tutti i lavoratori impiegati in quel momento.

    Sebbene l’appalto non risulti essere tra quelli finiti sotto la lente dei magistrati, una domanda è lecita: come mai la scelta cade proprio sulla “29 giugno”? ...

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