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| Il Sindaco di Bologna Matteo Lepore incontra a Palazzo Pepoli ex amministratori di Comune e Provincia |
Una discussione di alcune ore, con introduzione del Sindaco, 3 approfondimenti su "sfide che ci aspettano", numerosi interventi a braccio o scritti. Donne e uomini che hanno avuto responsabilità di governo a Bologna e in Provincia negli ultimi 50 anni hanno confrontato analisi e problemi, tesi e proposte.
Difficile trarre conclusioni, tante le diversità generazionali, culturali e politiche. Più facile raccogliere sollecitazioni, spunti, indicazioni per un lavoro da proseguire. Possibile appuntare critiche ed osservazioni generali o su specifiche questioni. Riferimento la Città che vogliamo per il 2050: sapendo che, da tempo, obiettivi sono stati posti per il prossimo 2030 e che molto, nel medio e lungo periodo, dipenderà da scelte concrete di questi mesi. Molti conflitti sono aperti e la prevenzione è sempre preferibile alla cura. Colpisce dunque l'approccio degli articoli dei quotidiani del giorno dopo. Soprattutto se si considera che l'incontro promosso dal Sindaco si è svolto "a porte chiuse".Scrive il Carlino: "l'orizzonte è tracciato al 2050 e il terzo piano strategico metropolitano è condiviso. Il sindaco, dopo avere annunciato il percorso e indetto i vari tavoli tecnici, lo ha condiviso con ex assessori e con gli attuali amministratori, anche di centrodestra. L'appello è bipartisan" ...
Scrive il Corriere: "Il mio obiettivo non è convincere gli ex guazzalochiani a votarmi alle elezioni, ma ascoltare la loro esperienza. Perché sono amministratori che hanno assunto delle scelte che hanno trasformato la città. Mi interessa il loro punto di vista". Il Sindaco Matteo Lepore spiega così l'afflato bipartisan dietro l'incontro Il futuro ha buone radici, il summit sul terzo PSM ...
La prima sensazione è dunque che si siano evidenziate "le sfide per Bologna 2050" individuandole in "anziani, clima e Tecnopolo" (titolo di la Repubblica Bologna) ma prima ancora di indicare percorsi, soluzioni, visione e sintesi questo Sindaco e/o i suoi comunicatori, interpreti, traduttori ricerchino gli interlocutori giusti e più interessanti.
Il messaggio pare chiaro. Chi deve intendere sappia - verso il 2027 - che questo Sindaco è pronto e interessato a costruire insieme a politici e partiti di centrosinistra e centrodestra, alle organizzazioni economiche e finanziarie che hanno aderito al Patto per il lavoro e per il clima sottoscritto in Città Metropolitana le grandi scelte per Bologna futura.
"Dopo l'incontro di ieri sera l'esito dei tavoli di lavoro sarà presentato nei Comuni dell'area metropolitana e poi ci sarà un altro momento di confronto con i giovani della Città metropolitana". Poi, entro il 2026 "produrremo un documento finale" promette il Primo Cittadino (dal Corriere).
Forse una operazione scaltra. Che parla alla Bologna ricca, "arrivata", della conservazione, meno interessata al cambiamento.
Ma forse No. Perché non attenta a raccogliere le idee, le proposte, le risorse critiche e creative presenti in Città, di chi - soprattutto a sinistra e tra i giovani - chiede di governare diversamente il Paese, la Regione e Bologna. Di chi si impegna e si batte per investire diversamente la ricchezza prodotta ed esige rispetto, dignità, diritti e doveri universali.
Il Piano Strategico Metropolitano di Bologna è certamente da condividere.
Ma protagoniste/i debbono essere tutte/i le/i cittadine/i che vivono quotidianamente i problemi, le contraddizioni e le speranze di vivere in una Città e in un mondo migliore. Che sono partecipi direttamente o attraverso comitati, associazioni. Non solo partiti, sindacati o lobby organizzate.
Anche nell'incontro di martedì 9 giugno a Palazzo Pepoli diversi interventi hanno posto come centrale la questione democratica e del protagonismo delle persone nei processi di governo delle istituzioni e dei Beni Comuni. Non si può non tenerne conto.
Le osservazioni ed il contributo critico propositivo di un cittadino bolognese, Assessore all'Ambiente del Comune di Bologna dal 1988 al 1990.
Ringrazio il Sindaco per questa opportunità, non scontata. Dal 1990, da quando ringraziai Renzo Imbeni ed il Consiglio per avermi proposto e sostenuto come assessore all’Ambiente in due Giunte comunali, è la prima occasione: da non sprecare per alimentare un confronto serrato, di merito.
Interessante anche per i contributi delle comunicazioni su “l’orizzonte demografico” e “la comunità e il clima che cambia”.
Forse è un segnale di consapevolezza della crisi. Sicuramente un atto di coraggio istituzionale. Perché può dare voce a quanti – come me – da decenni esprimono una critica netta a indirizzi, scelte, visione delle Amministrazioni che si sono succedute a partire dalla metà degli anni ‘90.
Una critica culturale e politica non addebitabile a singoli Sindaci ed Assessori. Sarebbe ingiusto.
La critica – appunto politica e culturale - è rivolta a quella che a me risulta una rinuncia collettiva a leggere la società e il mondo in trasformazione con la profondità necessaria. Oltre a demografia e clima, grandi cambiamenti sono in atto: nei processi produttivi, nelle tecnologie, nel lavoro, nei flussi migratori. La rinuncia a rappresentare, a dare prospettiva e speranza ad una parte crescente delle persone, delle classi sociali subalterne e dipendenti da un modello di sviluppo e da un sistema di potere sempre più oppressivo ed insostenibile; a comunità inquinate e sofferenti per una crescita infinita senza la qualità che fino agli anni ’70 (e ancora negli anni ’80) veniva quantomeno ricercata. Ma che, poi, non hanno più trovato risposte adeguate ai nuovi bisogni di salute e di sicurezza. Evidenziando una sempre più marcata incapacità di visione prospettica e di affermazione di diritti e doveri universali.
Dunque, un processo lungo, che ha progressivamente eroso le fondamenta della Costituzione Repubblicana ed ha anteposto ai Principi ed all’Ordinamento, pratiche e consuetudini di disuguaglianza, di ingiustizia, di illegalità. Il neo-liberismo ha dilagato. Con il ritiro (incontrastato!) delle Istituzioni dal governo dei beni comuni, dalla pianificazione urbanistica, dal presidio di servizi essenziali dello stato sociale; con le privatizzazioni sperimentate in attività strategiche della produzione e delle infrastrutture.
Per quando riguarda il governo di Bologna Metropolitana, sono state abbandonate alcune scelte qualificanti. Nel PRG partecipato degli anni ’80 due progetti caratterizzanti erano: la Fascia Boscata, di 211 ettari, lungo la tangenziale e il Trasporto Pubblico di massa, che le Amministrazioni Imbeni e Vitali giustamente corressero negli anni ’90 con il Servizio Ferroviario Metropolitano (entro un progetto di generale potenziamento delle Ferrovie di Stato). Entrambe, queste scelte, convergevano – con decenni di anticipo rispetto alle emergenze che oggi viviamo – sull’obiettivo della conversione ecologica della Città, della Regione, del Paese(il Climate City Contract 2030).
Nella pratica ampiamente adottata (anche a Bologna) dei “due tempi”, questi obiettivi di pianificazione strategica si sono persi. Ed altre false risposte sono state perseguite: dal People Mover al Passante autostradale, dalla crescita continua di nuovi edifici residenziali, industriali e commerciali (si pensi a FICO / Gran Tour Italia).
Dunque, una pesante eredità, che grava oggi sulle nostre comunità e che impone sfide ancor più radicali ed ambiziose. Per fronteggiare l’aggravarsi di contraddizioni ed eventi climatici devastanti che non ci consentono semplice conservazione, né pur necessarie manutenzioni (peraltro, ancora e troppo a lungo, eluse). Piuttosto, terapie d’urto. Progetti forti, investimenti massicci, tagli e ristrutturazioni: verso il 2050 ed entro il 2030.
Per titoli, pensando ad un Piano Strutturale Metropolitano che ha da essere eco-compatibile.
1. “Depavimentazione” (come rilanciato in questi giorni da Amministratori genovesi) anziché continuo consumo di suolo vergine. Supermercati, studentati, case popolari, servizi e strutture come il MuBa possono e debbono avere altre destinazioni: entro edifici abbandonati, sfitti e da ristrutturare.
2. Salvaguardia e valorizzazione naturalistica di Parchi e giardini esistenti, patrimonio di biodiversità. Meno alberelli in vaso nelle piazze o sui terrazzi e più tutela (e cura!) degli alberi e degli arbusti in vita. È stato un grave errore concedere ad ASPI il taglio di centinaia di alberi nei Lotti 0, propedeutici al Passante di Mezzo o di Ultima Generazione, in assenza del Progetto Esecutivo. Dopo tre anni è urgente restituire alla comunità questi spazi.
3. Maggiori investimenti e competitività nel trasporto pubblico e collettivo. Per infrastrutture adeguate (ad oggi mancano!) per i pendolari, per una intermodalità programmata ed efficiente, piuttosto che nuove strade ed autostrade.
4. Innovazione e produzione nel segno della conversione ecologica. Il Polo Tecnologico e l’apparato produttivo non sono “beni a prescindere”: possono essere all’insegna dello spreco o del risparmio energetico; possono contribuire al riarmo o al dialogo “disarmante”; possono inquinare o ridurre le sostanze cancerogene. Abbiamo perso antichi patrimoni e saperi (Menarini, Casaralta); è arrivata la Philip Morris, la più grande fabbrica costruita ex novo in Italia su terreno agricolo con oltre 2000 dipendenti, per una filiera di ricerca e prodotti che comunque “nuocciono gravemente alla salute delle persone”. Le industrie della Motor Valley e del Packaging sono imperanti: esaltate, da troppi politici ed amministratori, quando producono profitti per pochi e soccorse quando chiedono divisione delle perdite. Mentre servirebbe pianificazione strategica e conversione ecologica per tutti.
Solo così si costruisce futuro, se l’obiettivo è governare e trasformare questo mondo malato e insostenibile. Solo così si verifica, in un dialogo aperto e quotidiano, la rappresentanza politica ed il blocco sociale di riferimento da ripensare. Occorre misurarsi nel merito con chi avanza critiche argomentate.
Mi permetta, Sindaco: per 41 giorni, nell’inverno-primavera 2024, cittadini impegnati nella salvaguardia del Parco Don Bosco sono venuti a Palazzo d’Accursio per consegnarle un libro scelto, perché (in qualche misura) interpretava i loro sentimenti e le loro passioni civili. Non riceverli mai, non ringraziarli una sola volta è stata una scelta arrogante. Accusare loro e i loro compagni di sostenere lotte per un “pugno di voti”, tacere o attaccarli per mobilitazioni e reazioni (anche discutibili o provocatorie) a fatti documentati e continui di repressione e di intimidazione è un errore già compiuto in questa città e in questo Paese, con successive giuste correzioni di rotta, dopo il 1977. Lasciare scrivere, senza rispondere, ai principali quotidiani di “Patti Lepore – Piantedosi” ed oggi di “spirito bipartisan” o di possibile visione comune tra amministratori di centrosinistra e di centrodestra non aiuta.
Anche in conseguenza di queste esperienze, oggi non bastano promesse verso il 2050 o post 2027. Per ricostruire una sempre possibile via di confronto, magari aspro ma costruttivo e lungimirante, è decisivo segnare, con atti espliciti, di governo, comprensibili a tutte le persone, una svolta politica e culturale precisa.
Gianni Tugnoli, 9 giugno 2026
| A pagina 2 il Corriere di Bologna titola "Lepore: serve una visione da condividere" l'articolo di Francesco Rosano (10 giugno 2026) |
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| Bologna, 12 dicembre 2025. Una iniziativa ad inviti, illustrativa di temi e percorso programmato, verso il 3° Piano Strategico Metropolitano al Teatro Manzoni, condotta da Serena Dandini ... |
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| Con la partecipazione di Raffaele Fitto, commissario dell'UE ed esponente di Fratelli d'Italia ... |
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| ... di Matteo Lepore, Michele de Pascale, Presidente della Giunta della Regione, Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma ... |
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| ... di Ilaria Capua, della Johns Hopkins University, e Chiara Giubertoni, del Policlinico Sant'Orsola ... |
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| Una delle slide proposta da Guido Caselli, di Unioncamere su L'orizzonte demografico ... |
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| Dalle previsioni sulle tendenze demografiche al "...cosa abbiamo noi e non i robot? L'intelligenza artificiale ci obbliga a riscoprire la nostra umanità" |
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| Una delle slide di Giulio Boccaletti, del Centro Euro - Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici che approfondisce La comunità e il clima che cambia ... |
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| Dai rischi associati al cambiamento climatico ai problemi dell'adattamento e delle risorse ... |
| Bologna, 9 e 10 maggio 2026. Nei giardini compresi tra via Parri e la ex Caserma Sani si svolge una partecipata due giorni di Resistenze Spaziali ... |
| Una piantina di Bologna che indica le ubicazioni delle aree e degli immobili ex militari ... |
| Un momento della partecipata assemblea ... |
| Un manifesto della iniziativa ... |
| Centinaia di alberi e molti arbusti da salvare dai propositi di abbattimento contenuti in una pianificazione concordata tra Enti gestori ed attuali Amministratori comunali ... |
| La serata continua all'esterno della ex Caserma con letture, poesie, musica, cibo. Un presidio democratico che rivendica diritti e doveri universali, giustizia sociale e climatica ... |
| Uno striscione "contro la sorveglianza speciale" contenuta nei provvedimenti votati dal Parlamento e prontamente sperimentati a Bologna ... |
| Un altro striscione "le lotte non si arrestano" ... |
| L'abbraccio di solidarietà dei presenti ... |
| Riecco il sorriso di Valentina ... |
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| Sabato 13 e domenica 14 GIUGNO a Bologna, presso la Casa di Quartiere Scipione Dal Ferro di via Sante Vincenzi 50, INCONTRO dei MOVIMENTI AMBIENTALI e SOCIALI, partecipate! |











Due considerazioni per approfondire.
RispondiEliminaPrimo. Mentre alcuni studiosi nelle loro relazioni rilevano le conseguenze naturali della conservazione (su demografia e clima) dell'attuale meccanismo di crescita, le autorità politiche ed amministrative si adattano a queste tendenze al 2050 e non pensano o indicano azioni correttive o di prevenzione. Giusto?
Secondo. In questo contesto il nostro sindaco e la sua coalizione si preoccupano di trovare condivisioni strategiche di pianificazione con le destre civiche dei guazzalochiani bolognesi nonché di Fitto e Meloni piuttosto che coinvolgere il popolo perplesso delle periferie di Borgo Panigale, di Corticella o del Pilastro e i ribelli di ultima generazione. Dico bene?
Auguri!
Molti auguri!
PS. Domenica si è votato a Comacchio e Vignola. Qualche studioso ha prodotto analisi dei flussi elettorali?
Ciao!