mercoledì 5 agosto 2026

Parlano di violenza, nascondono i conflitti

Un corteo No TAV a Venaus, in Val di Susa, con migliaia di manifestanti ... 










Il manifesto ha pubblicato un articolo di Walter Massa, Presidente nazionale dell'ARCI, storica associazione "culturale e di promozione sociale", particolarmente radicata nel territorio bolognese ed emiliano romagnolo. I suoi argomenti e le sue tesi sono un importante contributo per il confronto politico aperto nel Paese e nelle diverse realtà locali.

Acquisirne consapevolezza e "restituire profondità al dibattito pubblico, distinguere le responsabilità, affrontare le cause dei conflitti e non limitarsi a gestirne gli effetti, utilizzando i palcoscenici mediatici o social per benedire o maledire ciò che accade" sarebbe un decisivo passo avanti. Anche a Bologna.

"Perché è nella qualità della nostra democrazia, e non nell’intensità della repressione, che si misura la capacità di un Paese di attraversare le proprie contraddizioni senza smarrire sé stesso". Anche questa conclusione ci riguarda direttamente. Per ciò che rappresenta Bologna e per ciò che ancora emerge da questa Città. Decisivo è riflettere e mobilitarsi per costruire una vera alternativa al sistema di potere ed a classi dominanti conservatrici. Una alternativa lungimirante nelle politiche e radicata nella società.



Parlano di violenza, nascondono il conflitto di Walter Massa

Sì è parlato nuovamente molto di violenza. Napoli, Bologna, la Valle di Susa solo per citare le ultime. Ma anche l’attualissima discussione sul decreto legislativo sul riconoscimento facciale. Vicende diverse, con storie, contesti e responsabilità differenti.

Sarebbe un errore cercare un’unica spiegazione o sovrapporre ciò che non è sovrapponibile. Ma sarebbe altrettanto sbagliato leggere questi come episodi isolati, senza interrogarsi sulla fase politica nella quale si collocano e sul modo in cui vengono raccontate e utilizzate nel dibattito pubblico. Un dibattito che è tossico e non da oggi.

Ed è questo il punto che rischia di sfuggirci. Ogni volta il confronto si riduce rapidamente a una contrapposizione ormai prevedibile: violenza o nonviolenza, ordine o disordine, repressione o tolleranza. È una discussione legittima e necessaria per carità, anche in questi schematismi stringenti e semplificatori. Ma se diventa l’unica chiave di lettura, finisce per produrre un effetto pericoloso: la cronaca prende il posto della politica e le ragioni dei conflitti scompaiono dietro la loro rappresentazione. Le cause lasciano spazio agli effetti. Si smette di discutere delle questioni per concentrare l’attenzione esclusivamente sullo scontro. È così che il conflitto sociale viene progressivamente trasformato in una questione di ordine pubblico. E qui, tesi, prese di posizione, distinguo invece si sprecano.

È dentro questa trasformazione che si collocano la responsabilità della politica e dell’informazione in un mix davvero dannoso a mio avviso. Non perché qualcuno possa pensare che episodi così diversi siano prodotti o diretti da una regia unica. Sarebbe una lettura molto semplicistica allo stato attuale. Ma perché esiste una precisa responsabilità nel modo in cui quei fatti vengono immediatamente ricondotti dentro una narrazione che individua nel dissenso un problema di sicurezza e nella repressione la principale, se non l’unica, risposta politica.

Colpisce, da questo punto di vista, un paradosso. Mai come oggi la destra ha concentrato nelle proprie mani tanto potere istituzionale. Eppure continua ad avere bisogno di costruire un clima da campagna elettorale permanente, fondato sull’individuazione di nuovi nemici e sull’alimentazione dello scontro identitario. Nessuna proposta, se non il diritto alla difesa da tutto ciò che può essere vissuto come altro. È il segno certamente di una difficoltà politica: quando si fatica a dare risposte convincenti alle grandi questioni sociali – di cui, notate, nessuno parla – diventa più semplice spostare il terreno del confronto sul conflitto permanente. E bisogna denunciarlo con più forza. Come dobbiamo denunciare che ciò che oggi si dichiara alternativo alla destra non può giocare sullo stesso terreno, dentro lo schema proposto. Ma ha la responsabilità di offrire un punto di vista alternativo e un terreno differente.

Il rischio è evidente. Non tanto, per il momento, quello di una guerra civile vera e propria (l’utilizzo dell’Ice negli Usa insegna) quanto quello di un sempre più progressivo deterioramento della nostra democrazia. Costruire un clima da guerra civile permanente significa trasformare ogni conflitto in una minaccia e ogni forma di dissenso come un problema di ordine pubblico. E significa delineare una società più fragile, più impaurita e, in definitiva, meno libera.

Per questo la risposta non può essere quella di rimuovere il conflitto, demonizzandolo tout-court. Una democrazia senza conflitti non esiste. La sfida è impedire che essi vengano trasformati in odio reciproco continuo e in una risorsa per chi sceglie di governare attraverso la paura. Servono più politica, più partecipazione, più spazio civico, più corpi intermedi, più luoghi nei quali le tensioni sociali possano trovare riconoscimento, rappresentanza e confronto.

Serve affrontare in modo nuovo e serio il tema di come – mentre aumentano le zone rosse, i divieti, i reati che criminalizzano tutte le forme di azione diretta – riuscire a coniugare alternanza, disobbedienza, conflitto con efficacia e consenso. Dipanare la nebbia significa ricominciare da qui. Ed è una riflessione che tocca tutte e tutti.

Restituire profondità al dibattito pubblico, distinguere le responsabilità, affrontare le cause dei conflitti e non limitarsi a gestirne gli effetti, utilizzando i palcoscenici mediatici o social per benedire o maledire ciò che accade.

Perché è nella qualità della nostra democrazia, e non nell’intensità della repressione, che si misura la capacità di un Paese di attraversare le proprie contraddizioni senza smarrire sé stesso.

(il manifesto, 5 agosto 2026)


Una recente prima pagina del Quotidiano Nazionale - Il Resto del Carlino (22 luglio 2026)
Ovvero "piazza violenta" e "no a chi alimenta odio" nascondono grandi ed irrisolti problemi della vita quotidiana di cui, Meloni e chi governa il Paese e le città, si occupa relativamente e male ...
 

Ancora sulle pagine de il Resto del Carlino Bologna ... (22 luglio 2026)
Dal PD la giusta difesa della mobilitazione popolare di Piazza Nettuno si intreccia con la mancata denuncia delle pesanti responsabilità di chi ha gestito Polizia e Carabinieri in Piazza Roosevelt e nel centro storico della Città ... Come a Genova 2001: violenza e repressione sono usate politicamente per imporre logiche e leggi autoritarie e lesive di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana ...








La prima pagina nazionale di la Repubblica, con Giorgia Meloni all'attacco del Sindaco di Bologna ... (22 luglio 2026)


... e Lepore in difesa: "Non cederò ai violenti" (la Repubblica Bologna, 22 luglio 2026)
Una disfida che lascia irrisolte le tante questioni aperte e su cui Governo ed Amministrazioni locali debbono rispondere alle comunità con politiche diverse dal passato e dal presente ...


Eppure anche qualche foto pubblicata su la Repubblica Bologna (22 luglio 2026) dovrebbe indurre a capire le dinamiche degli scontri di Piazza e la complessiva mancanza di professionalità nella gestione della forza pubblica e di servizi essenziali per la vita sociale ... (già evidenti nella inaccettabile morte di Abderrahim Fakir)








Un passo indietro. Bologna, aprile 2024. Il Corriere di Bologna, il giorno dopo il taglio di 7 alberi al Parco Don Bosco, con le cariche della Polizia contro centinaia di cittadini mobilitati pro natura e pro cultura (un settantenne con braccio rotto), titola: "Asse Lepore - Piantedosi: scene di violenza inaccettabili"










Ancora di "violenza" parlano Sindaco e dirigenti PD (non il Presidente nazionale dell'Associazione Nazionale dei Partigiani d'Italia) quando una ventina di donne del Comitato Besta espone, in silenzio, alla Festa dell'ANPI durante un intervento del Sindaco Lepore, le immagini delle violente cariche della Polizia e dei Carabinieri contro i manifestanti pacifici del Don Bosco avvenute il 20 e 21 giugno ... (27 giugno 2026)
 







Dopo il "passo di lato" sulle Besta, il Corriere sintetizza così la scelta del Sindaco: "Si rischiava un G8 e Bologna non lo merita" ... (30 luglio 2024)
Ancora una volta la questione è altra rispetto al merito del conflitto!


Sul Quotidiano Nazionale - il Resto del Carlino esplicita il deputato PD Andrea De Maria: "Guerriglia da evitare. Ma no al precedente" (30 luglio 2024)







Passano mesi e il Corriere di Bologna titola "MuBasta sotto accusa. Lepore duro: violenze vergognose, tutti lo dicano" ... (13 aprile 2026)


Lo stesso giorno QN - il Resto del Carlino titola con una frase di Lepore "La politica si dissoci dai violenti" ... (13 aprile 2026)


... e il giorno dopo "Solidarietà di Piantedosi a Lepore: i violenti vanno sempre isolati" (14 aprile 2026)








Un consiglio non richiesto, in particolare a chi ricopre cariche pubbliche: ricercare le ragioni che motivano donne, uomini e tanti giovani a mobilitarsi per la conversione ecologica, la giustizia sociale ed un nuovo autonomo protagonismo delle persone ...


Tra gli altri, sono recentemente usciti i volumi con gli atti dei due Convegni svolti al Cinema Perla nel maggio e nel dicembre del 2024 a cura del Comitato Besta ...
 

























Nell'Indice del primo volume contributi di Fulvia Antonelli, Fausto Bonafede, Sara Cannizaro, Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2), Nicoletta Frabboni, Fioretta Gualdi, Federica Lucchesini, Stefano Magagni, Vittorio Marletto, Mario Marcuz, Roberto Panzacchi, Paolo Pileri, Nino Pizzimenti, Daniela Rocca, Cosima Spinelli, Daniele Zanzi.
 

Nell'Indice del secondo volume contributi di Fulvia Antonelli, Milana Benassi, Marco Bettazzi, Mauro Boarelli, Gabriele Bollini, Biancamaria Cattabriga, Luca Gulli, Makebo, Lidia La Marca, Stefano Magagni, Micaela Mazzoni, Vincenzo Pergolizzi, Nino Pizzimenti, Maria Cristina Zanini, Cesare Zoboli.




















Cultura e Natura muovono persone e comunità. Ieri al Bosco Ospizio di Reggio Emilia: da una settimana in presidio permanente e da anni in lotta per difendere alberi ed ecosistema dai propositi di un nuovo supermercato Conad ... (5 agosto 2026)















... a fronte dei 37-38°C. che da giorni colpiscono la Regione e l'intera pianura Padana. Contro le recinzioni erette dalle aziende che vorrebbero costruire, striscioni e simboli del movimento di lotta
 

... ed un volantino: il Bosco Ospizio è un Ecomuseo ...




Tra i partecipanti, una assemblea in "cerchio" e conversazioni per gruppi ...


Pensieri e frutti














Creatività e manualità ...














Arte ...












Solidarietà ...




















Appelli sulla via Emilia: "E' il bosco che rigenera la Città! Salviamolo/ci" ...




















"Anche se ancora non vi è del tutto chiaro, stiamo lottando per darvi il tempo di capirlo: stiamo lottando per n/voi!!!


1 commento:

  1. Bravi. Nascondono i conflitti. Ma forse, più correttamente, tentano di nasconderli. Primo le guerre. Così i favorevoli provano a rimuovere la spesa crescente per le armi.
    Terribile e assurdo questo impegno.
    Che tuttavia non sfugge.

    Una critica Capisco i boicottaggi. Servono a punire scelte non condivise. Però quanti sono i nuovi supermercati che qualifica e là occupano spazi vitali e utili?
    Quindi perché boicottare Conad e non pure tutti gli altri gruppi della grande distribuzione?
    WM

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