venerdì 16 gennaio 2026

Questo mondo è da cambiare ...

Una manifestazione a Bologna contro il blitz dell'esercito americano a Caracas 










Svizzera, Venezuela, USA, Groenlandia, Iran. Nei primi quindici giorni del nuovo anno fatti di grande rilevanza hanno evidenziato vecchie e nuove contraddizioni. E' irragionevole contenere le critiche ed assumere posizioni ed iniziative tese alla conservazione di sistemi economici e sociali in crisi e che propongono l'urgenza di un cambio radicale di cultura e di governo dei processi.

Ciò che emerge dal rogo del bar Le Constellation di Crans-Montana è l'immagine di un Paese in cui i grandi profitti, la ricchezza diffusa e un elevato tenore di vita della comunità si combinano con livelli di insicurezza e di pericolo inaccettabili. I filmati, i racconti dei testimoni e le prime indagini raccontano di proprietari irresponsabili e di assenza totale di controlli pubblici. La patria della precisione, delle banche e delle assicurazioni non garantisce le risorse necessarie per attuare politiche serie e rigorose di prevenzione, di primato della salute delle persone e di cura degli ambienti di vita.

Il blitz di Caracas con il sequestro del Presidente, Nicolas Maduro, e di Cilia Flores, con l'assassinio di decine di uomini della loro scorta testimonia, in diretta mondiale, la nuova azione militare spregiudicata e violenta degli Stati Uniti d'America e, inoltre, innaturali intese con settori del regime venezuelano. Le giustificazioni addotte dall'Amministrazione Trump per l'operazione condotta senza alcun coinvolgimento di Istituzioni internazionali e federali (come l'ONU e il Congresso di Washington) hanno presto lasciato il campo della comunicazione per concentrarsi sull'avvenuto "controllo statunitense del Paese sudamericano", ora retto dalla ex Vicepresidente e neo Presidente Delcy Rodriguez ("la fantastica" parola di Trump), e delle risorse petrolifere e di gas "necessarie agli interessi USA". La giusta soddisfazione per la liberazione di Alberto Trentini e di altre centinaia di prigionieri politici non può, dunque, oscurare l'inaccettabile riproporsi della dottrina imperialista della Casa Bianca che rivendica per se un "cortile di casa" per contrastare il quale si continua, da quattro anni, a fare guerra alla Russia, tramite l'Ucraina.

Il messaggio al mondo ed ai connazionali di "King Donald" è diretto, arrogante, senza ambiguità. I suoi propositi MAGA saranno perseguiti. Chi protesta e si oppone pagherà di persona. A Minneapolis Renee Nicole Good, una mamma (bianca) di 37 anni, viene freddata per strada con tre colpi di pistola da un agente dell'ICE, il corpo speciale di polizia potenziato da Trump contro migranti ed oppositori. Ma pure "l'incompetente" potente presidente della Federal Reserve, Jerome Powel, che rivendica autonomia per la Banca Centrale dal Presidente e dal suo Staff è nel mirino. Così quella che ancora molti commentatori mainstream continuano a propagandare come "la più grande democrazia del Pianeta" si mostra capace di grazia per i protagonisti dell'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 o per narcotrafficanti condannati a 45 anni dai propri Tribunali federali, come l'ex Presidente dell'Honduras Juan Orlando Hernandez, ma inflessibile nei confronti di dissenzienti, diversi o classi sociali subalterne ed è pronta ad alterare il bilanciamento dei poteri costituzionali a tutto vantaggio del Tycoon e del potere esecutivo.

La Groenlandia, la più grande isola del mondo con soli 57 mila abitanti, è territorio del continente americano ma, dal 1721, appartenente al Regno di Danimarca. Ora "ha da essere americana, ci serve, abbiamo bisogno delle sue risorse naturali" sostiene Trump. Per conseguire l'obiettivo è disponibile a tutto: convincere, comprare o usare la forza. Non si accontenta di basi militari: una (presente) o quattro (come da accordi in essere, in ragione della comune appartenenza alla NATO). Una Europa sempre più frastornata si divide tra chi tace, chi sussurra e chi ne rivendica "la sovranità" danese. "Non siamo in vendita" dicono, a maggioranza, popolo inuit ed altri abitanti. Copenaghen pare rifiutare il prezzo stabilito dalla Casa Bianca (in 700 miliardi di dollari). Ursula Von der Leyen afferma che l'isola "appartiene al suo popolo" e che i groenlandesi "possono contare su di noi". Alcuni paesi europei inviano propri militari. Dopo l'iniziativa degli auto-definiti "volenterosi" per "una pace giusta in Ucraina" ecco un nuovo fronte di tensione che "motiva il riarmo" e la teoria della deterrenza. 

In realtà quel che emerge dalla "questione Groenlandia" è un confronto minore tra l'arroganza di chi si sente ancora potente capofila di un vecchio mondo in crisi ed il conservatorismo di chi vuole difendere uno status quo, determinato in epoca coloniale e che comunque continua a garantire privilegi e vantaggi

Così, nessun governante in Europa e nel mondo prova ad affrontare ed argomentare con studio, rigore e tenacia le grandi questioni del presente e del futuro. Tra queste: di chi sono le risorse naturali della Terra? Chi ne può disporre? Di fronte alle contese ed ai conflitti in corso la risposta è tutt'altro che scontata. Sono i nativi, i residenti dei territori che di volta in volta vengono considerati e trattati (i groenlandesi, i venezuelani, gli ucraini ...)? Sono gli Stati nazione storicamente determinati (Danimarca, Venezuela, Ucraina o Congo ...) e mutevoli in base ai rapporti di forza? Sono le potenze più aggressive del momento (Stati Uniti, Russia ...)? O potrebbero essere i paesi più popolosi e che debbono sfamare più persone (India, Cina ...)? Oppure, in base a consapevolezze e princìpi maturati nel secolo scorso, alla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e all'esplodere della questione ecologica - climatica combinata all'andamento demografico del Pianeta è ora di rilanciare e sviluppare i Progetti COP di Kyoto e di Parigi affinché i beni comuni siano considerati patrimonio intergenerazionale dei popoli della Terra! Di tutti i popoli. E dunque trattati, regolati, gestiti attraverso il dialogo (non confronti muscolari, economie di guerra, sfide al riarmo) e rappresentanze democratiche (effettive, libere, senza imposizioni autoritarie di presunti re, imperatori, uomini della provvidenza) scelte dagli oltre 8 miliardi di cittadini della Terra in Consessi internazionali utili, concordati, condivisi o accettati: una evoluzione dell'ONU per il nuovo millennio. 

Con questo approccio culturale e politico possono cambiare gli orizzonti e le esperienze. Il confronto pubblico si arricchisce, si sostanzia e si qualifica. Così ragionando globale e locale, personale e comunitario si intrecciano. Fare politica risulta più appassionante e coinvolgente: come gestire insieme i patrimoni, le fonti del benessere e della ricchezza collettiva ed individuale; come governare le risorse idriche e quelle energetiche; come rispettare e custodire la natura e la biodiversità che generano la vita; cosa e come produrre, consumare, trasportare; come gestire e regolare le risorse limitate del sottosuolo, le terre rare e l'uscita dal fossile ... Si può e si deve affermare un diverso, necessario ed auspicabile conteggio dei bilanci collettivi e personali, dei cespiti attivi e passivi; si può affermare una responsabilità sociale diffusa. La sfida continua per soddisfare i bisogni fondamentali dell'umanità, di tutte le comunità e le persone partendo dai beni comuni essenziali e da priorità definite. Così ragionando, ad esempio, la difesa e la valorizzazione della foresta amazzonica non può essere a carico del solo Brasile: traendone tutti - anche noi europei e le popolazioni di altri continenti - vantaggi ambientali e di produttività, tutti ce ne dobbiamo fare carico. 

Questa è la via da intraprendere e da sviluppare perché gli inevitabili e naturali conflitti restino comunque sul terreno civile della lotta politica e producano nuovi e più avanzati progetti e sintesi di governo capaci di contenere i cambiamenti climatici, i processi migratori, gli eventi naturali che solo pochi anni fa, quando il mondo era abitato da molti miliardi di persone in meno, consideravamo impossibili.

Così possono maturare processi di conoscenza, di reciproca comprensione e di maturazione democratica in grado di superare e vincere anche regimi oppressivi e culture fondamentaliste, riconquistando alla vita, alla libertà ed al protagonismo culturale, sociale e politico donne, uomini e soprattutto giovani generazioni. 

L'Iran è di nuovo al centro dell'attenzione internazionale. Il regime religioso emerso dal processo di liberazione popolare dal regno dello Scià Reza Pahlavi nel 1979 combinato con l'isolamento e le guerre scatenate contro la Repubblica islamica dall'Occidente e dai vicini Stati arabi sunniti hanno prodotto contraddizioni esplosive e condizioni insostenibili di vita per una parte crescente della società. Le rivolte hanno coinvolto donne, giovani, ceti sociali colpiti nelle condizioni quotidiane di vita. La sfida del nucleare è divenuta, al contempo, fattore di difesa dagli attacchi esterni e motivo di concentrazione di risorse e di potere per i vertici politici, religiosi, imprenditoriali e per le milizie armate. L'irrisolta questione palestinese, i perduranti conflitti nel Medio Oriente, lo scontro con Israele e le ripetute incursioni militari degli eserciti di Netanyahu e Trump hanno alimentato crisi economica, chiusure autoritarie, repressione di ogni forma di dissenso e di esercizio di libertà. I massacri di questi giorni, come quelli del passato, naturalmente non si risolvono con interventi militari di potenze straniere. Le minacce di Donald Trump, al contrario, e le pretese di ritorno degli eredi monarchici del passato possono solo alimentare altre violenze. E aprire un altro fronte di guerra in cui le grandi potenze nucleari - USA, Cina e Russia - e dell'area - Israele, Turchia, Pakistan - si giocano interessi sempre più importanti.

Conviene dunque attivare, qui ed ora, l'arma della critica e la critica alle armi. Prima che sia troppo tardi. Aggiornando argomenti, iniziative ed azioni che tra settembre ed ottobre 2025 hanno determinato una partecipazione straordinaria pro Palestina, pro Global Sumud Flotilla e pro solidarietà internazionale.


Bologna, 10 gennaio 2026. Attivisti e cittadini si concentrano in Piazza XX Settembre: "Contro la guerra ... Se vuoi la pace, prepara la pace" 








Le guerre fallite di questo secolo insegnano che la democrazia non si esporta con missioni militari, eserciti, blitz e violazioni della Carta dei Diritti e dei Doveri universali: "giù le mani dal Venezuela!" ...















In via dell'Indipendenza sventolano bandiere di sindacati di base, associazioni e partiti di sinistra ...














Alle spalle di uno striscione in lingua spagnola all'incrocio con le vie Irnerio e dei Mille ...














La mobilitazione e la solidarietà internazionalista per "Bologna è una regola" ...














Il corteo attraversa via Rizzoli ...












Davanti al Sacrario dei caduti partigiani per la lotta di liberazione dal nazi fascismo, ragazze e giovani espongono le foto delle vittime cubane del blitz dell'esercito americano a Caracas ...














Una immagine del presidio di Piazza del Nettuno ...














La politica di Trump pratica un modello dove la forza vale più dei diritti: un cartello di critica e di condanna è esposto a Bologna durante lo sciopero generale del 22 novembre 2025 ...









Il Governo Meloni (con Salvini, Tajani e Crosetto) sostiene che "la pace si ottiene con la deterrenza ed il riarmo: un altro cartello di critica allo sciopero generale del 22 novembre manda in fumo una bugia ed una illusione ...






















Dalla prima alla seconda metà del mese di gennaio: alcuni dei prossimi appuntamenti a Bologna:

Venerdì 16 gennaio, ore 18, piazza del Nettuno. Dall'Iran al Rojava: Donna, Vita, Libertà!




















Tutti i venerdì, dalle 16, Parco Militini, Moneta, Stefanini del Pilastro. Appuntamento con merenda. Firmato MuBasta!
 



















Sabato 17 gennaio, ore 11, piazza del Nettuno. "Scendiamo in piazza per la pace e per i diritti. Tutto serve al mondo, tranne che altre guerre e la corsa al riarmo". Firmato ANPI, ARCI, CGIL












Sabato 17 gennaio, ore 17, Circolo ARCI Guernelli. Presentazione del libro "Alberi: fermiamo la mattanza" di Linda Maggiori. Firmato Comitato Besta e Comitato Don Bosco















Martedì 20 gennaio, ore 18,30, Sala consiliare via Saliceto 3/20. Partecipiamo al Consiglio di Quartiere Navile per dire "Stop al parcheggio multipiano di via Saliceto ...




















Lunedì 26 gennaio, ore 20, Nuovo Cinema Nosadella. "Uniti contro la guerra, Bologna contro la censura. La libertà di parola non è un'opinione, ma un diritto costituzionale!" 
















31 gennaio, dalle 10 alle 17.30, Biblioteca di San Domenico. "Distruzione di un sistema sanitario, genocidio di un popolo. Evidenze, priorità e testimonianze dalla Striscia di Gaza".





7 commenti:


  1. Si, investire sul riarmo non aiuta affatto la pace e la comprensione. Adottare la linea della deterrenza vuole dire sfiducia nell'interlocutore.
    Unica osservazione: tante iniziative, anche sovrapposte. Peccato.
    Anna

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  2. Leggo che Maria Corina Machado in visita alla Casa Bianca per convincere Trump gli ha consegnato il Premio Nobel per la pace recentemente ricevuto. Da donna a donna le direi che ha perso la mia stima.
    Anna

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  3. Leggo con favore una lettura analitica e problematica dei fatti. Non sopporto il tifo acritico di troppi commentatori. E neppure le certezze di certi statisti e partiti che sposano cause o interventi acriticamente.
    Sul Venezuela e sull'Iran, come già successo per le guerre in Medio oriente ed Ucraina non si misurano buoni e cattivi, giusti e terroristi. Almeno io con le limitate informazioni che possiedo non mi sento di avallare l'imperialismo aggressivo di Trump o il sionismo razzista di Netanyahu ma capisco le lotte dei dissidenti ed ascolto le versioni dei profughi con cui parlo. E non giustifico i metodi violenti dei regimi di Caracas e Teheran, con negazione dei diritti, assassinio e carcere.
    Mi fanno pensare le considerazioni sulla Groenlandia. E la proposta di condividere problemi, intelligenze, tecnologie, e risorse naturali disponibili tra tutti i popoli del mondo mi sembra una indicazione saggia e meritevole di adeguato approfondimento.
    L.

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  4. Leggo con favore una lettura analitica e problematica dei fatti. Non sopporto il tifo acritico di troppi commentatori. E neppure le certezze di certi statisti e partiti che sposano cause o interventi acriticamente.
    Sul Venezuela e sull'Iran, come già successo per le guerre in Medio oriente ed Ucraina non si misurano buoni e cattivi, giusti e terroristi. Almeno io con le limitate informazioni che possiedo non mi sento di avallare l'imperialismo aggressivo di Trump o il sionismo razzista di Netanyahu ma capisco le lotte dei dissidenti ed ascolto le versioni dei profughi con cui parlo. E non giustifico i metodi violenti dei regimi di Caracas e Teheran, con negazione dei diritti, assassinio e carcere.
    Mi fanno pensare le considerazioni sulla Groenlandia. E la proposta di condividere problemi, intelligenze, tecnologie, e risorse naturali disponibili tra tutti i popoli del mondo mi sembra una indicazione saggia e meritevole di adeguato approfondimento.
    L.

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  5. Dopo 46 anni di regime islamico anche basta! la soluzione non è ovviamente bombardare il Paese ma sostenere la lotta coraggiosa di chi si oppone.
    Per il Venezuela non so se la soluzione dei Rodriguez possa considerarsi un passo avanti, ma anche qui al Regime di Maduro cosa era rimasto di bolivariano e di gestione comunitaria delle risorse?
    USA e UE restano mondi votati alla conservazione del potere acquisito nei secoli. Sarà duro scalzarli!
    Titti

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  6. Si, sbellichiamoci!
    (per dirla con Alessandro Bergonzoni)

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  7. Condivido la cultura "pensare globale ed agire locale" ma quel che a me sfugge è il progetto intermedio che consente di fare valere l'impegno dei cittadini nelle scelte di governo del mondo e/o dei paesi.
    A.

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