giovedì 13 giugno 2013

Il voto. Oltre la propaganda


Si è votato per molte Amministrazioni locali, per i Sindaci e per il governo di piccole e grandi città.
Chi vuole trarre da questo voto un giudizio degli italiani sulla nuova maggioranza nazionale PD - PDL - Centro di Monti è libero di farlo. 
Lo ha fatto subito anche il Presidente del Consiglio (evidentemente bisognoso di conferme) sostenendo che il Suo Governo viene "rafforzato". 
Organi di informazione, commentatori e politici propongono, in alcuni casi, letture anche più ardite, strumentali e propagandistiche. Fatti loro. Salvo la RAI, che dovrebbe essere un servizio pubblico di informazione e non un volgare strumento di propaganda.
Per chi vuole cercare di capire, evitando semplificazioni ed azzardi che (in futuro) possono essere pagati a caro prezzo (come successo anche in un recente passato), meglio restare al merito, al reale oggetto del contendere e partire dai voti effettivamente espressi.

I romani si sono liberati di Alemanno. Oltre la metà degli elettori che lo avevano votato 5 anni fa (preferendolo a Rutelli) lo hanno abbandonato (da 783.725 a 374.883). Ha vinto il candidato del Centrosinistra Ignazio Marino. Un PD critico e coraggioso, che prima di dimettersi da parlamentare (finalmente senza garanzie certe di ruoli) ha votato per Rodota' Presidente della Repubblica e non ha espresso la fiducia al Governo LettAlfano. Al ballottaggio ha conquistato meno voti di quelli raccolti nel 2008 dal perdente Francesco Rutelli, ma è andato oltre i consensi del primo turno (di 150.000 voti) e di Bersani, nelle politiche di febbraio (di 125.000 suffragi).
In un altro vicino capoluogo, a Viterbo gli elettori hanno analogamente abbandonato il Sindaco uscente Marini, di Centrodestra (che passa da 21.961 voti a 9.759) eleggendo (con 16.514 voti) il candidato del Centrosinistra, che tra il primo turno (in flessione sulle precedenti comunali di 2.000 voti) ed il ballottaggio guadagna 4.000 voti.
Dal Centro al Nord. 
I bresciani hanno bocciato il Sindaco uscente Paroli, sempre di Centrodestra (da 61.011 voti a 36.027). Vince Del Bono (Centrosinistra) con 46.850 voti. Passa da un primo turno in cui ha perso oltre 8.000 voti (sulle comunali del 2008) ad un ballottaggio in cui conquista 12.500 voti.
A Imperia crolla il potere locale dell'inconsapevole Scaiola: il candidato PdL (fedelissimo dell'ex Ministro) viene travolto dal competitore di Centrosinistra. In 5 anni il Centrodestra passa da 16.630 voti a 4.140. 
A Treviso si sgretola un ventennio di potere indiscusso. Il Sindaco "sceriffo" Gentilini, la Lega Nord e il PdL perdono (17.159 voti contro i 25.780 delle ultime comunali) da un giovane e popolare (cattolico) candidato Sindaco che, nel ballottaggio (21.403 voti) avanza progressivamente nei consensi, rispetto al 2008 (14.001) ed al primo turno (17.461).
Si potrebbe continuare. Forse anche con analisi relative al primo turno delle comunali siciliane (i cui dati sono di difficile reperibilità e di ancor più 
difficile lettura per la quantità di liste civiche e di candidati). 
Lo sgretolamento politico e del blocco sociale di PdL e Lega Nord è evidente. 
C'è da chiedersi come possa il mago Berlusconi, oltre i sondaggi (pro domo sua e loro) recuperare questa situazione in elezioni vere, libere e democratiche.
Un voto di normale alternanza? Anche. Il sistema elettorale degli Enti Locali facilita l'alternanza. E, nell'alternanza, PD e Centrosinistra vincono (ancora).
Ma sarebbe sbagliato non cogliere una richiesta più forte, marcata.
Una domanda diffusa di cambiamento! Non nuova. Riguarda anche la sinistra, il PD ed il Centrosinistra. 
A Siena, città del Monte dei Paschi, il nuovo Sindaco PD e "renziano", è costretto al ballottaggio (in una città storicamente rossa e in cui alle ultime elezioni il Centrosinistra aveva incassato al primo turno il 55%, con 17.802 voti). Vince di un soffio (con il 52%) senza recuperare molti dei consensi perduti (passa, infatti, da 11.520 voti di due settimane fa, a 12.076) nonostante al primo turno 2.999 voti (oltre il 10%) siano andati ad una lista alternativa di sinistra e 2.494 voti (quasi il 9%) al M5S. Il Centrodestra 
civico (senza simboli di partito!) in crescita dalle precedenti amministrative (da 5.933 a 6.809 voti) e capace di aggregare molti consensi critici e civici (11.146 al ballottaggio) conquista il 48%.
A Pomezia l'Amministrazione di Centrosinistra (vincitrice nelle ultime comunali contro il Centrodestra con 14.514 voti, il 61%) è costretta al ballottaggio contro il M5S, che supera il Centrodestra. In soli quindici giorni perde oltre 1.300 voti (passando dai 9.395 consensi raccolti al primo turno a 8.050) a fronte del raddoppio del giovane candidato "grillino" (da 6.949 voti a 14.144), che vince conquistando, evidentemente, sia a destra che a sinistra.
A Barletta, come alle precedenti comunali, vince ancora il Centrosinistra. Ma il risultato di Cascella (già portavoce al Quirinale di Giorgio Napolitano) è in calo costante: dai 31.951 voti del 2011, ai 24.388 del primo turno, ai 23.749 del ballottaggio. Stesso andamento del competitore di Centrodestra, che passa dai 17.944 voti del 2011, ai 15.008 del primo turno, a 14.014. E' davvero difficile leggere questo voto senza entrare nelle dinamiche locali, in quelle peculiarità proprie di quasi tutto il sud Italia (richiamo ancora la difficile lettura del primo turno amministrativo siciliano) che nel secolo scorso portava a parlare di una  "grande questione meridionale", intreccio di storiche specificità culturali, sociali e politiche.
Con queste necessarie premesse ed avvertenze si possono fare alcune ulteriori considerazioni.
La crisi economica e la stretta finanziaria (europea e internazionale) scaricata sugli Enti Locali, come sulle istituzioni nazionali creano problemi a chiunque è chiamato a governare. Soprattutto se le pratiche politiche ed amministrative restano ferme, prive di adeguamenti, di creatività, di risposte serie e all'altezza dei problemi nuovi, insieme economici, sociali e democratici.
Le difficoltà crescenti nella vita quotidiana e nella visione del futuro pongono a tutti i cittadini, di ogni condizione e cultura, interrogativi inediti, domande critiche, bisogno di nuovi orizzonti e di fatti. Se il secolo scorso era "il socialismo realizzato" ad impoverire tanti popoli dell'Europa, da qualche tempo ci si interroga seriamente sull'impoverimento provocato dal "capitalismo realizzato", con il ruolo dominante della finanza ... E in discussione non è solo il neoliberismo, ma anche la socialdemocrazia nelle sue diverse versioni.
Siamo alla crisi di sistemi e compromessi storici. Occorre aprire percorsi nuovi ed originali. 
Su questo dovrebbero ragionare e discutere Epifani, Renzi, Barca, Cuperlo, Civati e quanti altri pensano di rianimare un Partito per molti lavoratori, giovani, intellettuali, elettori di sinistra, oggi, distante e indigeribile. Un Partito (uno?) in ogni caso interlocutore per chi vuole sviluppare la democrazia e la partecipazione dei cittadini e che va ... verso un congresso decisivo.
Le pratiche clientelari e arroganti, la corruzione, il potere privo di qualità e di finalità sociali chiare e comprensibili non pagano più.
Il voto è (e sarà in futuro) molto più libero e mobile del passato. Reggono ancora, ma sempre meno, vecchie e stabili appartenenze, equilibri, sistemi di 
potere.
Si ricercano nuove sponde e strumenti. 
Molti elettori si fanno di volta in volta un'idea, una opinione sui soggetti politici in campo. 
Funziona il voto utile, mirato, per raggiungere uno scopo, per ottenere un risultato concreto anche se parziale e limitato. 
Un voto sicuramente discutibile, anche per interlocutori vicini (amici e/o colleghi) con cui si era abituati a "viaggiare" politicamente di concerto, in comunanza. 
Un voto incerto e modificabile anche rapidamente, di fronte a nuovi scenari, ad un diverso contesto. 
Un voto differenziato tra elezioni politiche ed amministrative, regionali o europee. Ma, come si vede, anche tra primo e secondo turno, o disgiunto nella stessa scheda, tra schieramento, lista e sindaco.
È il caso di farsene una ragione. Per questo pare improprio e fuorviante di fronte ai dati concreti di queste comunali (considerando l'altissima astensione e i voti assoluti a candidati e liste) parlare di "recupero", "rivincite", "ritorno alla naturale alternanza" ... È solo propaganda.
Questa fase di crisi e di cambiamento è stata colta da Grillo. Più di altri, spesso, incapaci di ascoltare ed entrare in sintonia con le principali vittime della crisi, spesso intenti a difendere vecchi (a volte recenti) interessi e/o posizioni (di potere, di governo e di sottogoverno, di lavoro, di status ...). 
Mentre Grillo, con una originale, forte (per molti fastidiosa) comunicazione batteva e ribatteva su problemi vissuti e contraddizioni reali (il rapporto perverso tra politica ed affari, la corruzione dilagante, la contraddizione insopportabile tra privilegi e precarietà, tra produzioni obsolete e bisogni essenziali, le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e il vecchio, iniquo, sfruttamento delle risorse primarie; il bisogno di partecipazione, di comportamenti coerenti e di pratiche politiche nuove e le spinte autoritarie, 
le chiusure di caste dominanti ...)
Certamente non ancora un pensiero compiuto, un progetto maturo e all'altezza delle trasformazioni necessarie. Piuttosto approcci, idee ed obiettivi comprensibili, praticabili ed anche praticati (come quello, concretissimo, della restituzione dei rimborsi elettorali). 
Anche per questo il M5S ha raccolto tanti (troppi?) consensi alle politiche di febbraio (molti meno alle contemporanee regionali di Lazio e Lombardia). 
Consensi sorprendenti, insperati, anche perché spesso invisibili, senza dirigenti e volontari conosciuti, incontrati per strada, in piazza, sui luoghi di lavoro, ascoltati in televisione o alla radio ... Non di meno, consensi comprensibili, motivati, da leggere politicamente al di là della possibile naturale avversione per le caratteristiche comunicative e lo stile del comico divenuto leader politico.
Naturalmente il voto critico, libero ed utile degli elettori vale (e viene esercitato) anche verso Grillo ed il M5S. 
Queste amministrative lo dimostrano.
Nel territorio, nelle tante città la forza comunicativa trascinante (aggressiva, spesso fastidiosa, a volte insultante ed arrogante) di Grillo non può coprire la debolezza di candidati alle prime armi, privi di esperienza, abituati a comunicare e confrontarsi attraverso internet ...
Per questo, solo chi rifiuta un voto libero, critico ed utile può manifestare sorpresa per i risultati scarsi dei "grillini" alle comunali e sopravvalutare il significato politico della "sconfitta" del M5S.  
Così come Grillo non può pensare di vivere (e crescere) di rendita. Anche lui e il M5S devono riflettere. Non limitarsi alla propaganda e all'invettiva contro chi la pensa diversamente, ma riconoscere e recuperare errori e ritardi rispetto alle necessità del momento. 
Errori che non stanno nell'essere stati coerenti con gli impegni elettorali (come molti continuano a rimproverargli), freddi ed indisponibili nei confronti di Bersani che, del resto, li ha sempre e solo sfidati a sostenere un Suo Governo, che neppure grande parte del PD e il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, volevano. Loro hanno sempre operato per confermare il percorso avviato con Monti un anno prima e prontamente riproposto con LettAlfano e la maggioranza detta di larghe intese al momento del voto per la Presidenza della Repubblica.
Errori gravi, piuttosto, nel rispetto degli interlocutori e nei potenziali amici e compagni di impegno civile e politico: come nelle polemiche, aspre e inaccettabili, con Milena Gabanelli e Stefano Rodotà, ma non solo. 
Ritardi, tanto nella proposizione di una sintesi delle priorità politiche e dell'orizzonte per cui battersi e su cui costruire convergenze ed alleanze nel paese, quanto sulla formazione e sulla crescita di persone e gruppi parlamentari e locali all'altezza delle sfide.
Il confronto continua. Per tutti. L'astensione è una sconfitta della democrazia. Per tutti.
Chi ha argomenti, creatività, volontà, coerenza ... sia partecipe e protagonista. 
La fase politica è ancora aperta e arriverà presto a nuove verifiche. Sono possibili sviluppi democratici, ma soprattutto soluzioni autoritarie.


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