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| Sono iniziati i lavori alla ex Caserma Perotti. Primo passo di un Patto tra Governi locali e nazionale ... |
Più di uno ci ha creduto. Ma, purtroppo, l'auspicio di un Sindaco capace di compiere un "passo di lato" è rimasto un sogno, un semplice e banale "pesce d'aprile". Piuttosto la difficoltà di Matteo Lepore di rispondere nel merito degli argomenti di chi si oppone al MuBa, costruito nel bel mezzo del Parco Mitilini - Moneta - Stefanini del Pilastro, porta un nucleo di strenui amici e sostenitori dell'attuale Amministrazione a tentare di spostare il confronto su tutt'altro terreno ...
Procediamo con ordine.Alle osservazioni già fatte da chi ha studiato le esperienze europee e nazionali dei MuBa (tutte gestite da privati e a pagamento, con costi a persona da 8 a 12 euro), proposte da chi ha competenze educative e formative (come insegnanti, educatori e bibliotecari del Pilastro e della Città) nonché urbanistiche e di organizzazione del territorio (vedi qui Luca Gulli, su il giornale dell'Architettura.com), oppure amministrative e finanziarie (e chiede il necessario riscontro su progetto, risorse, sostenibilità economica e di bilancio, per evitare di ripetere le tristi esperienze del People Mouver, di F.I.CO. - Gran Tour Italia o del Passante di Mezzo) si è aggiunta la Consulta del Verde del Comune di Bologna con una lettera inviata al Consiglio Comunale di Bologna, sostenuta dai rappresentanti di quasi tutte le associazioni e i gruppi ecologisti e pro natura che la costituiscono: Abitare il Savena, Associazione Fascia Boscata OdV, Associazione Parco dei Cedri nel cuore, Animal Liberation OdV, CODACONS, Comitato Bertalia Lazzaretto, Comitato Besta, CTA Comitato per la Tutela degli Alberi di Bologna e provincia, Comitato Parco Velodromo, Cruelty Free, ISDE Italia sezione di Bologna, LAC Lega Abolizione Caccia, LAV Lega Anti Vivisezione Onlus, Legambiente Bologna, LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli delegazione di Bologna, STAI Stop Taglio Alberi Italia, Unione Bolognese Naturalisti, WWF Bologna Metropolitana OdV. Con la sola astensione di Rigenerazione No Speculazione ed il solo voto contrario di Via Emilia a Colori.
Anche a questo documento di forte contenuto sociale, culturale e politico (vedi di seguito il testo integrale) l'Amministrazione Comunale, i gruppi consiliari ed i partiti che sostengono Lepore non hanno risposto.
Piuttosto, hanno scelto di inseguire frasi, scritte, immagini anonime ed isolate che gli consentono di riprendere e coltivare una narrazione fantasiosa e falsa, che descrive le lotte ed i progetti per la salvaguardia dell'ambiente naturale, del suolo e degli alberi, per la conversione ecologica delle produzioni e dei consumi come contrari al progresso ed alle libertà ed opera di movimenti "violenti" (Matteo Lepore) che, addirittura, praticano "squadrismo" (Daniele Ara). In questo trovano manforte nella comunicazione gestita dai grandi gruppi imprenditoriali - editoriali, a cui si prestano anche rispettabili personalità, lontane da fatti ed avvenimenti. E' capitato, ad esempio, al "politologo" Carlo Galli. In una intervista pubblicata su Carlino Bologna dal titolo "Questi estremisti odiano tutti. Ma non siamo in un nuovo '77" il sempre onorevole professore anziché indagare e riflettere sulle ragioni profonde che determinano quella che pure indica come "distanza tra la politica del palazzo e cittadinanza" sostiene che "il sindaco di Bologna e la Meloni a Roma non si faranno intimidire, ma un clima così può benissimo portare ad una legislazione più repressiva di quella entrata in vigore da poco. Tipico risultato degli estremisti: sfidare i poteri costituiti per ottenere una risposta repressiva e far saltare il banco. In questo si, qualche analogia con '68 e '77 forse c'è". E alla successiva domanda del giornalista "i partiti cosa debbono fare per evitarlo" Carlo Galli sostiene "la risposta deve essere netta: il conflitto politico va bene, ma l'odio non deve essere tollerato. E le istituzioni vanno rispettate". Il che consente al Quotidiano Nazionale recentemente acquisito da Leonardo Maria Del Vecchio il sotto titolo: "I partiti facciano fronte comune per isolarli".
Nostalgia di "larghe intese"?
Se allo stato delle cose affermarlo può apparire una tesi priva di solidi supporti, il contesto di guerre, di crisi e riarmo, di chiamata delle classi dirigenti europee (con rare eccezioni!) a difesa dei vecchi privilegi dell'Occidente suggerisce a tutti noi analisi, collegamenti, valutazioni decisamente più approfondite ed attente.
Ieri, ad esempio, il manifesto, quotidiano comunista, sintetizza un interessante articolo del britannico Iain Chambers, antropologo, sociologo ed esperto di studi culturali "la punizione dell'Iran o di Gaza non riguarda la libertà delle persone. E' la negazione dei diritti altrui e comporta anche la riduzione del nostro diritto di dissentire". Vale davvero la pena leggere, discutere, riflettere.
Dalla Consulta del Verde di Bologna al Consiglio Comunale
Gent.me/i Consigliere e Consiglieri,
sulla base del confronto svoltosi nella seduta del 10.3.2026, la Consulta del Verde intende esprimere una propria posizione in merito al progetto relativo a Futura, il Museo delle bambine e dei bambini.
Intendiamo anzitutto ribadire questi orientamenti di principio, già espressi in una lettera alla vostra attenzione inviata il 30.4.2024, in rapporto al caso delle scuole Besta, in cui la Consulta auspicava che:
– i parchi pubblici siano d’ora in avanti considerati dei presidi necessari alla salute pubblica da considerarsi inviolabili, che quindi cessino per sempre progetti di nuove costruzioni entro il loro perimetro;
– in caso di necessità si ricostruisca sempre e solo in situ senza danneggiare alberi preesistenti o invadere aree verdi preesistenti di parchi o comunque adibite ad uso pubblico.
Sulla base di questi punti fermi, valutiamo che la collocazione del nuovo edificio (di 748 mq a terra ai quali, pare che si aggiungano diverse aree adiacenti di superfici di cemento drenante per vialetti e piazzetta di ingresso, come da rendering del Comune di Bologna, e si aggiungeranno parcheggi per i visitatori in luogo ancora da definirsi) sia stata stabilita in un contesto inidoneo, all’interno di un’area verde prativa con la presenza anche di alberature, sulla quale insistono già altri tre stabili: la Biblioteca Spina, la Casa Gialla e la caserma dei Carabinieri, con conseguente riduzione ed alterazione dello spazio fruibile in continuità fisica. A maggior ragione per il valore simbolico e storico di quello spazio verde, per il quale si era costituito negli anni ‘60 un comitato di residenti che era riuscito ad evitarne l’edificazione grazie ad una mediazione con un’amministrazione attenta.
Per quanto riguarda il verde, il progetto prevede la messa a dimora di 38 nuovi esemplari, per compensare l’abbattimento previsto di quattro platani (anche perché risultano già abbattuti cinque alberi), e l’espianto e reimpianto in altra area del parco Mitilini Moneta Stefanini dei nove alberi esistenti che interferiscono con l’area di intervento (a loro volta piantati per compensare l’edificazione della caserma summenzionata). Auspichiamo che le specie botaniche non siano piante di piccole dimensioni, ma idonee a garantire durante l’estate benessere ai residenti e che gli alberi siano piantati in spazi che non impediscano momenti di socializzazione quali, ad esempio, partite di calcio.
Tuttavia è legittimo porsi seri interrogativi sulla qualità delle compensazioni previste, che portano a definire il progetto “a consumo di suolo zero”, nonostante sottragga ai cittadini un’ampia porzione di parco pubblico e sia causa di una netta diminuzione dello spazio libero fruibile del parco.
Rileviamo che ancora una volta per realizzare un’opera è stata tolta la presenza del verde ad alto fusto e ad alterare l’assetto del suolo permeabile.
In particolare su questi aspetti sarebbe stato necessario il coinvolgimento della Consulta del Verde, mettendo a sua disposizione una documentazione esauriente con congruo preavviso, per porla nelle condizioni di esprimere un parere in tempi adeguati.
Rispetto al conflitto nella zona Pilastro, generatosi all’apertura del cantiere e tuttora in atto con il perdurare di una certa tensione e sostanziale chiusura degli spazi di dialogo, rileviamo che:
– sarebbe stato necessario attivare già nel 2022 il confronto partecipativo sul progetto in un’ottica cittadina a 360 gradi, per consentire di valutare a fondo l’utilità, la funzione e la contestualizzazione urbanistica dell’opera, avendo l’attenzione di coinvolgere gli abitanti delle case che si affacciano sul parco;
– sarebbe stato necessario dare conseguentemente il massimo rilievo ai contributi dal basso rispetto all’individuazione del sito e alla connotazione dei servizi erogati dalla struttura, magari utilizzando anche forme di consultazione online degli abitanti con un questionario da compilare via e-mail o da una pagina dedicata sulla Rete Civica.
E’ evidente che il modello partecipativo utilizzato non sia stato adeguato in quanto ci si è affidati a momenti di consultazione che hanno riguardato un numero limitato di persone, principalmente già attive sul piano sociale.
Era stato detto nei mesi scorsi che Bologna non ha bisogno di prove muscolari, ma la chiamata in causa dalla polizia, da parte dell’Amministrazione Comunale contro le proteste dei residenti – che ha solo inasprito i rapporti e impedito un possibile confronto per una soluzione equilibrata – conferma l’urgente necessità di attivare procedure che amplino l’esercizio della democrazia nella nostra città.
I conflitti non possono essere gestiti in termini di ordine pubblico e, come già accaduto, di ricorso della forza.
Chiediamo anche che si apra un’indagine ambientale sugli effetti dell’uso dei lacrimogeni, le cui componenti chimiche potrebbero aver lasciato sul terreno tracce nocive: infatti il gas lacrimogeno CS (orto-cloro-benziliden-malononitrile) è noto per gli effetti a breve e lungo termine, assai gravi, che può avere non solo sulla salute dell’uomo, ma anche sull’ambiente.
Anche se gli spazi di dialogo e ripensamento sembrano chiusi, vorremmo si evitasse un’ulteriore esasperazione del conflitto e si ricostituissero le condizioni per trovare soluzioni non affidate alla forza e degne invece di un confronto di merito autentico per la salute democratica della nostra città.
(Bologna, 26/03/2026)
Da Gaza all'Iran. Il disegno antidemocratico della nuova mappa coloniale" di Iain Chambers
Mentre scrivo, Israele e gli Stati Uniti stanno bombardando intensamente l’Iran, nel tentativo di distruggere le infrastrutture e spezzarne la volontà. Gaza è il modello, ma l’Iran è vastissimo in confronto. Mentre l’Europa si sta perdendo nelle steppe ucraine, più a sud, sulle alte pianure dell’Iran, la narrazione potrebbe anche prendere pieghe inaspettate.
La mappa si dispiega verso est dal Mediterraneo: Palestina, Mesopotamia, Persia, Afghanistan…Tratta da mappe e nomi antichi, questa potrebbe essere un invito a viaggiare con Bruce Chatwin nell’esotismo dell’Oriente, seguendo il suo eroe Robert Byron sulla strada per Oxiana. Potrebbe anche seguire il percorso fervente del cristianesimo vittoriano, desideroso di ristabilire legami vitali con la bussola morale della Terra Santa, o il romanticismo moribondo della cavalleria europea, alla ricerca dello spirito delle Crociate. Questo, insieme all’esercizio apparentemente più neutrale del mondo accademico, fa parte di ciò che Edward Said ha famigeratamente chiamato Orientalismo. Questa vaga eredità culturale è alla base della brutale pragmatica di ciò che oggi in Occidente passa per comprensione politica. Se le dichiarazioni dell’amministrazione Trump potrebbero essere semplicemente liquidate come le farneticazioni di un egemone ormai in declino, ciò che esce dalla bocca di Starmer, Macron, Merz e Meloni condivide la stessa banale semantica.
In sostanza, il mondo dell’Asia occidentale e centrale è inferiore. La loro religione è fonte di dogmi fanatici (anche se un viaggio nel sud degli Stati Uniti, o l’ascolto di Pamela White-Cain, la consigliera spirituale di Trump, dovrebbero immediatamente correggere tale presupposto). Se la cultura orientale può essere considerata attraente nel suo esotismo, essa è sostanzialmente superata dalla nostra magia tecnologica. L’Occidente ha vinto, ed è così che ci si aspetta che la narrazione continui.
Quindi, l’Oriente è una costruzione, una proiezione immaginaria che riproduce la nostra supremazia. Non si tratta solo di una proposta culturale. È fondamentalmente una proposta politica. Oggi, con l’attacco israelo-americano all’Iran e la resistenza che sta incontrando, alcuni commentatori attenti hanno iniziato a parlare della fine dell’era Sykes-Picot. Si riferiscono all’accordo segreto stipulato nel 1916 tra britannici e francesi per dividere i territori dell’Impero Ottomano in Asia occidentale, che portò alla creazione degli stati artificiali di Iraq, Siria, Libano e Giordania. Mentre il territorio della Palestina storica, posto sotto mandato britannico, era destinato, trent’anni dopo, ad essere consegnato a un gruppo di migranti europei – colonizzatori ebrei – come risarcimento per l’Olocausto. In questa logica coloniale, gli “indigeni” non furono mai consultati. Oggi, proprio come nelle precedenti pratiche coloniali, la Knesset ha appena deciso che la resistenza indigena può essere punita legalmente con l’impiccagione.
I confini tracciati sulle mappe a Londra e a Parigi sono diventati realtà sul campo, destinati a rispecchiare le premesse politiche e culturali dell’Occidente. I disordini locali, il rifiuto e la rivolta sono stati in seguito considerati semplicemente come atti di insubordinazione nei confronti di un ordine superiore. I diritti degli altri sono stati messi a tacere, e corpi anonimi disumanizzati e spesso eliminati. L’Iran non è mai entrato pienamente in quell’equazione. Non aveva mai fatto parte dell’Impero ottomano, non era arabo e seguiva una forma distinta di islam. È stato comunque inserito in quella logica rozza.
Nel 1953, il suo governo democratico fu rovesciato dall’MI6 e dalla Cia per soddisfare gli interessi petroliferi anglo-americani e fu insediato un regime autoritario filo-occidentale. Oggi vive sotto un altro regime autoritario che insiste sulla propria autonomia dall’Occidente. Ed è proprio questo il punto. Il problema non è l’autoritarismo. I governi occidentali non si tirano indietro di fronte a tali assetti politici. Si pensi al sollievo provato a Washington e a Londra dopo la repressione delle rivolte popolari della “Primavera araba”, per non parlare del sostegno di lunga data alle monarchie micidiali dell’Arabia Saudita e degli Stati del Golfo.
Mentre il mondo coloniale di ieri e oggi si ripiega su se stesso, con i migranti contemporanei come precursori, un clima politico sempre più teso in patria ricorre alla repressione. Anziché fare i conti con la storia e le responsabilità politiche di ciò che ha portato alle oscenità del presente, si cerca una soluzione rapida in slogan triti e in manifestazioni pubbliche di stupidità nazionalista. Questa pericolosa accelerazione si riduce all’identificazione retorica e all’eliminazione dei nemici: palestinesi, Iran, Russia, Islam e migranti. Ciò è accompagnato da una crescente sorveglianza e punizione del dissenso pubblico in patria.
Osare criticare la politica genocida di uno stato suprematista nel Mediterraneo orientale, che ha esaurito il proprio credito morale, può portare a un procedimento penale in casa. Non è l’unico caso di bancarotta. Questo fa parte di una riduzione generalizzata della sfera pubblica a una semplice approvazione dello status quo. Questa non è democrazia.
Cercare di piantare la bandiera della democrazia altrove, ad esempio in Iran (ma allora che dire dello stato di apartheid di Israele?), si ritorce contro, rivelando la sua crescente assenza nel mondo censurato dell’Occidente. Perché pone la questione della democrazia anche, e in modo più eloquente, per noi. La narrativa che sostiene il genocidio a Gaza, l’appoggio senza discussione all’Ucraina e l’attuale bombardamento a tappeto di Teheran è essenzialmente antidemocratica. Restringe la discussione alle distinzioni tra loro e noi. La punizione dell’Iran, o di Gaza e della Cisgiordania, o della Russia, non riguarda i diritti e le libertà delle persone. È fondamentalmente l’imposizione di una mappa coloniale – e qui sionismo e imperialismo occidentale si incastrano perfettamente – sul mondo non occidentale. E se questo significa la negazione dei diritti altrui, sta diventando sempre più chiaro che comporta anche l’arretramento e la riduzione dei nostri diritti di parlare, contestare e dissentire da ciò che apparentemente viene fatto in nostro nome. In questo senso più profondo, la richiesta di pace, proprio come quella dei diritti palestinesi o il rifiuto di avallare l’omicidio di massa degli iraniani, è una richiesta di democrazia.
(il manifesto, 5 aprile 2026)
| Pagina 2: "graffiti choc" e "alta tensione" ... (3 aprile) |
| Pagina 3: "condanna e vicinanza bipartisan" con le parole di Schlein e Bignami ... (3 aprile) |
| La prima pagina di la Repubblica Bologna: "Pilastro, minacce a Lepore. Interviene anche Schlein" ... (3 aprile 2026) Nulla sulla lettera della Consulta del Verde del Comune al Consiglio! |
| Il sottotitolo di Repubblica Bologna: "Solidarietà bipartisan" ... (3 aprile) |
| Il Corriere di Bologna su "MuBa, scritte anarchiche": "ondata di solidarietà" e "condanna bipartisan" ... (3 aprile 2026) Nulla sulla lettera della Consulta del Verde del Comune al Consiglio! |
| Sul QN - il Resto del Carlino continua la campagna "Alta tensione" e "graffiti choc" ... (4 aprile 2026) Nulla sulla lettera della Consulta del Verde del Comune al Consiglio! |
| Non solo quotidiani ... Il settimanale L'Espresso pubblica un articolo di Dario Morgante: "Ai bambini un parco di cemento" (3 aprile 2026) |
| ... e scrive: "a Bologna in un'area verde del Pilastro Comune vuole fare un Museo per i più piccoli. I residenti dicono no a nuovi edifici e al taglio degli alberi. E la polizia usa i lacrimogeni" |
| "il Sindaco rivendica un percorso partecipato. Il Comitato MuBASTA ribatte: solo una consultazione di facciata" ... (3 aprile 2026) |
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| Giovedì 9 aprile, ore 18.30, Parco Mitilini - Moneta - Stefanini: "Bologna, città insostenibile" con Paola Bonora, Linda Maggiori, Giuditta Pellegrini, Salvatore Papa ... |
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| Dall'Amministrazione del Comune di Bologna: "sabato 11 aprile, auditorio Biagi di Sala Borsa, Parliamo di Futura, Museo per le bambine e i bambini" ... |
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| Venerdì 10 aprile, ore 17.30, "Assemblea pubblica al Parco Resistente" e domenica 12 aprile, ore 15, "corteo cittadino con concentramento dal Giardino Parker - Lennon" ... |






Mi pare che le "larghe intese" siano cronaca del passato. Né Giorgia Meloni, né Elly Schlein credo siano disponibili a riproporle. Tuttavia il vento che soffia sulle nostre teste pare davvero condizionato da dosi considerevoli di nostalgia. E gli appelli a fare "fronte comune" per isolare i "violenti", gli "squadristi" e gli "anarchici" si sommano ai voti al parlamento europeo per finanziare ReArm Europe (o Readiness 2030) ed a varie scelte di governo dirette a seppellire la "transizione ecologica" annunciata con "Next Generation EU" e presto virata a sostegno di produzioni tradizionali e carburanti fossili.
RispondiEliminaQuindi la tua sollecitazione a riflettere e a collegare fatti locali e crisi generale (con pericoli di guerre incombenti!) non mi pare affatto liquidabile. Non perdiamoci di vista e d'animo.
Ciao!
Mi piace il riferimento alle campagne di "informazione" e di condizionamento dell'aria che tira da parte delle proprietà imprenditoriali - editoriali. Al riguardo una puntualizzazione: la proprietà di QN, il Quotidiano Nazionale, che raggruppa il Resto del Carlino, la Nazione, il Giorno e il Telegrafo storicamente della famiglia Monti - Riffeser è stato acquisito, da inizio anno, per l'80% da Lmdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio.
RispondiEliminaW.M.