sabato 9 novembre 2013

Officina Grandi Riparazioni

Migliaia di pendolari e di cittadini che utilizzano i treni, verificano quotidianamente il bisogno di manutenzione di questi importanti mezzi di trasporto.
Giovedì 7 novembre, mattina (attorno alle 8.30) e pomeriggio (verso le 17.30), in soli dieci minuti di permanenza alla stazione centrale di Bologna si poteva ascoltare dagli altoparlanti l'annuncio della soppressione di due treni (sulla linea Bologna - Ferrara) per "rottura mezzi".
Ciò nonostante, le Ferrovie Italiane hanno in mente la chiusura delle storiche OGR, che a Bologna operano da oltre cento anni, per riparare carrozze, locomotive, locomotori, fino ai treni ad alta velocità.
Dunque, da fine 2016, 350 dipendenti diretti, più altri 150 dell'indotto, sono a rischio licenziamento.
Lavoratori (e famiglie) a cui si deve riconoscenza, anche per il dramma che ha accompagnato molti di loro, per decenni a contatto con l'amianto, che ha mietuto e miete ancora troppe vittime.
Perché questa scelta, apparentemente incomprensibile, che trova la naturale opposizione dei lavoratori, dei sindacati confederali ed, anche (pare), delle istituzioni locali e della Regione?

Si parla di utilizzare officine private. Una scelta che difficilmente si sposa con risparmi.
E, soprattutto, che contraddice progetti di sviluppo di questo fondamentale e moderno sistema di trasporto, per le persone e per le merci.
Si temono operazioni speculative sull'area, 120 mila metri quadrati a ridosso del centro storico della città. Sarebbe un'altra insostenibile colata di mattoni e di cemento, con pesanti ricadute sulla compatibilità ambientale e sul valore del patrimonio immobiliare esistente.
Per questo, mercoledì 6 novembre, centinaia di lavoratori dell'OGR hanno scioperato, sono scesi nelle strade di Bologna ed hanno chiesto un impegno comune dell'opinione pubblica e delle istituzioni.
In gioco ci sono davvero e (finalmente) insieme lavoro, sviluppo di un settore strategico della mobilità, ambiente, salute e qualità della vita urbana.
Le Ferrovie dello Stato debbono cambiare registro e scelte.
Il Ministro, il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Governo non possono restare in silenzio: a loro compete investire, indicare strategie, politiche e priorità.
Anche su questo ci si gioca il futuro. Di tutti.
Sarebbe bello unire le forze, forze distinte su pochi punti di una piattaforma comune: operai, tecnici ed impiegati delle ferrovie, sindacati dei lavoratori, comitati dei pendolari per il miglioramento del servizio, associazioni ambientaliste, e poi comitati contro il passante Nord di Bologna, comitati No TAV e per i Beni Comuni ...

1 commento:

  1. Lunedì scorso il treno per Forlì aveva oltre 2 ore di ritardo!
    G.

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