sabato 14 novembre 2015

Parigi, Europa, Mondo

Ancora morti.
A Parigi, sotto attacco terroristico.
Ancora morti.
In Siria, in Irak, in Egitto, in Libano, in Medio Oriente, nel Mediterraneo, in Africa e in Asia, per le "guerre infinite".


Lo scritto originale, pubblicato alle 2.45 di sabato 14 novembre, è andato perso martedì 17, verso le 13.30, a causa della inadeguata professionalità dell'autore con questa semplice tecnologia (nel tentativo, purtroppo vano, di uniformare i caratteri di una nuova pubblicazione).
Naturalmente, nulla di drammatico. Semmai una ragione per tornare a scuola.
Per rispetto delle persone che hanno fatto commenti, restano le osservazioni ed i contributi.

15 commenti:

  1. Dici giusto, ma: hanno colpito allo stadio, a ristorante, a teatro, al bar.
    Colpiscono e coinvolgono cittadini nella loro vita quotidiana.
    Sarà fortissima la spinta a difenderci, con le armi, con gli eserciti.
    Se siamo "tutti" in guerra, si riduce lo spazio per pacifisti e disarmati ...
    Ciao!

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    1. Si.
      Il terrorismo va combattuto perché uccide. Ad Ankara, a Beirut come a Parigi.
      Il terrorismo va combattuto perché favorisce e consolida i poteri costituiti ed autoritari che dice di combattere.
      Il terrorismo e le guerre si autoalimentano e riducono le libertà, la democrazia e la partecipazione dei cittadini.
      Gianni

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  2. Non ho certezze. Ma vedo due problemi.
    Cosa abbiamo fatto/si è fatto dopo l'attacco terroristico di Parigi del gennaio 2015?
    Abbiamo affrontato/si sono affrontate e risolte le ragioni addotte o causa di quell'atto?
    Come consideriamo/si considera le violenze in atto nel mondo?
    Come giudichiamo/si giudica il terrore in Israele/Palestina/Afganistan/Iraq/Siria/Libia? Chi lo esercita? Possiamo/si può considerare il terrore solo quando le vittime hanno pelle bianca e sono francesi/americani/inglesi/russi/italiani oppure riconosciamo/si riconosce anche le vittime di pelle scura/nera/olivastra e sono di nazionalità arabe/asiatiche/africane?
    Insomma, negli anni della globalizzazione, possiamo/si può pensare che guerre ed azioni militari possiamo farle/si possono fare, ma non ricevere?
    Insomma, siamo/si è tutti responsabili degli eventi di Parigi.
    O siamo nelle mani di dieci/cento/mille/centomila ragazzi francesi/arabi/islamici?
    pif

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    1. Capisco e condivido.
      1. La Francia, l'Europa e l'Occidente non hanno adeguatamente riflettuto e considerato i segnali del passato (dalla rivolta dei giovani delle periferie di Parigi, alle stragi di gennaio 2015). I problemi sociali e politici che evidenziavano sono stati affrontati esclusivamente in termini di ordine pubblico e con risultati assolutamente inadeguati.
      2. La Francia, l'Europa, l'Occidente e la Russia non considerano gli effetti sociali, politici e culturali dirompenti delle loro guerre e dei loro bombardamenti in tante parti del mondo: dall'Afganistan all'Iraq, dalla Siria alla Libia, dal Medio Oriente all'Africa ...
      E' tempo di cambiare politiche e classi dirigenti.
      Contro il terrorismo e le guerre è l'ora del disarmo, della cooperazione e di uno sviluppo eco-compatibile che riduca fame, povertà e ingiustizie.
      Gianni

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  3. Molti uomini politici e delle istituzioni sono pronti a partire per sradicare le basi del terrorismo islamico. Bene. Li voterò se daranno l'esempio, per primi. Davanti ai nostri militari. Con tutte i loro figli.
    Molti uomini politici e delle istituzioni sono per mettere più soldi della legge finanziaria in sicurezza: polizia, esercito ed armi. Bene. Li voterò se prenderanno le maggiori risorse dai loro stipendi e se decideranno di pagare per il 2016 l'IMU e la TASI delle loro prime case.
    Mario C.

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    1. Mario, dillo chiaro: non vuoi proprio votarli.
      Coraggio, non sarai solo.
      Tuttavia non essere C(inico) e ricorda che dobbiamo andare oltre il voto ... Perché "la storia siamo noi, nessuno si senta escluso" e perché "libertà è partecipazione".
      Gianni

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  4. Tutti vorremmo la pace.
    Ma come raggiungerla quando si ha a che fare con gruppi e stati che praticano il terrorismo e la negazione della libertà?
    La pace si fa se si discute.
    Non possiamo farla se gli altri sparano ed uccidono.
    Dunque siamo in guerra, nonostante le nostre volontà.
    E le guerre si vincono o si perdono.
    Possiamo non schierarci qui ed ora?
    Antonio

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    1. Antonio, dobbiamo schierarci e partecipare. Certo, qui ed ora.
      Con memoria e responsabilità. Senza conformismo.
      Sapendo che:
      1. quasi sempre, terrorismo e guerre si alimentano in una spirale di morte e violenze, distruzioni e umiliazioni;
      2. spesso, anche governanti considerati illuminati ed eletti democraticamente (come Tony Blair) hanno costruito e raccontato "balle" colossali per fare guerre;
      3. le grandi industrie di armi e le lobby militari hanno interessi specifici e privati, come diversi regimi e governanti corrotti;
      4. bombardare e uccidere in città e villaggi del Medio Oriente, dell'Asia o dell'Africa non è, per molti nel mondo globalizzato, meno grave che farlo in Europa.
      E allora, Antonio, schieriamoci subito e insieme:
      a. per iniziative di pace e di disarmo;
      b. per la cooperazione internazionale ed uno sviluppo eco-compatibile che riduca fame e povertà;
      c. per il rispetto dei diritti universali delle persone e dei popoli, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite; ovunque.
      Gianni

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    2. Gianni,
      Blair ha chiesto scusa, non credo che il Califfo di Bagdad lo farà mai.
      Giusto il disarmo, ma come disarmare quelli dell'ISIS? A parole credo non si convinceranno. Hai notizie diverse?
      Per il resto condivido: si deve scegliere uno sviluppo sostenibile, etc. Ma noi possiamo discuterne e votare per governi alternativi. Nei territori occupati da quei signori, no.
      Antonio

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    3. Antonio, siamo tutti italiani ed europei e discutiamo sulle scelte necessarie, qui ed ora, per sconfiggere l'ISIS ed i regimi illiberali ed autoritari.
      Io vedo emergere due tendenze e pratiche alternative: costruiamo società con più armi, con più eserciti regolari e irregolari, con più muri a difesa dei confini nazionali e con più missioni militari lontani dal propri territori; oppure scegliamo di investire in servizi di sicurezza e di auto difesa delle rispettive comunità, nella cooperazione internazionale per uno sviluppo eco sostenibile che riduca le armi, gli eserciti regolari e irregolari, la fame e la povertà, che migliori la vita delle persone e che combatta i traffici e gli affari sporchi e illegali?
      Io mi schiero per la seconda opzione.
      Tony Blair?
      Si, oggi, da libero cittadino, chiede scusa perché, ieri, al governo, ha promosso e fatto (con motivazioni false) una guerra "infinita", di cui paghiamo ancora drammatiche conseguenze.
      Apprezzabile, ma le esperienze dovrebbero fare riflettere e insegnare a tutti, protagonisti e comparse!
      Gianni

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  5. Questa mattina sento che dal G20 si alzano parole di guerra.
    Si prepara il peggio.
    Facciamo sentire forti le voci del popolo della pace!
    Anna

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  6. Il G20?
    E' stato detto autorevolmente da almeno un partecipante: tra loro ci sono i finanziatori dell'ISIS e diversi responsabili del disastro internazionale.
    O vogliamo pensare che il terrorismo è dovuto solo a ventenni che hanno letto a modo loro il Corano e che alla musica ed alla vita hanno preferito le armi e la morte?
    s.

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    1. s. a me paiono evidenti le responsabilità personali dei ragazzi e delle ragazze che hanno ucciso e terrorizzato Parigi.
      Le loro azioni disperate e disperanti non risolvono nessun problema del mondo. Al contrario.
      Tuttavia, è chiaro che le origini sociali, politiche, culturali e religiose delle guerre in atto hanno ben altri responsabili.
      Innanzitutto nelle classi dirigenti e dominanti degli ultimi decenni. Quelle che hanno prevalso a nord, a sud, a est e ad ovest.
      Argomenti noti: chi produce le armi? Chi ha finanziato eserciti regolari e irregolari? Chi ha organizzato e pagato profumatamente "contractor"? Chi ha imposto questo "sviluppo" e chi ha causato questa crisi?
      Colpisce, ora, la perseveranza.
      Si continua (volutamente o no) nel " nuovo disordine internazionale".
      Anche in Europa. Come già denunciato. E anche di fronte alle nuove vittime.
      A me, ad esempio, colpisce che nessuno (dei nostri governanti) ha chiesto la convocazione del Parlamento Europeo e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nessuno!
      Ma come, se la sfida è "al continente" e mondiale.
      Così ci si accontenta di un confuso e inconcludente G20.
      Intanto Russia e Francia (di fronte alle loro vittime innocenti) si sentono in diritto di dichiarare guerra.
      Nessuno si interroga se, analogamente, sarebbe stato giusto lo avessero fatto anche i Paesi delle vittime dell'aereo abbattuto sui cieli ucraini, alcuni mesi fa, o quello ITAVIA nei cieli di Ustica.
      La realtà è che una pace duratura si costruisce solo con risposte di disarmo, di sviluppo globale eco-compatibile, di cooperazione internazionale per ridurre fame, povertà e servitù, di democrazia partecipata.
      Tutt'altro di quanto vogliono quelli dell'IS ed anche Putin, Hollande e soci.
      Gianni

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  7. tutto è cambiato. tutto sta cambiando.
    parigi città dell'incontro tra le razze, le nazionalità, le religioni e oggi capitale dello stato di emergenza e delle dichiarazioni di guerra.
    europa continente che si unisce progressivamente dopo le grandi guerre attraverso un lungo e democratico percorso di pace e oggi chiamato alla guerra dagli eredi socialisti della rivoluzione francese.
    il mondo che si libera dei blocchi politico - militari contrapposti e che finisce nelle guerre locali, regionali, globali.
    un mondo da cambiare!
    per la sicurezza di tutti.
    L.

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    1. Tutto vero, L..
      Il punto resta quello: la direzione e la qualità del "cambiamento".
      La direzione e il senso di marcia delle "riforme".
      In Italia, in Europa e nel mondo.
      Sottolineo solo un concetto che dovrebbe essere scontato: OGGI, LA SICUREZZA E' COMUNE O NON C'E'.
      Gianni

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