giovedì 5 novembre 2015

Marino, Renzi e Merola


Le motivazioni con cui Matteo Renzi ha liquidato Ignazio Marino aprono nuovi scenari.
Ignazio Marino.
Forse al Sindaco di Roma farebbe bene riflettere autocriticamente sull'esperienza compiuta.
Probabilmente per la Città eterna, per l'Italia e per Lui stesso sarebbe stato bene dimettersi, volontariamente e senza indugi, quando l'inchiesta Mafia Capitale, oggi a processo, fece emergere il sistema di potere affaristico-criminale che ha coinvolto presidenti, assessori, consiglieri, dirigenti, impiegati delle istituzioni capitoline e diverse maggioranze politiche che si sono alternate negli ultimi decenni.
Allora, si sarebbe potuto evitare il trascinarsi di scontri e tristi eventi con il ricorso alla politica, alla partecipazione dei cittadini e ad un diverso progetto.
Lui avrebbe potuto valutare se ricandidarsi, in rappresentanza di chi e per fare cosa.
E così il suo Partito, commissariato per l'inaffidabilità di dirigenti, organizzazione e iscritti.
Invece, per mesi, Marino ed il PD si sono voluti imbarcare nella narrazione che la loro Giunta rappresentava il "baluardo democratico contro Mafia Capitale" e la migliore Amministrazione e maggioranza possibile.
Perciò, avanti! Senza necessità di rinnovare donne e uomini, interlocutori ed alleati, progetti e programmi di governo.
Inevitabili altre disavventure, fatti e contraddizioni.
Il Presidente nazionale e Commissario romano del PD ha cambiato valutazione sul Primo Cittadino eletto nel 2013. Si è convinto repentinamente che andava rimosso: perché "bugiardo", "indagato" e "incapace di governare la capitale d'Italia".
Il Sindaco, prima, ha annunciato le dimissioni, poi, le ha ritirate.
Infine, è decaduto per le dimissioni concordate e contemporanee (dal notaio!) della maggioranza dei componenti del Consiglio Comunale: il gruppo PD più esponenti della minoranza di centro e di destra, tra cui Alfio Marchini, prossimo candidato "né di destra, né di sinistra" alla guida del Campidoglio, apprezzato e sostenuto anche da Silvio Berlusconi.
Ignazio Marino afferma di essere stato "pugnalato da 26 consiglieri con nome e cognome e da un solo mandante", quel Segretario - Presidente che vuole avere "tutto e tutti sotto il suo controllo diretto" e che, nell'ultimo anno, non ha mai voluto parlare con il Sindaco (eletto) della Capitale: "nessun rapporto teso" ha sottolineato, semplicemente "nessun rapporto"!

Matteo Renzi.
Il Segretario - Presidente ha risposto secco e nel suo stile: "la città non funziona" e il Sindaco "ha perso il rapporto con i cittadini". Solo ciò ha motivato il PD ad agire per la decadenza.
Senza attendere tempo, è stato immediatamente nominato il nuovo Commissario di Roma: il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca.
Evidentemente, secondo il Prefetto Gabrielli ed il Governo nazionale, aveva visto giusto Raffaele Cantone a considerare "Milano capitale morale" del paese. Mentre "Roma ha perso gli anticorpi".
Quasi si potessero dimenticare e rimuovere le indagini recenti e recentissime: su Expo, sul Sistema Sesto San Giovanni, sulla sanità lombarda, sui vertici di alcune importanti banche, sul Vice Presidente della Regione, Mario Mantovani.
Quasi si potessero accantonare e disattendere improvvisamente la Costituzione, le Istituzioni ed i Poteri democratici (esecutivo, legislativo e giudiziario), la Partecipazione dei cittadini alla vita politica ed al governo del paese e delle comunità.
Gli argomenti tutti politici addotti infatti da Matteo Renzi per giustificare la scelta su Roma sono un macigno posto a base della edificazione di una democrazia autoritaria.
Chi può, infatti, stabilire se un "eletto" ha perso il rapporto con i suoi elettori?
E chi può giudicare il livello più o meno accettabile di funzionamento di una città e di una comunità locale o nazionale?
Insomma, la decisione spetta al complesso dei cittadini e delle loro rappresentanze concrete e reali, incluse libere e partecipate elezioni (risposta A), oppure agli improbabili risultati di interessati sondaggi e alle rispettabili valutazioni soggettive di singole persone, ancorché Segretari - Presidenti (risposta B)?
Perché se il nuovo (non auspicabile!) che avanza fosse un modello di tipo (B) per coerenza si potrebbero e dovrebbero immediatamente discutere altre cariche e situazioni.

Virginio Merola.
Bologna e l'Emilia Romagna sono tra queste.
Il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini, al pari del gruppo dirigente regionale del suo partito "hanno perso il rapporto con i cittadini" da tempo.
Lo hanno sancito le elezioni del 23 novembre 2014 con una astensione superiore al 62% dell'elettorato.
E risulta davvero difficile pensare ad una inversione di tendenza di fronte al manifestarsi di nuovi elementi di malgoverno: dall'incapacità di fronteggiare con misure straordinarie e strutturali il dissesto idrogeologico (che colpisce ripetutamente vallate, città e costa) ai mega-progetti di sviluppo urbanistico e infrastrutturale (come la colata di cemento di Idice e quella sulle colline di Imola o le nuove strade e autostrade); dalle crisi aziendali e cooperative che si succedono nella assenza di prospettive strategiche di conversione produttiva alle stridenti contraddizioni che contraddistinguono i processi di riordino istituzionale (senza Province elette e con una Città Metropolitana "senza guida e capacità di rispettare i Comuni" - parole di Daniele Manca, sindaco di Imola e dimissionario Vice della nuova Istituzione; con nuove pesanti Associazioni ed Unioni che ancora a lungo non supereranno gli storici Comuni, sempre più in difficoltà finanziaria mentre restano altri vecchi carrozzoni di gestione e di sottogoverno).
Ma il Sindaco del Capoluogo è un caso speciale.
1. Continua, con arroganza, a rifiutare le conseguenze di un pronunciamento referendario dei suoi concittadini sulla priorità nei finanziamenti alla scuola pubblica.
2. Progetta nuove urbanizzazioni e supermercati in aree verdi o agricole dopo avere ripetutamente promesso "consumo zero di terreni vergini".
3. Sostiene e inizia lavori ed espropri per infrastrutture inutili, discusse ed anche oggetto di indagini giudiziarie (dal Passante Nord Autostradale al People Mover).
4. Rinvia ancora una volta ma conferma un'altra volta un progetto discusso, discutibile e sicuramente sovradimensionato come FICO.
5. Attua e non previene "sgomberi forzati" di associazioni prive di sedi e di poveri senza casa mettendo in crisi la sua stessa Giunta e la maggioranza di Centrosinistra. Ritirando le deleghe all'Assessore Alberto Ronchi e portando l'Assessora Amelia Frascaroli a sostenere "il problema non è la mancanza di comunicazione ma la mancanza di politica. Si inseguono le cose dimenticando le persone. Le titubanze e la mancanza di coraggio anche del PD stanno fiaccando l'azione amministrativa".
6. Riapre cantieri in opere appena inaugurate.
Quelli lungo la Tangenziale della bici (in foto) meritano una specifica.
Perché a fine settembre il Sindaco (con il supporto autorevole e spericolato di Felice Gimondi) sottolineò la validità della pavimentazione della pista appena aperta sui viali proprio in quel tratto (viale Carducci), negando l'evidenza e credendo così di rispondere con competenza a chi (come questo blog) sollevava problemi.
Così, gli Amministratori hanno rassicurato: "solo quattro giorni di lavori", "pagheranno le aziende che hanno sbagliato".
Nulla sul perché di lavori mal fatti: inadeguatezza delle ditte utilizzate, del progetto e delle procedure, dei controlli?
Inoltre, a parte i dieci giorni (non quattro) di chiusura, si possono escludere compensazioni di lavori per "le ditte che hanno sbagliato" e "pagato" per il doppio intervento? O le cattive pratiche sono destinate a ripetersi?

Insomma, Matteo Renzi può rassicurare che Virginio Merola è meglio di Ignazio Marino?







20 commenti:

  1. Almeno in questo caso nessuna democrazia autoritaria.
    Un partito ed un gruppo consigliare hanno deciso democraticamente.
    Rinunciando a poltrone per fare ricorso agli elettori.
    Antonio

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    1. Antò, a Renzi e al Suo partito piace una democrazia plebiscitaria.
      Voto si, partecipazione no.
      Si dice che i cittadini ad ogni tornata dovrebbero scegliere i Governi e le maggioranze, ma:
      a. Renzi (dopo Letta) è stato deciso da una maggioranza non scelta dai cittadini. Lo hanno voluto Napolitano e una maggioranza politica formatasi in parlamento senza verifiche elettorali.
      b. Marino è stato mandato a casa prima della metà del suo mandato dai Matteo (il romanissimo Orfini e il fiorentino che si occupa contemporaneamente di partito e Paese) da una nuova maggioranza (pd, centro e destra) diversa da quella uscita dal voto (pd, sel e civici).
      c. Merola amministra senza più rappresentare una parte dei suoi elettori (ha cacciato l'assessore alla cultura e, come dice il post, altri - da sel alla Frascaroli - sono quantomeno critici e distanti). Inoltre il sindaco di Bologna continua a non volere accettare il voto al referendum sulla scuola.
      Questa democrazia come la vuoi chiamare?
      pl

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    2. Antonio, a Roma si gioca una partita di valore nazionale. A determinare le decisioni sono stati, non da ora, il PD e i suoi capi nazionali. Ma soprattutto il Governo, che pare abbia, a suo tempo, interpretato in modo alquanto discrezionale la scelta del commissariamento del Comune per Mafia Capitale. Il Gruppo PD capitolino ha seguito, più o meno convinto.
      pl, pure considerando che il Capo del Governo lo propone il Presidente della Repubblica e lo vota il Parlamento è sicuramente vero che il programma e le politiche del Governo Renzi non sono quelle sottoposte al voto da Italia Bene Comune e da Bersani alle elezioni del 2013. Per questo la pretesa del Segretario Premier di governare fino al 2018 risulta una sfida politica arrogante ed autoritaria.
      Quanto a Bologna e a Merola, fra sei mesi si vota.
      Gianni

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  2. Il filo del tuo ragionamento potrebbe avere sorprendenti concordanze.
    Scommetto che Merola non sarà il prossimo candidato sindaco.
    Ciao!


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    1. Ciao!, vedo che dietro l'apparente accordo c'è grande movimento.
      Leggo di una ipotesi Elisabetta Gualmini, Vicepresidente della Regione.
      In realtà si evidenzia una assoluta debolezza politica e di progetto.
      Gianni

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  3. Bologna?
    Un bel cas..o.
    L'alleanza di centrosinistra mi pare in grande confusione.
    Sinistra, Ecologia e Libertà è divisa. Ci sono i sostenitori (sempre meno e sempre più abbarbicati al potere istituzionale). Ci sono i critici (sempre più

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  4. Per me Marino Renzi e Merola inadeguati. Gravemente inadeguati.
    Ma la domanda vera è se si tratta di limiti personali o di meccanismi della politica e di regole di vita dei partiti.
    s.

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  5. Mi pare assurdo chiedere a Renzi.
    Siamo noi a dover giudicare Marino, Merola, Fassino, Pisapia, De Magistris, Orlando, Emiliano, Manca ...
    I sindaci non devono essere espressione dei partiti o del Governo centrale ma rappresentanti delle comunità locali.
    Wolf

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    1. Wolf, naturalmente concordo.
      Ma la domanda finale al Segretario - Presidente mi pare lecita.
      Gianni

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  6. Concordo sul fatto che siamo di fronte ad una modesta gestione amministrativa. E tuttavia penso che incidono due fattori su tutti.
    I comuni hanno sempre meno risorse.
    I sindaci sono sovraesposti e ormai privi di radici istituzionali e politiche che li collegano alla società: i vecchi quartieri sono privi della antica partecipazione, i partiti hanno perso la tradizionale vita di sezione.
    Senza risolvere questi guasti Merola, Marino o altri faranno fatica a governare democraticamente le grandi città.
    Non credete?
    Patrizia Carlo Irene

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    1. Assolutamente condivisibile, il merito.
      Gianni

      PS. Ma sei singolo (PCI) o trino?

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  7. Cambiare la politica ed i governi spetta a noi.
    Con la partecipazione e col voto.
    Unendo l'impegno di tutti quelli stufi di Berlusconi, Monti, Renzi e Salvini.
    Qui ci sono alcune priorità.
    In positivo:
    1. Più scuola pubblica.
    2. Più verde.
    3. Più ferrovie e trasporto pubblico.
    4. Più alimenti a km. zero.
    5. Più case popolari e sedi per la partecipazione dei cittadini.
    6. Più manutenzioni.
    Aggiungo.
    7. Più acqua pubblica.
    8. Più recupero di materie dai rifiuti.
    9. Più sanità pubblica.
    10. Più informazione.
    Ale

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    1. Dai più ai meno.
      Meno cemento.
      Meno asfalto.
      Meno sprechi.
      Meno corruzione.
      Meno mafie.
      Meno indennità.
      *****

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    2. Un bel programma.
      Sintetico.
      Potrebbe anche unire soggetti diversi in una battaglia comune.
      Avanti così.
      Gianni

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  8. I Sindaci del bolognese pare vi abbiano ascoltato.
    Stop al Passante Autostradale a Nord di Bologna e via al tram!
    Più ferrovie e trasporto pubblico, meno asfalto.
    Sic

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  9. Chi continua a sostenere De Luca per me deve essere rottamato!
    Non ha metro.
    In base a quali parametri esprime giudizi?
    In base a cosa si dice che il modello Milano deve essere esempio?
    Basta. Basta davvero!
    BiBi

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    1. BiBi, prima di basta (davvero) fammi dire due cose.
      1. Quelli che sostengono De Luca?
      Personaggetti ... direbbe Crozza.
      2. Quelli che "Milano modello", "Milano capitale morale"?
      Loro non sono parte di questo mondo, ma il mondo deve ruotare intorno a Loro. Insomma, ciò che toccano è bello.
      Gianni

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  10. Su il Resto del Carlino ci sono news a proposito del Passante Nord di Bologna e della Tangenziale. Chiedo: la proposta di Bonaccini, sarebbe una vittoria o una sconfitta?
    M.

    Bologna, 17 novembre 2015 - Il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dà l’ok all’allargamento della tangenziale-autostrada (grafico) come alternativa al Passante nord di Bologna. Ma avvisa: “Se siamo una classe dirigente autorevole abbiamo l’obbligo di dare una risposta al rischio, tra un po’ di anni, di congestionamento quotidiano e di blocco del traffico costante in questo che è il nodo piu’ importante dal punto di vista viario in Italia”.

    L’avvertimento agli amministratori bolognesi che hanno stoppato la bretella di pianura nata con l’obiettivo di allentare la morsa del traffico di attraversamento sulla A14 è partito questa mattina a margine di una conferenza stampa in Regione. “Se sia possibile realizzare un’alternativa al Passante nord? Noi- assicura Bonaccini- non solo saremmo d’accordo, ma stiamo già lavorando per sottoporre alla società Autostrade e al Governo il progetto alternativo. Alla luce delle criticità del progetto che ci è stato presentato qualche settimana fa, penso che un eventuale, possibile ampliamento a tre corsie sia della tangenziale che dell’autostrada possa dare una risposta importante”.

    Insomma la Regione non si ‘impicca’ al progetto del Passante, mette però in chiaro che una scelta va fatta subito per arrivare presto a qualche risultato. “Non abbiamo mai avuto una visione ideologica a partire dai progetti, l’unica necessità che vedo e la convinzione che abbiamo è quella di provare in questa legislatura a dare una risposta dopo tanti anni di parole ma di nessun fatto concreto. Ho sempre detto che una Città metropolitana forte e competitiva rende piu’ forte e competitiva tutta l’Emilia-Romagna”.

    Dunque avanti con la maxi-tangenziale, opzione che l’assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione, Raffaele Donini, sta sottoponendo a chi di dovere. “Nelle prossime settimane ci aspettiamo di poter verificare con Autostrade e il Governo questo tipo di progetto, tenendo conto della indicazioni della Città metropolitana”, dice ancora il presidente della Regione. Peraltro, sottolinea ancora Bonaccini, “ho sempre detto che non si può realizzare un tracciato contro il parere della Città metropolitana. Quindi lavoriamo intensamente per trovare una soluzione, se ce la troveremo come credo sarà un bene per il futuro di questo territorio”.

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