mercoledì 5 agosto 2015

A proposito di prevenzione e di ricerca

L'avvio di "Agosto con noi", una bella iniziativa che si rinnova, con successo, da oltre 25 anni ad Ozzano dell'Emilia, per iniziativa dell'Istituto Ramazzini e dei suoi soci, è una occasione da cogliere per alcune riflessioni di fondo, strategiche.
Che significano qui ed ora, in terra emiliano romagnola, in questa Italia e in questa Europa in crisi, prevenzione e progettazione del futuro?
1. Sicuramente sviluppare servizi sanitari più adeguati ed accessibili per tutti i cittadini.
Oggi, molti hanno possibilità di utilizzare strutture moderne ed avanzate. Altri, troppi, no. Non hanno le condizioni per rivolgersi al privato e sono costretti a lunghe (inaccettabili) prenotazioni (quando possibile) nelle sempre più scarse (e, a volte, inefficienti) strutture pubbliche, colpite dai tagli disposti da autorità politiche ed amministrative troppo spesso insipienti o, peggio, corrotte.
Qui, il Ramazzini, Cooperativa sociale, opera e interviene positivamente unendo cultura, azioni e (possibili) investimenti, come testimonia l'apertura (ritardata ma finalmente reale) dei primi ambulatori nel grande (sovrastimato) immobile di Ozzano, in costruzione da 10 anni e figlio di un'altra epoca storica e di un rapporto complesso (virtuoso, ma anche perverso) con le istituzioni e le imprese locali.
Una attività importante, tutt'altro che scontata e, soprattutto, aperta a interessanti e innovativi sviluppi. Ad esempio per fronteggiare, studiare e curare le malattie tumorali professionali o quelle indotte, nei territori e tra settori specifici della popolazione, dalle produzioni nocive e pericolose (civili e militari).

2. Soprattutto sviluppare la ricerca e gli studi su produzioni e tecnologie presenti nella vita quotidiana delle persone.
Per non limitarsi a curare i danni provocati da investimenti sbagliati, ancorché redditizi (per pochi).
Per impegnare le risorse di tutti (e sempre limitate) in modo saggio e lungimirante per le generazioni presenti e per quelle a cui consegneremo questo mondo sempre più piccolo e contraddittorio.
Qui il Ramazzini, fondato e condotto dal professor Cesare Maltoni e sopravvissuto anche alla sua improvvisa e precoce morte, conserva una assoluta e preziosa peculiarità.
Un patrimonio invidiabile e socialmente utile di attività, di esperimenti, di esperienze professionali, di relazioni internazionali, di giovani ricercatori. È custodito presso il Centro di Ricerche sul cancro di Bentivoglio, nei suoi archivi e nel personale che lo fa vivere con passione, competenza e speranza.
In questi anni, questo patrimonio significativo di risorse ed energie, spesso apprezzato (per le parole di verità pronunciate e per le tesi sostenute su produzioni dimostratesi effettivamente pericolose) e contrastato (per gli interessi economici concreti colpiti o messi in discussione) a livello internazionale e locale, ha scontato la caduta dei rapporti (sempre complicati, per la verità) con gli Enti Locali, con la Regione, con i Ministeri, le Istituzioni ed il Governo nazionale e la fine di progetti e finanziamenti finalizzati concordati. Mentre importanti lavori sono stati richiesti ed utilizzati a livello mondiale. Per tutti le ricerche sui dolcificanti: con la denuncia sui pericoli cancerogeni dell'aspartame (che ha portato la Pepsi Cola a rinunciare al suo utilizzo) e con gli studi avviati sulla stevia.

Il perdurare di queste condizioni rende sempre più difficili discorsi e progetti di prospettiva.
Per l'Istituto di Ricerca, naturalmente. Con i propri lavoratori, innanzitutto.
Ma anche per le comunità locali e l'interesse pubblico. Che non si avvale di una fonte locale, importante e indipendente di conoscenze e di cultura critica. Sicuramente utile per l'informazione, la formazione e la prevenzione. Decisiva per programmare e costruire un futuro migliore.
Si può superare questo stallo? Questo procedere senza un sostanziale confronto, una vera collaborazione, una fattiva cooperazione? Valorizzando, nella reciproca autonomia, il meglio delle attività svolte e delle potenzialità presenti e disponibili?
È il caso di parlarne apertamente.
Senza aspettare prossime possibili emergenze.
Senza piangere altre lacrime di coccodrillo per altre "fughe di cervelli".
Sappiamo che è più facile disperdere i patrimoni (ed anche i simboli) esistenti che costruirne di nuovi.
Insomma, di fronte al mondo in cerca di un diverso sviluppo economico e sociale, alle grandi sfide ecologiche a cui ci richiamano anche eminenti autorità scientifiche, morali e religiose, politiche e istituzionali (da illustri premi Nobel, a Papa Francesco, al Presidente Obama), nel momento di scelte importanti, ed anche simboliche, per il Governo nazionale, della Regione Emilia Romagna e di Bologna (chiamata in primavera ad eleggere il Sindaco dell'Area Metropolitana) e in un contesto pesante di recessione industriale e di crisi delle tradizionali produzioni che rendono urgenti processi di riconversione e di qualificazione delle produzioni e delle tecnologie, è utile progettare, adottare e sostenere con risolutezza e determinazione progetti che garantiscano maggiore prevenzione e ricerca.
Ancora una volta lavoro e salute si tengono.
Sosteniamo una giusta causa.

Dal quotidiano la Repubblica:

1 commento:

  1. Considerati nel mondo nel disinteresse degli amministratori locali.
    Non è l'unico caso.
    Poi ci si lamenta se vota il 37% degli emiliani?
    Nik

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