mercoledì 30 dicembre 2015

L'Italia fermata dallo smog

Il mese di dicembre era servito a Matteo Renzi per rincorrere ogni inaugurazione. E ogni volta, dalla variante autostradale appenninica ai restauri di Pompei, il messaggio era sempre lo stesso: l’Italia è ripartita e corriamo più degli altri paesi europei. Non ha finito di pronunciare quelle frasi che – caso esemplare di autogufaggio — le città italiane si sono fermate. A causa dell’aria avvelenata il traffico automobilistico privato è bloccato da Milano a Napoli e molte importanti città della pianura padana fermano il loro cuore produttivo.

Insomma, nel momento del massimo sforzo, il castello di carte retorico è crollato sotto il peso della realtà vera: il paese è fermo perché il governo non ha una politica lungimirante per il sistema urbano.
L’avvio dell’offensiva propagandistica renziana era iniziato proprio con la cerimonia di chiusura dell’Expo milanese. Fiumi di retorica per convincerci che la capitale economica del paese era stata trasformata dal grande evento e che si trattava soltanto di cogliere i frutti del lavoro svolto. Quattordici miliardi di euro gettati al vento senza aver programmato nessuna innovazione nel sistema dei trasporti pubblici di Milano. Cento ettari di territorio agricolo coperti di cemento e asfalto ad alterare ulteriormente il bilancio ambientale della città. Questa essenza di una visione lungimirante dello stato delle città è la causa vera del blocco di Milano.
Lo stato delle città italiane era ben noto al primo ministro. Negli ultimi mesi in cui era sindaco di Firenze, per far cassa e non sforare i vincoli di indebitamento, aveva venduto –attraverso la fidata Cassa Depositi e Prestiti– il Teatro comunale. Renzi sapeva dunque perfettamente che la causa della crisi delle città stava nella politica dei tagli di bilancio imposti dalle politiche europee. Tutti i suoi atti da premier non hanno minimamente scalfito questo stato di fatto ed anche l’ultima legge di bilancio tra tante inutili mance ha dimenticato di sostenere le città. Non bastassero le mance, nell’ultimo provvedimento è stata anche ripristinata la possibilità per tutti i comuni di pagare la spesa corrente attraverso gli oneri di urbanizzazione: una mostruosità che era stata cancellata persino dal governo Monti. Renzi ha cambiato verso ripristinando il dominio della speculazione immobiliare.
Ecco perché non regge la linea difensiva della siccità eccezionale e delle avverse condizioni metereologiche. Sono anni che proprio per attenuare gli effetti del cambiamento climatico, la comunità degli specialisti e molti economisti chiedono di porre in essere una politica organica per le città. Per realizzare quei sistemi non inquinanti e innovativi di trasporto urbano che vengono invece realizzati in ogni parte d’Europa. Per finanziare la coibentazione degli edifici nati nel periodo del grande boom edilizio quando si costruiva senza alcuna considerazione della variabile energetica e del conseguente inquinamento. Con queste politiche si potrebbero creare centinaia di migliaia di posti di lavoro e favorire la nascita di aziende specializzate nell’innovazione di prodotto. Renzi ha invece preferito sperperare ingenti risorse pubbliche per finanziare le modestissime assunzioni del job act.
Un ultima osservazione riguarda anche il silenzio degli economisti liberisti di fronte al tracollo delle città italiane. Quando fa loro comodo ci inondano di calcoli del crollo del Pil a causa di rivendicazioni sociali. I casi più recenti riguardano la temporanea chiusura a manifestazioni sindacali annunciate per tempo del Colosseo o di Pompei. Il Pil crollava per la cecità dei lavoratori. Ora che le città sono crollate a causa delle loro insensate scelte neppure un gemito o un calcolo approssimato di quanto costa al sistema Italia non aver puntato nella riqualificazione ambientale delle città. Del resto, proprio quegli stessi teorici del pareggio di bilancio hanno imposto politiche tariffaria delle aziende di trasporto pubblico insostenibili. Oggi, a disastro avvenuto, le città corrono ai ripari offrendo pacchetti tariffari socialmente convenienti. Insieme alla inesistente ripartenza dell’Italia renziana siamo ancora prigionieri di questi ragionieri del declino.

Paolo Berdini, il manifesto, mercoledì 30 dicembre

4 commenti:

  1. Sullo smog il Governo fatica a vendere. Ci si barcamena sperando nella pioggia. Sperando che si passi presto ad altro argomento.
    Del resto chi si ricorda più dello scandalo Volkswagen con le emissioni truccate? Il governo aveva assicurato azioni. Che ha fatto? A che punto siamo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, la truffa Volskwagen ...
      Nel merito.
      Io sono rimasto alle oltre 700 mila auto circolanti in Italia con filtri truccati sui motori diesel.
      "A gennaio 2016 dovrebbero iniziare i richiami" secondo il Ministro Del Rio e "studiamo come possiamo applicare le sanzioni previste per veicoli non coperti da omologazioni di tipo adeguato".
      La vicenda richiede sicuramente occhi aperti e attenzione!
      Sicuramente è indice della considerazione dei grandi gruppi industriali e del ceto politico d'Europa per la compatibilità ambientale dei prodotti.
      Parliamo del cuore "della nostra civiltà".
      Gianni
      Gianni

      Elimina
  2. Parere diverso e contrario. La Stampa pubblica una intervista ad un esperto ambientale.
    M.

    «A molti probabilmente sembrerà strano, ma l’aria che respiriamo oggi è molto meno inquinata rispetto a quella che respiravamo 50 o 70 anni fa, quando circolavano meno auto. Questo perché non è il traffico delle automobili ad aver aumentato le concentrazioni di Pm10, ma una serie di concause di diverse». A suggerire una nuova prospettiva al problema smog, di cui si sta discutendo molto in questi giorni, è Ivo Allegrini, esperto di ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche.

    Se in passato c’era meno traffico come è possibile che oggi ci sia meno smog?
    «Perché l’inquinamento atmosferico non è solo collegato al numero di automobili che circolano. Prima di tutto i motori delle automobili e i combustibili usati oggi sono meno inquinanti rispetto a quelli del passato. Poi bisogna considerare che ci sono molte altri fonti di inquinamento che in passato erano certamente più importanti e che, oggi, si sono significativamente ridotte. Alcune sono addirittura sparite».

    A quali fonti di inquinamento si riferisce?
    «In generale, si sono ridotte le concentrazioni di quasi tutti gli inquinanti. Mentre, ad esempio, il biossido di zolfo, prodotto in passato dai vecchi combustibili, oggi è praticamente sparito. Se infatti negli Anni 80 a Milano le concentrazioni di biossido di zolfo erano pari a 400 microgrammi per metro cubo, oggi sono 5-10 microgrammi per metro cubo. Anche il particolato: negli anni Ottanta le concentrazioni medie all’anno era pari a 160 microgrammi per metro cubo, nel 2000 invece raggiungevano mediamente i 60 microgrammi per metro cubo. In particolare, se negli Anni 80 il Pm10 a Milano era in pari a 50 microgrammi per metro cubo, oggi arriva in media a 40 microgrammi per metro cubo».

    Quali sono le fonti di inquinamento oggi, oltre al traffico?
    «Le altre sorgenti sono: l’inquinamento di fondo, cioè quello che arriva dalle masse d’aria che provengono dall’Atlantico; la combustione incontrollata di sterpaglie, fogliame, scarti agricoli, pellet, ecc; i mezzi e i fertilizzanti utilizzati in agricoltura; il riscaldamento delle case e l’industria».

    Quindi non serve a nulla bloccare le automobili e limitare la loro circolazione?
    «Non è servito a nulla in passato e non serve a nulla oggi. Nel 1993 in un giorno in cui è stato bloccato il traffico a Milano abbiamo misurato una concentrazione di Pm10 pari a 650 microgrammi per metro cubo. Insomma un livello elevatissimo che non ha risentito per nulla del blocco delle automobili».

    In che misura contribuiscono le varie fonti di inquinamento alle concentrazioni di smog?
    «Il traffico contribuisce per un 35%, ma non localmente. Nel senso che il traffico, fatto da automobili private e mezzi pubblici, contribuisce a livello più ampio: ad esempio molto in Val Padana, piuttosto che singolarmente a Milano. Se dovessimo infatti etichettare le particelle che compongono il Pm10 presente a Milano in base alla provenienza, allora ci renderemmo conto che molte di queste particelle provengono da altre città, come Torino o Ferrara. Un 30% per cento di inquinamento atmosferico è invece attribuibile alle combustioni incontrollate, un 20% al riscaldamento delle abitazioni e un 15% alle industrie. Per quanto riguarda invece il particolato sono due le fonti di provenienza, quelle primarie e quelle secondarie. Le prime, che contribuiscono per il 30%, sono le emissioni dirette di materiale particolato in atmosfera. Le seconde, che contribuiscono per l’80%, sono quelle che si creano in atmosfera con delle vere e proprie reazioni chimiche».

    Se bloccare le automobili non serve niente, allora cosa si può fare per uscire da questa situazione d’emergenza?
    «Si uscirà da questa situazione particolare non appena terminerà questa serie anomala di giornate belle. Invece, per ridurre in generale l’inquinamento atmosferico c’è bisogno di un piano strategico pluriennale che coinvolga tutte le fonti di inquinamento e non solo il traffico».

    RispondiElimina
  3. Tutti i pareri vanno ascoltati e meritano considerazione.
    Sicuramente lo sviluppo economico, industriale, tecnologico e della cultura ambientale hanno inciso e determinato cambiamenti su ogni fronte. Ci mancherebbe.
    Resta il fatto che oggi viviamo problemi e contraddizioni evidenti (i livelli alti di inquinamento, l'alterazione del clima e la sua incidenza negativa, il ricorso a truffe industriali clamorose come quella di Volkswagen, le diverse percentuali di investimento sulle innovazioni delle varie industrie produttrici) causa di effetti negativi sulla vita quotidiana di milioni di persone che abitano i nostri paesi e che lo abiteranno.
    La questione del governo delle risorse, degli investimenti, della ricerca e delle tecnologie per assicurare una migliore qualità della vita alle generazioni attuali e future è dunque aperta e da affrontare.
    Tra queste le strategie per assicurare l'eco-compatibilità dei territori ed una mobilità sostenibile.
    Ne parla Gianni Silvestrini (vedi il post del 31 dicembre) in una interessante intervista. Temi che non possono certo sfuggire ad un quotidiano di Torino che vive anche dei contributi del Gruppo FCA e di esperti ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche. Non vorremmo sprecare le competenze maturate o affidarci esclusivamente alla provvidenza divina ...
    Gianni

    RispondiElimina