domenica 28 aprile 2013

LettAlfano (o Alfetta)


1. Siamo passati da un Governo dei Tecnici voluto da Giorgio Napolitano e sostenuto in Parlamento da PdL, PD, Casini e Fini ad un Governo Politico voluto da Giorgio Napolitano (nel frattempo confermato Presidente) e fondato su una maggioranza PD, PdL e Monti.
Naturale conseguenza del voto di febbraio? Non mi pare proprio. Quel voto ha dimostrato lo scarso consenso popolare delle politiche di Mario Monti (fermo al 10%) e dei suoi sostenitori: il PD ha perso oltre 3 milioni di voti e Berlusconi ha perso oltre 6 milioni di consensi.
Sbocco obbligato per la coerenza e la fermezza con cui Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle hanno ribadito il loro no ad un Governo Bersani? Anche. Forse. Ma si può onestamente imputare al M5S la mancata fiducia ad un Premier che nell'arco di poche settimane ha perso la fiducia della sua coalizione e del suo partito? 
Il problema è tutto (o prevalentemente) nel PD. Nelle sue contraddizioni e nelle sue mancate scelte politiche e di prospettiva, che hanno causato il successo del M5S e non hanno intercettato i delusi del centrodestra.
Un grande partito non può passare nel giro di un anno e mezzo dalla opposizione a Berlusconi, al sostegno ad oltranza a Monti (con Berlusconi), al progetto di cambiamento (che chiede i voti al M5S), al governo contrattato e concordato con Berlusconi. 
Un grande partito deve avere una visione, un progetto per l'Italia, per l'Europa, per il mondo.
Deve indicare dove vuole investire: nella riconversione ecologica o nella conservazione dell'esistente, nelle armi o nel disarmo, nella difesa e nella messa in sicurezza del territorio o nelle grandi opere e nel consumo delle risorse naturali, nella prevenzione, nella sanità e nella scuola pubblica o nelle privatizzazioni?
Deve scegliere con chi stare: con i lavoratori della FIAT o con Marchionne, con i lavoratori ed i cittadini di Taranto o con i proprietari dell'ILVA, con chi vuole la pubblicizzazione dei beni comuni o con chi vuole la privatizzazione delle Aziende dell'acqua, con i risparmiatori o con i grandi manager come Mussari e Consorte?

2. Dalla mancanza di programmi comprensibili, di insediamento sociale forte, di scelte politiche chiare matura la crisi verticale del PD e la denuncia pesante ed inascoltata del segretario e candidato premier dimissionario: un partito da anni organizzato in gruppi, in cordate di potere, condizionato da lobbies, in sostanza inaffidabile (si poteva credibilmente chiedere ai 5 Stelle di fidarsi di Bersani e di un Governo monocolore di minoranza?).
Per questo un dirigente come Enrico Letta, vicesegretario per nomina, scarsamente popolare (terzo nelle primarie del 2007, con l'11% dei consensi, dietro Veltroni e Bindi), che ha curato soprattutto relazioni importanti a livello internazionale (entrando nella Trilaterale e nel Gruppo Bilderberg, consessi riservati di uomini politici e d'affari, di imprenditori e banchieri, col fine di orientare e condizionare il corso della storia) e nazionale (con associazioni trasversali come VeDro') ha potuto prendere spazio e sbaragliare ogni competitore.
Da finto dimissionario ha diretto la veloce direzione del suo partito che ha delegato ogni scelta futura al Presidente della Repubblica, è salito al Colle con i capigruppo PD Zanda e Speranza, ha ricevuto l'incarico senza alternative, ha trattato con Monti ed una importante delegazione del PdL composta da Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e zio Gianni il nuovo Governo, naturalmente sotto l'alta tutela di Giorgio Napolitano.
Ci sfuggono ancora gli impegni programmatici concordati. Nessuno ne ha ancora parlato. Ci attende presto la presentazione in Parlamento e potremo approfondire.
Tuttavia, un primo dato appare evidente.
Occorre cercare con la lente di ingrandimento la sinistra di governo.
La sinistra politica, sindacale e sociale rimasta. 
È ridotta al lumicino la componente che ha diretto nel paese il passaggio storico dal PCI al PDS, ai DS, al PD.
Si chiude una lunga e travagliata fase storica. Soprattutto se si considera che ora l'opposizione politica si raccoglie attorno ad un soggetto nuovo, inesperto e con le contraddizioni già palesate dal M5S di Beppe Grillo.

3. Il Governo LettAlfano presenta volti nuovi, una generazione di giovani e donne alla prima esperienza ministeriale.
Politici moderati, molti cattolici, diversi di provenienza democristiana, cresciuti nel PdL di Berlusconi o sopravvissuti ed emersi nella crisi del PD.
Sono quasi perfetti nello scopo di fare emergere un Premier ed un Vicepremier ancora privi di adeguata personalità. 
L'impressione d'insieme è di una compagine debole, destinata a fronteggiare gli ardui compiti che l'attendono sotto la tutela di due vecchi leader - garanti, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi.
A livello internazionale conteranno i buoni uffici assicurati dalla Trilaterale e dal Gruppo Bilderberg.
L'equilibrio interno al nuovo Governo appare decisamente sbilanciato verso il centrodestra.
Interni (ad Alfano), Difesa (a Mario Mauro), Infrastrutture (a Maurizio Lupi), Sanità (a Beatrice Lorenzin), Politiche Agricole (a Nunzia De Girolamo), Riforme Costituzionali (a Gaetano Quagliariello) appaiono Ministeri decisamente più rilevanti di quelli dell'Ambiente (ad Andrea Orlando), dei Beni Culturali (a Massimo Bray), degli Affari Regionali (a Graziano Delrio), dei Rapporti con il Parlamento (a Dario Franceschini), dello Sport e delle Pari Opportunità (a Josefa Idem), dell'Integrazione (a Cecile Kyenge), dello Sviluppo Economico (a Flavio Zanonato). Considerando anche il direttore di Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni al Ministero Economia e Finanza, il presidente dell'Istat Enrico Giovannini al Lavoro, la radicale Emma Bonino agli Esteri, il prefetto Annamaria Cancellieri alla Giustizia.
Attendiamo il Programma, le priorità del Governo.
Con queste premesse, con l'offensiva ed i ricatti quotidiani dei falchi del Popolo delle Libertà (che chiedono la restituzione dell'IMU, il blocco dell'IVA, la continuità con le politiche contro gli immigrati e per il finanziamento delle scuole e dalla sanità private) è difficile essere ottimisti. 


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