martedì 15 novembre 2016

Partecipiamo, per cambiare in meglio

Dunque si vota. Dopo mesi di duro confronto.
E' giusto così.

Matteo Renzi, sulla sua Enews 450, ripete e scrive: "gli italiani si esprimono su questa scheda, non su altro. Chi dice sì, dice sì a questo quesito. Chi dice no, dice no a questo quesito".
Non è esattamente così.
Ancora una volta il nostro Presidente - Segretario gioca con le parole.
Perché non voteremo solo su un indirizzo privo di articolato e di specificazioni concrete. Bensì su un complesso e corposo testo di legge, preciso e alquanto dettagliato, che riscrive la Costituzione in molti suoi articoli, 47 per la precisione. Mentre ne conferma altri, su cui si è scelto, discutibilmente, di non intervenire (ad esempio quello, introdotto recentemente, con una decisione rapida, veloce e convergente dei parlamentari di Centrodestra e di Centrosinistra "dell'obbligo di pareggio in Bilancio").
Per intenderci.
Non voteremo Si o No solo "per il superamento del bicameralismo paritario".
Il Si o il No sono a favore o contro un diverso Senato: quello approvato dal Parlamento e composto da 5 nominati dal Presidente della Repubblica e 95 tra consiglieri regionali e sindaci scelti dalle Assemblee regionali.
Non voteremo Si o No solo "per la riduzione del numero dei parlamentari".
Il Si o il No sono per confermare l'attuale numero di 630 deputati e per portare a 100 i senatori (ancora, tutti, dotati di immunità parlamentare).
Insomma, non solo "titoli", semplici e facili. 
Bensì testi, articoli, norme, procedure, rimandi complessi e concatenati. 
Fatti da e per "addetti ai lavori", da e per professionisti, avvocati e appassionati. 
In discontinuità con la Costituzione chiara e diretta approvata dal 93% dei componenti l'Assemblea Costituente nel dicembre 1947 (insieme popolari e socialisti, comunisti e liberali, monarchici e repubblicani).
Dunque, meglio approfondire: leggere, informarsi, discutere prima del voto. Per non avere rimorsi dopo il risultato, come dice Renzi.
Abbiamo imparato che, spesso, ai titoli non corrispondono contenuti conseguenti ed attesi.
Ancor prima dell'arrivo di questo Presidente del Consiglio, ma anche con il suo Governo.
La "Riforma" delle pensioni di Monti e Fornero (approvata in poche settimane - ricordiamolo! - da un ampio schieramento politico di Centrodestra e di Centrosinistra) è stata utile e lungimirante? Per chi e a scapito di chi? Forse nell'interesse di pensionati, lavoratori e giovani?
E, più di recente, lo "Sblocca Italia" di Renzi e Lupi o la "Buona scuola" di Renzi e Giannini hanno determinato effetti positivi per il territorio e per l'ambiente, per la formazione culturale dei ragazzi o per il lavoro e la qualificazione degli insegnanti?
Ed, infine, il "Jobs Act" di Renzi e Poletti. Ha ridotto la disoccupazione e migliorato le condizioni di lavoro? Oppure, ha favorito il potere di pochi e diffuso precarietà per molti?
Dunque, abituiamoci sempre a valutare con adeguata capacità critica i prodotti e le iniziative di brillanti politici, tecnici o comunicatori. Soprattutto se provano a venderci soluzioni mirabolanti.
Mai "Basta un Si".

L'esperienza insegna che "il cambiamento" non è un valore in se, a prescindere.
Le novità possono anche peggiorare il mondo in cui viviamo.
Possono ridurre le difese, la partecipazione ed il controllo dei cittadini, di chi lavora, di chi produce e vive onestamente.
Soprattutto quando "cambiamenti" e "novità" sono richiesti e voluti da chi già detiene il potere politico, economico e finanziario e lamenta "lacci e laccioli" previsti da istituzioni democratiche e regole costitutive ed identitarie di piccole o grandi comunità.
E questo risulta anche il segno complessivo ed unificante delle revisioni Costituzionali e sociali ricercate e volute nei decenni trascorsi. Ed ora da Renzi, Boschi, Alfano, Verdini ... da finanzieri, manager, industriali che incoraggiano e sostengono il Governo.
La composizione del Senato, che dovrebbe rappresentare le Autonomie regionali e locali, è lasciato alla discrezione dei Gruppi consiliari (di Partiti o movimenti) di maggioranza nelle singole Regioni, mentre, sulle competenze (Titolo V), si risolve "la concorrenza" Stato - Regioni espropriando Enti ed Amministrazioni territoriali ed accentrando i poteri (per ogni intervento o opera che si valuta "di interesse nazionale"). Andando in direzione opposta rispetto al decentramento ed al regionalismo introdotto della revisione costituzionale fatta nel 2001 (dal Centrosinistra, in risposta alla pressione politica "federalista" della Lega Nord).
Nessuna sorpresa però, se si considera che da tempo ogni anno e ad ogni Legge di Bilancio le risorse a Comuni e governi locali vengono ridotte.

Per capire meglio le ricadute concrete del "cambiamento" perseguito da Renzi è bene riflettere su una esperienza concreta.
Il Ministro Delrio, in occasione dell'apertura del nuovo casello autostradale Valsamoggia sulla A1, annuncia la "rapida apertura dei cantieri per realizzare il nuovo Passante di Bologna", cioè il potenziamento (fino a 18 corsie) di Tangenziale - A14, sottolineando "il carattere strategico e di rilevanza nazionale di questo intervento". Eppure, ancora, in città migliaia di persone propongono ed esigono di valutare scelte alternative per fronteggiare i già intollerabili livelli di inquinamento e di rumore e per migliorare la qualità della vita urbana ed il Comune per venire incontro, almeno parzialmente, a queste richieste diffuse prova di alzare la voce con Autostrade SpA e vuole contrattare "mitigazioni necessarie e possibili".
Ma sulla testa di cittadini, comitati, associazioni, gruppi consiliari, Amministratori irrompe e chiude il  confronto pubblico il Ministro ai Trasporti ed alle Infrastrutture.
E' solo una anticipazione concreta del progetto di "cambiamento" e di accentramento che persegue questo Governo e questa maggioranza.
Ma attenzione. Riflettiamo.
Se, come dicono Renzi ed amici, queste modifiche Costituzionali fossero entrate in vigore 10 o 20 anni fa, quando ancora Merola, Bonaccini e compagni erano per il "Passante Nord" ora avremmo realizzata un'altra grande opera sbagliata e costosa, che "consuma suolo" e "non risolve i problemi".
Una conferma ulteriore che Democrazia partecipata e rappresentativa non può essere mai considerata un impiccio ed un fastidio per chi persegue il governo e le decisioni esclusivamente nell'interesse generale, dei cittadini e delle comunità, piccole e grandi.

Su altro sarebbero necessari cambiamenti, tagli, inversione di rotta.
Le Prefetture e (con l'eccezione della foglia di fico del CNEL) tanti Enti (con le rispettive burocrazie) di secondo grado. Che anzi, al Centro come in periferia, continuano a prosperare.
Vogliamo ragionare sulle Associazioni e le Unioni dei Comuni, non sempre passaggi verso comprensibili e logiche fusioni di piccoli e superati Comuni e spesso vissute come necessità di un "altro ente intermedio" oppure, peggio, come "contenitore" per clientele e portaborse. E, ancora, possiamo riflettere sulla recente costituzione delle Città Metropolitane e delle nuove Province, attraverso nomine maturate nei partiti e sancite da uno scarso numero (denunciato da alcuni commentatori) di eletti nei Consigli Comunali.
Esperienze di fatto sempre e solo più lontane dai cittadini e da un effettivo controllo democratico.
Colpisce, inoltre, che proprio gli uomini e le donne in carriera del Partito di Governo che hanno voluto questa Legge Costituzionale dicano e scrivano "meno politici". Manco fossero senza storia e radici, collettive e personali.
Il contrario di ciò che chiede tanta parte del Paese: maggiore vicinanza delle istituzioni rispetto alla vita concreta delle persone, più conoscenze e trasparenza, più partecipazione e maggiore selezione delle priorità. Insieme, più rappresentanza e migliore governo. Finalmente una Politica di qualità, prodotta da un protagonismo diffuso, consapevole e responsabile dei cittadini.
Altro che Basta un Si!

Ovviamente, ragionando così, non bastano neppure tanti No.
Oggi sicuramente utili e necessari. Tutti.
Per interrompere una china pericolosa ed una cultura sbagliata.
Ma sicuramente insufficienti per determinare un cambiamento positivo ed urgente.
Riflettiamo ancora.
Questo Parlamento (eletto nel febbraio 2013 e "senza vincitori") doveva sicuramente provare a cambiare la legge elettorale (giudicata, dalle autorità competenti, "incostituzionale") ed aveva il dovere di assumere provvedimenti economici e sociali immediati e di interesse generale: investimenti e manutenzioni per la messa in sicurezza del territorio, per uno sviluppo sostenibile e la conversione ecologica delle produzioni, provvedimenti per la giustizia sociale e fiscale contro privilegi ed evasioni intollerabili, interventi ed azioni per risanare e moralizzare la vita pubblica contro la corruzione e le mafie (anche su questo blog se ne è ripetutamente parlato).
Ma le forze politiche prevalenti, quelle che hanno costituito la maggioranza (fino al 2014 "di necessità ed a termine", poi "politica e di legislatura") hanno dimostrato assoluta incapacità nel governare le priorità e di unire il Paese attorno a progetti più impegnativi ed ambiziosi. Come quello di mettere mano ad una revisione utile, organica e largamente condivisa della Costituzione.
Occorreva ed occorre prenderne atto.
Le cose sono andate diversamente: nella elezione del Presidente della Repubblica; per le divisioni nel PdL e nel Centrodestra che hanno accompagnato e seguito la condanna giudiziaria di Berlusconi; con il travaglio, il cambio di leadership e la rottamazione nel PD; con l'apprendistato, troppo lungo e forse inevitabile, del M5S; con il Patto del Nazareno e la sua evoluzione; con le vicende europee ed internazionali; con la perdurante crisi finanziaria e gli scandali bancari; con l'accentuarsi del trasformismo politico e delle pratiche immorali nelle istituzioni e nei partiti.
In questo contesto, la determinazione (ostinazione?) nella pretesa di ricostruire le fondamenta e le regole della "Casa Comune" è una operazione decisamente superiore alle possibilità del momento
Di più, diviene una avventura, un rischio, un pericolo.
Perché divide il Paese, le sue energie migliori, le forze politiche, intellettuali, produttive, del lavoro.
L'esatto contrario di una operazione Costituente, della efficace e risoluta ricerca unitaria dei Costituenti, nel 1947.
E divide senza una logica comprensibile e costruttiva.
Ha già prodotto e produce quotidianamente veleni tra soggetti e forze essenziali della vita democratica. Che difficilmente e solo con il tempo saranno smaltiti.
Dobbiamo saperlo.
Il 5 dicembre qualcuno sicuramente festeggerà. Comprensibilmente.
Ma in ogni caso dal giorno dopo avremo un Paese spaccato.
E occorrerà rimboccarsi le maniche per affrontare i problemi enormi che viviamo.
In Italia, in Europa e nel mondo.
Se vinceranno Renzi e l'establishment politico - confindustriale al potere si rafforzerà il progetto di trasformare il PD in Partito della Nazione e si accelereranno le politiche economiche e sociali irresponsabili avviate o annunciate negli ultimi anni.
Se prevarrà il No, si riaprirà la lotta politica e, con essa, le speranze di un cambiamento sociale, democratico, di classi dirigenti e di politiche. 
Nella direzione definita dai Principi fondamentali della Costituzione, riconoscendo i Diritti e doveri dei cittadini, e l'Ordinamento della Repubblica.
Considerando i tempi, non sarebbe poco.
Ma nella consapevolezza che tutto sarebbe ancora da costruire e da conquistare.
Che tutto dipende dalla capacità di unire un nuovo blocco sociale, politico e culturale su una visione, un progetto e precise priorità per l'Italia e per l'Europa degli anni 2020-2030.

25 commenti:

  1. Il titolo mi pare ambiguo.
    Cambiare significa votare Si. Mentre il No lo nega.
    Poi il testo sostiene che il la riforma peggiora la Costituzione.
    Dunque il cambiamento non sarebbe in meglio ...
    F.M.

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    1. Sul titolo.
      Credo di capire e di condividere.
      Una certa ambiguità era strumentale, voluta.
      Resta il fatto che ugualmente poteva essere migliore.
      Nel merito.
      "Queste" modifiche alla Costituzione non le condivido.
      Penso come Giorgio Galli (intervista a il manifesto di oggi) che siano "una toppa per tenere insieme un sistema".
      Sostiene Galli: "il Si è la continuità del sistema politico. Il capitalismo non garantisce più lo sviluppo, quello italiano è oramai sinonimo di stagnazione permanente. In questa stagnazione si cercano di porre continuamente delle pezze a un sistema politico al capolinea. Si è cominciato con la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. Poi le prime larghe intese con tutto il centrodestra. L'ultimo tentativo è il Governo Renzi.
      Continua: "è singolare che il governo si presenti antisistema. E comunque è evidente il contrario: dalla Confindustria alle banche fino all'ambasciatore americano, il sistema è pesantemente schierato dalla parte di Renzi".
      E conclude: "il No è la possibilità che i giochi si riaprano. Con un trauma, ma piccolo. Del resto ormai in tutti i paesi europei si esprimono, in diversi modi, esigenze di cambiamento molto radicali".
      Consiglio la lettura integrale.
      Dunque, "No" per cambiare davvero società, politica e cultura.
      Gianni

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    2. Al Referendum per riaprire i giochi.
      Coerente e ambiguo il giusto?
      F.M.

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  2. Non cambiamo (così) la Costituzione.
    Invece, un sistema elettorale a doppio turno mi pare convincente. Perché se il consenso politico si gioca tra più di due schieramenti alternativi tra loro (semplificando: Renzi, Salvini, Di Battista) e "la sovranità appartiene al popolo", facciamo decidere al popolo chi deve governare. No?
    Nik

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    1. Osservazioni interessanti. Meritevoli di approfondimento.
      Ancora Giorgio Galli (su il manifesto di oggi): "la democrazia rappresentativa è in crisi ovunque, in Europa e non solo. E non a causa di alcuni anni di populismo ma a causa di decenni di decenni si svuotamento del sistema politico da parte del potere economico. Oggi il problema delle democrazie occidentali sono le 500 multinazionali che governano il mondo, non i populismi. Finché il potere politico sarà quasi impotente di fronte al potere economico la continuità è garantita. Il No è la critica alla continuità. Una possibile sfida al sistema".
      Partendo da qui, si dovrebbe ragionare, insieme, su sistema elettorale (per cambiare l'Italicum) e (perché no?) sulla Costituzione (dalla cancellazione dell'obbligo di pareggio in bilancio - voluto dalla Trojka europea - ai diritti universali ed intergenerazionali dei cittadini per salvaguardare l'ecosistema naturale, ma non solo).
      Si possono trovare varie soluzioni. Da confrontare attraverso un confronto serio ed articolato. La proposta di una Assemblea Costituente (di personalità autorevoli e/o di semplici cittadini) distinta dal Governo e a termine (due anni?) può essere una soluzione.
      Nel merito del sistema elettorale. In primo luogo, sono convinto si debba migliorare in Parlamento (una Camera, due distinte?) la rappresentanza dei cittadini.
      Perseguendo e ricercando, insieme, più rappresentanza e qualità di governo. Possibile trovare un nuovo e diverso equilibrio tra poteri legislativo, esecutivo e giudiziario? Proviamoci.
      Intanto il Governo (un Renzi meno arrogante o preferibilmente un nuovo e giovane Presidente del Consiglio) affrontino quotidianamente le grandi e concrete questioni del nostro tempo.
      Gianni

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  3. Non riuscendo a cambiare la società secondo i principi contenuti nella Costituzione, Renzi e Lorsignori hanno deciso di "governare" la società cambiando la Costituzione.
    Ciao!

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    1. Appunto. Temo, anch'io, non sarebbe un "governo" partecipato e democratico.
      Gianni

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  4. Anch'io la vedo così.
    Una "riforma" richiesta e sostenuta da JP Morgan, Grandi Banche internazionali, Trojka europea, Confindustria, Marchionne, Confalonieri, De Benedetti non è per un cambiamento nell'interesse della gente comune.
    Ha un bel da togliere la bandiera Europea il Renzi.
    Avesse voluto una Comunità più forte e coesa avrebbe dovuto schierarsi con la Grecia che chiedeva solidarietà.
    Urlare ora è solo un goffo tentativo di smarcarsi da responsabilità che sono anche sue. Juncker è stato scelto all'unanimità dopo che il PD ha raccolto il 41% dei consensi.
    Possiamo dimenticare i fatti?
    La risposta è scontata, No!
    Titti

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    1. Sottoscrivo. Una sola precisazione.
      Se la critica di Renzi alle politiche di austerità dell'Europa (che anche lui ha contribuito, nei fatti, fino ad ora ad affermare) fossero (sono?) un vero cambio di strategia politica e si unissero (uniscono?) ad altrettanto nette modifiche nelle priorità economiche e sociali nel governo del Paese (investimenti massicci e pluriennali nelle manutenzioni e nella messa in sicurezza di edifici e territori, conversione ecologica delle produzioni, giustizia sociale e fiscale, moralizzazione della vita pubblica) si aprirebbero (aprono?) percorsi nuovi di intesa e di incontro.
      Naturalmente dal 5 dicembre.
      Intanto, contano tanti No a questo referendum.
      Gianni

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  5. Trovo molto utile la parte relativa al Passante di Mezzo e alle intenzioni del Ministro Delrio ...
    r.b.

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  6. Si per cambiare, finalmente?
    No per cambiare, successivamente?
    Per rispondere all'arcano, che ci travaglia, suggerisco di seguire un personaggetto di tutto rispetto: Vincenzo De Luca.
    Se scopriamo per chi vota lui, tutto ci risulterà più chiaro sulla posta in gioco e sul come partecipare.
    Il primo ad avere news, si faccia vivo!
    Sic

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    1. Suggerisco di seguire ... venerdì sera La7.
      Tra il popolo delle meraviglie.
      Gianni

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  7. Voglio denunciare che non tutti i voti che verranno espressi sono segreti. Ho saputo che stanno arrivando agli indirizzi indicati prima del 2 novembre scorso le schede elettorali agli italiani all'estero. Per loro possono votare anche altri. Oppure si può votare in famiglia. O con amici. Poi si spedisce. Ma chi gestisce quei voti?
    Una procedura grave e senza controlli!
    Andrea S.

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    1. Vero.
      Il Comitato del No ha annunciato "facciamo ricorso se il Si vince con il voto degli italiani all'estero".
      Forse analoga iniziativa la prenderanno anche quelli del Basta un Si.
      Ma è urgente porre rimedio a queste indecenti e inaccettabili procedure!
      Non è difficile, volendo.
      Gianni

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  8. Penso che la partecipazione sarà buona e che vincerà il No. Perché in tanti apprezzano l'energia e l'operatività di Renzi. Ma ad un numero ancora maggiore lui sta antipatico perché si presenta sempre ed ovunque solo contro tutti. E alla fine al di là del l'esito del referendum questa battaglia gli consentirà di cementare la sua leadership su una importante minoranza che al voto politico si farà rispettare.
    Rossi

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    1. Si, Matteo "sempre in piedi"!
      Se vincerà ce lo terremo per altri 20 anni.
      Se perderà lo avrà fatto contro tutti e con un 40% di consensi tutti suoi, liberarsene non sarà facile.
      A Renzi del cambio della Costituzione non è mai fregato nulla.
      Ha perseguito 3 obiettivi:
      1. Voleva costruirsi un importante Partito, libero dai vecchi dinosauri comunisti e democristiani.
      2. Voleva distrarre l'attenzione pubblica dai temi economici e sociali su cui è in difficoltà e non ha nulla da dire.
      3. Voleva continuare a scaricare su altri l'accusa di essere politici conservatori. Una accozzaglia di conservatori.
      Risultato? Lui ha già vinto 3 a 0.
      Se il 4 dicembre gli andrà mala, finirà 3 a 1.
      Mario Cinico

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    2. No!
      "Sempre in piedi" era Ercolino, un pupazzo gonfiabile.
      Qui, invece il confronto è ...
      da giocare.
      Gianni

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  9. Cambiare in meglio?
    Ma se il voto no determinerebbe turbolenze dei mercati finanziari, blocco degli investimenti economici, uscita dell'Italia dall'euro.
    Mentre il si produrrebbe stabilità di Governo, nuovi investimenti internazionali in Italia, una Europa sociale e solidale.
    U.F.

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    1. Aggiungerei anche che per il No sono D'Alema, De Mita e Berlusconi.
      Mentre per il Si sono Napolitano, Alfano e Verdini.
      Gianni

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  10. Ho già posto qui il problema.
    Ho ascoltato commenti vari. Tra i quali ieri quello di D'alema da Lilli Gruber.
    Temo non si sia capito bene il problema.
    Non si tratta di preoccupazioni preventive su qualcosa che forse si verificherà o di mettere le mani avanti per giustificare sconfitte e insuccessi di una parte politica (si o no).
    La questione è più rilevante e certificata già ora.
    Ripeto. Per circa 4 milioni di elettori mancano segretezza e sicurezza.
    Già possiedono le schede da votare. Le possono barrare sul no o sul si insieme ad amici, parenti o conoscenti. Le possono regalare o passare a chi è più interessato o gliele compra ... e ci pensa lui!
    Chiaro?
    Un diritto - dovere costituzionale negato.
    Che nessuno deve sottovalutare o snobbare.
    Per questa consultazione e per il futuro!
    Ne va della credibilità della Democrazia.
    Andrea S.

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  11. Certo che non "basta un si".
    Certo che occorre partecipare.
    Al voto il 4 dicembre e dopo nei partiti e nelle associazioni di cui facciamo parte, se ci interessiamo della vita collettiva.
    Il partito a cui ho aderito aveva un Manifesto dei valori (approvato il 16 febbraio 2008) Al paragrafo 3 di pagina 4 vi è scritto:
    “La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della Costituzione, nella certezza che essa non è alla mercé della maggioranza del momento, e resta la fonte di legittimazione e di limitazione di tutti i poteri. Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a mettere fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza, anche promuovendo le necessarie modifiche al procedimento di revisione costituzionale.”
    Poi si è cambiato indirizzo, senza neppure cambiare il Manifesto dei valori.
    Per questo voterò no.
    R.T.

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    1. Capisco ed apprezzo.
      Aggiungo che anche il Programma del PD e di Italia Bene Comune per la Legislatura 2013-2018 non prevedevano modifiche alla Costituzione. Basta leggere i documenti di 3 anni fa. E' opportuno ribadirlo contro le bugie che molti raccontano.
      Nessun problema che il PD abbia cambiato idee e dirigenti. Contenti loro, contenti tutti.
      Ma è bene dire la verità e non negarla.
      Gianni

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  12. Siccome il sindaco di Bologna ha incontrato il Premier e questo gli ha promesso investimenti economici per la città, ora Merola sostiene che questa sarebbe una ragione in più per il si al referendum!
    Ma non dovevamo stare al merito?
    Sono senza parole.
    Carlo

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  13. Dicono di stare al merito dei quesiti.
    Però poi ci dicono che se vince il no crollano 4 banche italiane.
    Ma allora dobbiamo esprimerci su bicameralismo, riduzione dei costi ... oppure preoccuparci per i nostri risparmi?
    s.

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