giovedì 8 ottobre 2026

Da Reggio Emilia a Bologna, al Belpaese: i costi che non compaiono nei loro conti

PRIMA. Bologna, al centro tra viale dell'Industria e via Larga una vasta area di suolo vergine (giugno 2014)








DOPO. Una colata di cemento ed asfalto per realizzare più supermercati e parcheggi (maggio 2026)











Scrive Antigene che "Bosco Ospizio non è un caso isolato. E' un caso esemplare". E, in effetti, basta un po di memoria o qualche mappa di confronto per averne conferma (vedi sopra e sotto, ad esempio, alcune recenti "trasformazioni urbane" nelle periferie di Bologna).

L'articolo richiama poi l'attenzione di tutti noi su ciò che questo sistema economico e di potere continua a non considerare e a non valutare. Cinicamente e irresponsabilmente. Per le ricadute sui Bilanci dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. Nonché su persone e famiglie. Semplicemente, scarica su singoli, comunità e Pianeta, su future generazioni e biodiversità i danni arrecati a causa delle risorse sottratte, compromesse, negate. 

Già negli anni '80 del secolo scorso la Commissione dell'ONU per l'Ambiente e lo Sviluppo redasse un Rapporto conclusivo che denunciava la crescita produttiva senza limiti o finalità sociali e sosteneva l'urgenza di una svolta radicale. E la pubblicazione italiana conteneva una lungimirante prefazione del Ministro dell'Ambiente Giorgio Ruffolo (vedi qua). 

Purtroppo, per decenni, le politiche dei governi e delle classi dominanti in Italia, in Europa e nel mondo hanno operato in direzione contraria alle indicazioni fornite dal Rapporto Brundtland. Dunque, è quanto mai importante - oggi - rilanciare cultura e tesi in aperto conflitto con le cattive pratiche amministrative e dei grandi gruppi imprenditoriali privati. 

E decisivo è promuovere un protagonismo di popoli, comunità e persone capace di cambiare la situazione e le tendenze in atto. 

E qui Antigene propone riflessioni decisamente interessanti ed utili per un agire comune di donne e uomini, di comitati e movimenti di proposta e di lotta.

Vale davvero la pena leggere e confrontarsi. Ora, che un altro mondo è necessario e da costruire.


Reggio Emilia, Bosco Ospizio












Il costo che non compare nei conti di Antigene

Le ruspe arrivate nell’area di Bosco Ospizio hanno reso visibile, in modo quasi brutale, una dinamica che spesso rimane nascosta dietro atti urbanistici, autorizzazioni, varianti, compravendite e progetti perfettamente legittimi. Il punto non è sostenere che ogni intervento della grande distribuzione sia illegale. Al contrario: proprio perché molte di queste operazioni si muovono dentro il perimetro della legge, vale la pena interrogarsi su ciò che la legge e il mercato non riescono a contabilizzare.

Le grandi aziende della distribuzione hanno una capacità finanziaria che consente loro, fin dove lo permette l’elasticità degli strumenti urbanistici, di acquisire aree molto estese e inserirle in operazioni immobiliari e urbanistiche.

Il terreno ha un valore. Il progetto ha un valore. Il supermercato ha un valore. L’investimento ha un rendimento. Ma quanto vale ciò che viene trasformato o perduto?

Quanto vale un’area verde che non sarà più permeabile? Quanto costa l’aumento dell’isola di calore, la perdita di ombra, la riduzione della biodiversità, l’acqua piovana che non verrà più assorbita dal terreno? Quali sono i costi sanitari della rimozione di un polmone verde in una città? E quanto valgono, nel bilancio di un’operazione immobiliare, gli anni di mobilitazione dei cittadini che chiedono di conservare quello spazio?

Questi costi raramente compaiono nella voce economica dell’operazione.

Bosco Ospizio è arrivato dopo una lunga mobilitazione

È importante ricordarlo proprio ora che le ruspe hanno trasformato la controversia in un’immagine.

La mobilitazione contro la trasformazione di Bosco Ospizio non è nata quando sono comparse le ruspe. È iniziata molto prima, attraverso assemblee, presidi, discussioni, richieste di confronto e iniziative pubbliche. Lo stesso vale per molte delle vertenze che riguardano supermercati e grandi strutture commerciali insediate su aree aperte o su terreni la cui destinazione viene modificata.

Per questo pubblichiamo una tabella delle principali vertenze in corso. La cronologia serve a smontare una narrazione ricorrente: quella secondo cui i cittadini si accorgerebbero della trasformazione del territorio soltanto quando arrivano le ruspe.

Spesso accade esattamente il contrario.

Le ruspe sono l’ultimo capitolo. Non il primo.

Il problema non è soltanto cosa permette la legge

Una domanda diversa, però, riguarda il rapporto fra legalità e convenienza economica.

Se un’operazione è autorizzata, l’impresa può legittimamente realizzarla. Ma questo non significa che ogni conseguenza dell’operazione sia automaticamente positiva per la collettività. È qui che Bosco Ospizio diventa interessante anche al di là della vicenda specifica.

Perché se il sistema economico considera soltanto il costo dell’acquisizione del terreno, della progettazione, della costruzione e degli eventuali oneri previsti, mentre considera esterni i costi ambientali e sociali, l’operazione può risultare conveniente proprio perché una parte del suo costo viene scaricata altrove.

È una questione che riguarda il modello di sviluppo urbano, non soltanto un supermercato.

E se entrasse in gioco anche il consumatore?

Qui si apre un terreno diverso. Una campagna di informazione. Una mobilitazione. La scelta di non utilizzare una determinata tessera. La restituzione di una tessera. La richiesta pubblica di trasparenza sulle operazioni immobiliari.

Oppure, più semplicemente, la decisione di acquistare altrove. Sono strumenti di pressione che non sostituiscono la legge e non pretendono di farlo. Una campagna di boicottaggio dei consumatori, in Italia, è in linea generale lecita, purché esercitata con modalità lecite e senza minacce, coercizione o diffamazione.

Ma il punto politico è un altro.

Che cosa succede se il costo reputazionale di un’operazione diventa abbastanza alto da entrare nei calcoli di chi la finanzia?

Se associare un marchio alla distruzione di un’area verde significa perdere clienti, consenso e reputazione, quella conseguenza diventa un elemento economico reale. Non è sostituire la legge con il boicottaggio. È introdurre un altro pezzo di realtà nel calcolo economico costi-benefici.

Il prezzo del terreno non è il valore del territorio

Bosco Ospizio ci ricorda una cosa semplice ma spesso rimossa dal linguaggio urbanistico: il prezzo di un terreno non coincide con il valore del territorio. Un terreno può avere un determinato valore di mercato. Un bosco urbano può avere un valore ecologico, climatico e sociale che quel prezzo non incorpora. Perché se il guadagno dell’operazione rimane privato mentre una parte dei costi ambientali e sociali viene distribuita sulla collettività, abbiamo un problema che nessuna ruspa può risolvere. Bosco Ospizio e molte altre vertenze simili, allora, non sono soltanto una vertenza locale. Sono laboratori a cielo aperto per capire come decidiamo che cosa può essere trasformato, quanto vale il verde e soprattutto chi ha il potere di stabilirne il prezzo. La tabella delle vertenze racconta proprio questo: non una serie di proteste isolate, ma una mappa di conflitti che spesso cominciano molto prima delle ruspe.

E forse è proprio lì che dovremmo iniziare a guardarli.












Alcune "trasformazioni urbane" dalle mappe di Bologna

Quartiere San Donato San Vitale: nell'area compresa tra via dell'Industria, via Larga e Ferrovia un Interspar

Giugno 2014

Giugno 2017

Maggio 2026










Quartiere San Donato San Vitale: Via Libia, nell'area tra ponte Cesare Maltoni e Ferrovia un Lidl

Giugno 2014

Giugno 2017

Maggio 2026






































Quartiere Navile: Croce Coperta, area tra via di Corticella e via Marziale un Lidl

Giugno 2014

Settembre 2016

Maggio 2026








































Quartiere Borgo Panigale Reno: Via Emilia Ponente un Aldi

Giugno 2021







Maggio 2022



Luglio 2023



Quartiere Savena: tra via Torino e via delle Armi un Eurospar 

Settembre 2016

Settembre 2018

Maggio 2026








































Quartiere San Donato San Vitale
: via Larga, area Pianeta: dove c'era un anfiteatro ora c'è un impianto per la distribuzione di carburanti fossili CONAD self 24h

Maggio 2022

Luglio 2023

Maggio 2026







































Quartiere San Donato San Vitale: in via Marescotti, al confine con Villanova di Castenaso, là dove c'era un terreno vergine ora ci sono due impianti per carburanti fossili Enercoop e Rel Servisavena

Giugno 2021
Maggio 2022




Maggio 2026




La mobilitazione e il boicottaggio post abbattimento di Bosco Ospizio
Bologna, domenica 4 ottobre

Una attivista ecologista attraversa il CONAD Superstore di via Mazzini ...


"Boicotta CONAD" anche sul lato B ...















La protesta coinvolge ...
















Dall'interno all'esterno: si discute. Coinvolti consumatori, cittadini ... carabinieri


La critica e la protesta NON s'arrestano ...




6 commenti:

  1. Di super e iper si soffoca. Come di immobili abbandonati e sfitti. Lì ci sarebbe da recuperare.
    Purtroppo gli amministratori sembrano accontentarsi del fondo Comini. Ben poca cosa a fronte dell'asfalto e del cemento immesso e annunciato.
    Cosi farà sempre più caldo!
    Giusta denuncia.
    R.

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  2. Propongo per opportuna conoscenza dalla Gazzetta di Reggio Emilia.
    M.

    Bosco Ospizio, il Consiglio di Stato blocca nuovi abbattimenti
    (di Ambra Prati)

    Accolto il ricorso cautelare degli ambientalisti. I giudici sospendono ulteriori tagli e chiedono di accelerare l'esame nel merito della vicenda
    Il Consiglio di Stato ferma ulteriori abbattimenti degli alberi. È questo il quadro che emerge dopo l'ordinanza emessa ieri, 8 ottobre, dalla quarta sezione del Consiglio di Stato, che ha accolto l'appello cautelare presentato da alcuni cittadini e da Legambiente Reggio Emilia contro il Comune.
    I giudici hanno riformato la precedente decisione del Tar di Parma, che aveva respinto la richiesta di sospensiva, disponendo lo stop all'abbattimento di ulteriori alberi.
    Il ricorso era stato presentato da Silvia Benedetti, Francesco Magrini, Francesca Cerviotti, Stefano Roggiero e Legambiente Reggio Emilia, assistiti dall'avvocato Cristian Immovilli. Nel procedimento sono coinvolti anche Conad Centro Nord e la Provincia di Reggio Emilia, mentre Lndc Animal Protection è intervenuta a sostegno dei ricorrenti.
    Nell'ordinanza il Consiglio di Stato sottolinea la necessità di approfondire le questioni sollevate dagli appellanti e ritiene prioritario, in questa fase, preservare la situazione esistente, evitando ulteriori abbattimenti. La decisione non entra ancora nel merito della legittimità degli atti contestati, che sarà valutata successivamente.

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  3. Abbiamo VINTO il ricorso in Consiglio di Stato per il Bosco Ospizio.

    Il *Consiglio di Stato* riconosce che gli alberi ```NON DOVEVANO E NON DEVONO ESSERE TAGLIATI``` prima dell sentenza definitiva del TAR (peccato che Conad, per evitare questa sentenza, ha iniziato i lavori di taglio e abbattimento di gran parte del bosco il 30 settembre, 9 giorni fa, 8 giorni prima dell'udienza che ha portato il Consiglio ad esprimersi in merito). Il Consiglio di Stato ha *imposto il blocco del taglio degli altri alberi* fino all'udienza del TAR (febbraio-marzo 2027). Ha ordinato al TAR di accelerare l'esame del nostro ricorso, e stabilito che l'istanza di primo grado del TAR va riformulata in quanto è sbagliato continuare a dire che "non era un bosco" e ci apre uno spiraglio per quanto riguarda la tutela e la salvaguardia del verde! 💚🤍🦢
    Legambiente Reggio Emilia

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  4. Naturalmente la questione è nazionale. Ed è indecente che dopo l'estate caldissima il Governo Meloni e le Regioni italiane non assumano iniziative per dotarsi di leggi urbanistiche che fermino il consumo di suolo e la deforestazione.
    Non si può continuare ad agire di rimessa ed accogliendo le richieste dei proprietari di terreni che vogliono costruire.
    A Bosco Ospizio Conad ha commesso un errore grave, perdendo reputazione. A Bologna gli errori sono stati anche precedenti (come tutti dimostri con le mappe, solo parziali).
    Ma oggi perseverare sarebbe diabolico.
    Vedi nuovo stadio. Né vale dire che Fiera potrebbe comunque costruire. Perché dovrebbe farlo? Lo sviluppo può essere infinito? Altri 3 capannoni per quale expo servirebbero?
    Queste domande restano ancora senza risposte.
    pl

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  5. Vero e giusto. Da Bo a RE a tante altre città si continuano ad abbattere alberi e boschi come si trattasse di proprietà privata e non di patrimonio pubblico e beni comuni.
    Vanno ristabiliti principi e interessi generali! Come dice la Costituzione, che pare tutti apprezzano ma nessuno rispetta.
    L.

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  6. I costi contenuti nei loro conti li paghiamo sempre e comunque noi. I ricavi? No. Quelli servono per mantenere burocrazie, enti, amici vari.
    AC

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