giovedì 29 ottobre 2026

La strage di suolo continua. Cambiare si deve!

Com'era Bologna. Quartiere Navile, area Bertalia Lazzaretto, anno 2016





Com'è. Stessa area, con i cantieri per realizzare un nuovo pesante insediamento residenziale, anno 2026








Come ogni anno ISPRA propone un interessante ed articolato Rapporto sul consumo di suolo in Italia. Ed ancora una volta si conferma una logica predatoria ed aggressiva delle classi dominanti. Quelle che dispongono delle risorse economiche, finanziarie e di potere per rendere sempre più forti le diseguaglianze tra le donne, gli uomini, le comunità, i viventi. Le forze politiche al governo nel Paese, nelle Regioni e negli enti locali si mostrano sempre più inadeguate a fronteggiare le conseguenze naturali, climatiche e sociali che ne derivano: riscaldamento della terra e dei mari, siccità, piogge e temporali tropicali, alluvioni in aree fin qui considerate non a rischio idraulico, frane e dissesto idrogeologico. L'Emilia Romagna e Bologna non sono immuni da queste dinamiche che colpiscono la vita quotidiana delle persone. La protesta e la ribellione che si diffonde in tante realtà locali e nel mondo intero, soprattutto tra ragazze e giovani, nasce anche da qui: l'incertezza e le difficoltà nel pensare e costruire un futuro che può essere vissuto con la fiducia, le "certezze", i "dubbi" e le speranze del passato.

Si è rotto un equilibrio che, pure tra molti problemi e contraddizioni, ha retto per molti decenni. Nessun nazionalismo, nessuna guerra, nessuna chiusura in identità che non riconoscono diritti e doveri universali riuscirà a risolvere stabilmente le questioni che emergono per via della crescita demografica, dei consumi e delle produzioni, delle aspettative sociali di emancipazione e liberazione di popoli ed individui. 

L'unica via possibile e ragionevole da intraprendere è quella del rispetto, della considerazione e del riconoscimento dei diversi interlocutori con cui entriamo in relazione, della conoscenza e della comprensione piena delle sfide che abbiamo di fronte, della accettazione dei conflitti sociali che determinano, della massima apertura verso il protagonismo critico di ogni voce, della disponibilità ad anteporre beni comuni ed interesse generale delle comunità sui privilegi particolari per pochi.

Entro questa prospettiva le mobilitazioni in atto contro il riarmo ed i pericoli di guerre nucleari devastanti, per la conversione ecologica delle produzioni e dei consumi, per affermare conquiste sociali per le classi subalterne e i ceti popolari ed una partecipazione consapevole e democratica nel governo delle Istituzioni sono percorsi positivi, necessari, indispensabili. 

Richiedono, come sempre, più conoscenza, più cultura, più Politica. 

Dunque, non rinunciamo allo studio, al lavoro, all'impegno civile, alla lotta!

Il 30 ottobre è un primo appuntamento, per tutti.



La strage di suolo continua. Nel 2025 sfondata la quota di 10mila ettari di Paolo Pileri (da Altreconomia, 27 ottobre 2026)

Niente da fare, ancora dati da paura per il consumo di suolo in Italia. Nessuna siccità, nessuna alluvione, nessuna frana, nessuna pietà per le morti premature nelle città diventate isole di calore rovente: nulla ferma il continuo consumo di suolo nel nostro Paese. 

Il terzo pilastro del Green deal europeo, la tutela del suolo, non interessa ai nostri governi e ai nostri politici. Nel 2025 abbiamo sfondato il limite delle decine di migliaia portandoci a 10.243 ettari di suolo consumati, un balzo in avanti del 22% rispetto al già insopportabile consumo di suolo del 2024 (8.370 ettari). Per chi ama le cifre a effetto, si tratta di 28,1 ettari al giorno (nel 2024 erano 23) o 3,25 metri quadrati al secondo (contro i 2,7 del 2024): non ci si può distrarre un attimo che il panorama davanti al nostro naso cambia. 

La situazione diventa sempre più soffocante e pericolosa per la salute del territorio e dei cittadini. I motivi? C’è di tutto: leggi urbanistiche colabrodo, ma che ci vendono come perfette; piani urbanistici che non si svuotano mai o mai quanto necessario; il famoso Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr); le Olimpiadi invernali; la transizione energetica mai pianificata e subito liberalizzata; il via libera ai data center; le zone economiche speciali (Zes); le strutture sanitarie private; la logistica; l’alta velocità ferroviaria, strade, parcheggi, stadi e sempre tanta tanta edilizia “civile” su suoli prima liberi (quest’ultima è stata di 1.160 ettari).

Nel 2025 abbiamo quattro Regioni che sfondano il muro delle migliaia di ettari l’anno; mentre nel 2024 questo primato spettava solo all’Emilia-Romagna. Sono consumi di suolo che in parte arrivano dall’eredità di previsioni urbanistiche antiche e in parte da trasformazioni volute da chi sta governando oggi. È il solito gioco dell’eredità urbanistica. Una cambiale di insostenibilità che ogni politico dice di ricevere da quello precedente e che poi però cede, più pesante, al politico successivo e che nessuno ha il coraggio di interrompere o che, forse, fa comodo come alibi per scansare le responsabilità. A proposito, per aiutare il lettore a inquadrare le responsabilità politiche del consumo di suolo, questa volta ricorderemo i nomi dei politici che governavano o governano i relativi territori. Può sembrare inelegante ma non è così: è solo un esercizio di correlazione che aiuta i cittadini a conoscere meglio chi li governa.

Il primato di consumo di suolo regionale se lo aggiudica la Sicilia con 1.619 ettari nell’anno 2025. La Regione è stata guidata dall’attuale ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, che ha molto a che fare con la fragilità dei suoli innescata dagli impatti ambientali e dai cattivi utilizzi del territorio; ora a guidare la Regione c’è l’ex presidente del Senato, Renato Schifani. Segue a ruota il Lazio con 1.436 ettari; governato fino al 2022 da Nicola Zingaretti, ora parlamentare europeo e quindi vicino a quel che rimane del Green deal, seguito poi da Francesco Rocca che è stato presidente fino al 2022 della Croce rossa italiana e che quindi, inevitabilmente, si sarà occupato di One health, quel concetto per il quale solo se sta bene la natura e la si rispetta in pieno, si ottiene benessere e salute duratura anche per l’uomo e non il viceversa. Il terzo gradino del podio è per la Puglia con 1.198 ettari, retta ora da Antonio Decaro, ex presidente della Commissione Ambiente del Parlamento europeo quando si è approvato il Regolamento per il ripristino della natura (2024/1991) e la Direttiva sul monitoraggio del suolo (2025/2360). Decaro è stato anche sindaco di Bari per oltre un decennio. Prima la Regione era guidata da un ex magistrato, anch’egli ex sindaco di Bari, Michele Emiliano che quindi conosce bene le leggi e anche il testo unico ambientale. Infine, la Lombardia i cui presidenti non hanno bisogno di presentazioni: Attilio Fontana al secondo mandato, Roberto Maroni e Roberto Formigoni artefici delle leggi urbanistiche e sul consumo di suolo tuttora vigenti; tutti sempre fortemente vicini ai governi nazionali. La Lombardia nel 2025 ha asfaltato 1.093 ettari, confermandosi di nuovo Regione leader di consumo di suolo, sempre in vetta alle classifiche.

Quelli citati sono nomi di personalità politiche note a tutti e di cui ognuno, più o meno, ha sentito parlare anche a scale più ampie di quella locale. È bene ricordare che il consumo di suolo non ha alle spalle entità impersonali e nebulose come spesso si rischia di credere usando formule impersonali. Sicuramente non è tutto merito o demerito loro -non siamo così generosi, suvvia- ma va preso atto che i nomi citati si riferiscono a personalità dalla lunga, lunghissima presenza sulla scena politica, occupando posizioni chiave nelle istituzioni pubbliche oltre a influenzare non poco il disegno delle politiche urbanistiche italiane. Personalità che hanno avuto più di un’occasione per lavorare alla limitazione al consumo di suolo. 

I numeri, però, gli gettano addosso un ritratto diverso. Sia chiaro che non sono stati lasciati soli in questa gara del consumo di suolo. Poco dietro spunta il Piemonte (854 ettari consumati), la Campania (740), il Veneto (584), la Toscana (499), l’Emilia-Romagna (466) e la Sardegna (445). Tutte Regioni guidate da nomi fortemente influenti nella politica urbanistica e ambientale nazionale. Qualcuno di loro è stato ministro o sottosegretario, altri sono ora deputati europei, altri guidano forze politiche. Mica persone di terz’ordine.

E poi ci sono i sindaci, che ci ricordano sempre di essere i più “vicini alla gente” e ai territori. Quelli che sanno come si fa per fare una buona urbanistica e portare le città fuori dalle crisi ecologiche e climatiche. Anche quelli che, ricordiamolo con dolore, si sono macchiati, per delega alla loro associazione Anci, dello svuotamento del Piano nazionale di ripristino della natura all’articolo 8. 

A vedere i dati pessimi del consumo di suolo 2025, forse un’interpretazione a tanta ostinata avversione all’articolo 8 del regolamento europeo 2024/1991 emerge. Ad esempio, Milano, il cui sindaco Giuseppe Sala è notissimo per essere stato il “papà” delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 e prima ancora per Expo 2015, ha imbarcato ben 35 ettari di consumo di suolo (più del doppio degli anni precedenti). Chissà, forse è il “Salva Milano” ad aver presentato il conto? 

Oltre Milano vi sono altre città che potremmo premiare con la betoniera d’oro: Roma con quasi 80 ettari; Foggia oltre gli 80; Cagliari supera i 50; Venezia 33,4 ettari; Ravenna 41 ettari (per anni il sindaco è stato Michele De Pascale che oggi governa l’Emilia-Romagna); Padova oltre 20; Forlì quasi 20 (a nulla è servita la lezione di depavimentazione portata a termine nel 2022); Perugia 14,3; Chieti oltre 16; Catania arriva addirittura a sfiorare i 200; Viterbo i 100 (questi ultimi numeri da capogiro arrivano probabilmente dall’aver piazzato distese di pannelli fotovoltaici).

Ma non ci sono solo i sindaci e le sindache dei capoluoghi di provincia e delle città metropolitane ad aver fatto girare la betoniera. Ci sono anche i sindaci dei paesi e dei medi Comuni con altri numeri da paura. Cercate nel rapporto del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa) a pagina 90 e vedrete voi stessi le classifiche. Ovviamente fioccheranno le proteste, i “se e i ma”, le accuse all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) di “contare male”, le giustificazioni su quanto sia “difficile fare sindaci e presidenti di Regione oggi”. Parole che sentiamo puntualmente da decenni. 

Sta di fatto che i numeri del rapporto inchiodano ognuno alle proprie responsabilità anche se lo sport che innesca è quello di sfuggirle. Sicuramente ci sono tanti sindaci e sindache che hanno fatto bene ma il loro sforzo viene travolto dallo tsunami di chi continua imperterrito a cementificare. Questo ci dice anche che non ci si può limitare a fare bene a casa propria ma occorre occuparsi della casa comune, perché è così che si fa la politica di cui abbiamo urgenza. Tenere lo sguardo su tutto il territorio è proprio quel che fa con rigore e abnegazione il team dei ricercatori Ispra dal 2013. Eppure, c’è anche qualcuno che sogna di chiudere l’osservatorio Snpa e il rapporto sul consumo di suolo: sarebbe un delitto vero e proprio. L’unità tecnica che si occupa del rapporto nazionale, insieme alle tante agenzie ambientali regionali, è un fiore all’occhiello delle istituzioni pubbliche italiane e va tutelata e protetta da chiunque solo pensi di ridurne l’operatività.

Voglio ora passare a una piaga nella piaga: il consumo di suolo nelle aree pericolose dove dovremmo registrarne uno nullo. Invece da anni capita l’esatto contrario: una roulette russa che continua a generare vittime umane, di natura, di paesaggi oltre ad appesantire il bilancio economico dello Stato che deve ristorare le urbanizzazioni, audaci e insensate, ogni volta che c’è un’alluvione, una frana, una mareggiata. Nel solo 2025 altri 1.106 ettari sono stati cementificati nelle aree a media pericolosità idraulica (quelle alluvionabili più facilmente, facendo vittime e danni come accaduto in Romagna, nelle Marche, in Toscana, in Campania e come accadrà sempre più spesso). Mai visto tanto consumo nelle aree pericolose. Le Regioni leader di cemento in queste aree sono Sicilia (294 ettari), Emilia-Romagna (261) e Toscana (161).

Poi abbiamo le urbanizzazioni dentro le aree franose, altra cosa di cui non ci si può capacitare. A livello nazionale sono stati 706,6 gli ettari cementificati o asfaltati nelle zone che hanno una qualche suscettività franosa. Di questi, oltre 120 sono dentro gli areali a pericolosità “molto elevata-P4” e “elevata-P3”, dove quasi sicuramente si avrà un fenomeno franoso nel giro di qualche anno. Incrociamo le dita per non avere vittime ma prepariamoci a pagare tanti soldi per rifondere i danni.

Infine, come se non bastasse, continuano le cementificazioni addossate al mare: entro 300 metri dalla costa sono stati consumati altri 131 ettari. La maggior parte in Sardegna (43), in Puglia (23) e in Sicilia (16). Anche qui dobbiamo concludere amaramente che il grido di dolore del ciclone Harry non è servito a nulla. Imperterriti, si continua ad abusare delle coste anziché liberarle e renderle più resilienti.

In questa corsa alla distruzione non mancano le urbanizzazioni nei parchi. Quelli che dovremmo tutelare come gioielli preziosi. Quelli che mostriamo orgogliosi ai contabili della Convenzione internazionale sulla biodiversità o che raccontiamo nelle scuole insieme alla favola dell’Agenda 2030. 

Nel 2025 altri 106,7 ettari sono stati strappati alle aree protette (Campania, Puglia, Piemonte e Marche sono le leader). Ma come è possibile? Credo che questo in particolare sia un consumo di suolo ineccepibilmente contro ciò che prescrive il Regolamento europeo per il ripristino della natura vigente fin dal 18 agosto 2024. Perché continuare questo gioco al massacro? Cari presidenti della Repubblica in carica e che arriverete, potete dire qualcosa almeno voi?

Finiamo con le belle notizie, come piace ai politici del loro pollice verde. Parliamo di ripristini della natura, nonostante i sindaci d’Italia abbiano affondato la bozza del Piano di ripristino della natura consegnata dall’Ispra al ministero dell’Ambiente a luglio 2026 usando tra le varie motivazioni quella per cui già da sempre i Comuni italiani fanno ripristino e depavimentazione. Giudicherete voi dai prossimi dati. 

Tra i 10.243 ettari di suoli distrutti, 4.231 ettari erano proprio spazi verdi urbani e 320 ettari erano coperture arboree urbana. No comment. I ripristini di verde sono stati di 746 ettari ovvero solo il 7,3% del consumo di suolo del 2025: una bazzecola, un nonnulla, una quisquiglia. Numeri che non garantiscono nessun bilanciamento ecologico. Neanche l’ombra. Questi numeri sono l’epigrafe scolpita sulla pietra di un Paese che si ostina ad andare in una direzione insostenibile e opposta a quella indicata dal Regolamento europeo per il ripristino della natura. Un Paese dove la politica continua a dirci, a parole, che rispetta l’articolo 9 della Costituzione “La Repubblica […] tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, ma i numeri ci dicono l’esatto contrario. E poi, tanto per chiarire, i ripristini di natura registrati dall’Ispra sono per la maggior parte ripristini di cantieri e non certo le depavimentazioni che ci chiede l’Europa.

Molto altro ci sarebbe da raccontare e molto continueremo a raccontare leggendo le 559 pagine del rapporto Ispra-Snpa “Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio. Edizione 2026”. Ma lascio a voi sfogliarlo per tirar fuori altre parole e altri numeri così da dare voce più robusta alle ragioni del suolo e pretendere il rispetto dell’ambiente e dei giovani. 

Organizzate voi stessi dibattiti nei vostri Comuni. Pubblicate sui social. Fate dei poster e appendeteli in giro le vie. Realizzate dei podcast; dei video brevi e brevissimi. Stendete lenzuola dai balconi con il numero del suolo distrutto nel 2025 nel vostro Comune e fate capire che siete indignati. Raccontate nelle scuole e fuori dalle scuole. Citofonate ai vostri sindaci, agli assessori, consiglieri e parlamentari e chiedete se hanno letto il rapporto Ispra/Snpa, che cosa ne pensano e che cosa credono di fare da politici quali sono. 

Mostrate le pagine del rapporto agli urbanisti locali che ancora si prestano a fare piani pieni di previsioni cementizie e a tutti e tutte coloro che alzano le spalle dicendo con una mano che nulla si può fare e con l’altra si tengono ben stretti le posizioni politiche e tecniche di rilievo, responsabilità e influenza che dovrebbero usare per tentare in mille modi di cambiare le cose o, almeno, di non soffocare la speranza di farlo. Nel frattempo, ringraziamo di nuovo Ispra e Snpa per il loro lavoro preziosissimo. A noi tenerlo vivo.


Alcune mappe che evidenziano le trasformazioni urbane a Bologna, Castenaso, Ozzano, Valsamoggia, Reggio Emilia da Google Earth (altre sono contenute qui e qui)

Bologna, Quartiere Navile, zona Bertalia Lazzaretto. Sulla sponda destra del fiume Reno una vasta area di cave attive nel secolo scorso dove venivano estratte sabbie e ghiaia ... Poi campi e terreni vergini fino all'abitato di via Zanardi, a sinistra (28 agosto 2007).  

L'immagine dall'alto della stessa area scattata il 28 settembre 2016: è cresciuta una ricca e selvaggia vegetazione e, orizzontalmente, è in costruzione il People Mover con i suoi piloni di cemento armato che in soprelevazione collegano Stazione centrale delle FS ed Aeroporto Marconi. Sotto la ferrovia Bologna - Milano ...
 

Il 17 aprile 2019 si notano i primi cantieri a Nord di via Sabena (in basso, al centro) ...


Il 19 giugno 2025 la costruzione dei primi palazzi è terminata e i lavori di cantiere si sono estesi ad aree più a Nord (sul centro destra) e lungo il People Mover ... Com'è l'area nel luglio 2026 si può vedere nella seconda foto dall'alto in cima al pos



Bologna, Quartiere Santo Stefano, zona Colli. In via di Sabbiuno un'area collinare che il 21 giugno 2017 viene fotografata con due capannoni ...









... si trasforma in un villaggio con villette residenziali e adeguati collegamenti e parcheggi (7 maggio 2026)






Bologna, Quartiere San Donato San Vitale, Parco Don Bosco. Il 2 luglio 2003 l'area che comprende le Scuole Besta tra gli alberi e la vegetazione si presenta così ...

Alcuni passaggi della trasformazione urbana. Il 5 giugno 2021 è in costruzione il Polo Dinamico costruito in previsione di ospitare studenti delle scuole superiori (al centro, verso destra) ... "Parcheggio" verso nuovi plessi: prima ipotesi programmata, parte delle classi dell'ITC Marconi 


Il 29 luglio 2023 l'area di cantiere si è ulteriormente allargata e, a Nord, il Liceo Copernico pure ...
 

Il 19 luglio 2025 registra gli abbattimenti di alberi ed arbusti del 2024: i filari posizionati su via Serena e viale Moro (dovuti al progetto di tram) e i 7 della parte Est dove la Giunta Lepore voleva costruire la nuova scuola Quattro Foglie, sostitutiva delle Besta (inaugurate nel 1984) ... Risultano inoltre gli abbattimenti di platani sul tratto di viale Moro a sinistra di via Serena (ancora effetto di una discutibile progettazione del tram) ...
  

Com'è, ripresa dall'alto, l'area del Don Bosco il 7  maggio 2026: con le/i ragazze/i delle Besta (abbandonate e in attesa di decisioni dopo il "passo di lato" del Sindaco Lepore) trasferite al Polo Dinamico (realizzato per studenti delle superiori) e con il cantiere della Linea rossa del tram quasi ultimato ...
 





Bologna, Quartiere Navile, zona Corticella. All'incrocio tra le vie Bentini e Shakespeare, il 12 maggio 2022, due importanti aree verdi di suolo ... 

Da Come era a com'è. La stessa zona fotografata dall'alto il 7 maggio 2026, con i cantieri per il Capolinea del tram, Linea Verde. Nelle previsioni dovevano collegare il Centro di Bologna con Castel Maggiore, alcuni km oltre questo capolinea ...
 





Bologna, al confine col Comune di Castenaso. La mappa del 21 giugno 2017 evidenzia attorno all'Ipermercato Coop (al centro) suolo vergine e campi coltivati ... 


Il 4 giugno 2021, a Nord dell'Iper si notano i cantieri per la costruzione di una nuova zona residenziale ...


Come era e com'è! Il 7 maggio 2026 i lavori di cantiere hanno proceduto ed la nuova zona residenziale risulta con case e strade. Mentre a Sud, su via Marescotti, risultano due nuovi grandi impianti di carburanti fossili ...









Ozzano dell'Emilia, Città Metropolitana di Bologna. In via Sant'Andrea, sulla sinistra idraulica del Rio Centonara, a fianco del Supermercato Coop, il 5 aprile 2022, si notano (al centro) alcune aree verdi ...
 

Da come era a com'è! Il 25 agosto 2026 emergono i cantieri per un nuovo insediamento residenziale: alti palazzoni a fianco di un corso d'acqua a rischio esondazione ...









Ancora Ozzano dell'Emilia, via Mattei. Il 29 luglio 2023, tra l'abitato del centro e i campi verso San Lazzaro, c'è un giardino alberato (al centro) ...







Il 25 agosto 2026, su quel terreno risultano i due immobili edificati dopo decisioni dell'Amministrazione locale, contestate da associazioni, cittadini e minoranze consiliari ...






Sempre Ozzano dell'Emilia, frazione di Tolara. La foto dall'alto dei campi di via Freddie Mercury, 13 settembre 2022 ...







Come era e com'è! Con le concessioni ed i lavori di edificazione di nuove residenze: 25 agosto 2026

















Castel San Pietro Terme, Città Metropolitana di Bologna, frazione di Varignana. La mappa che risulta l'8 giugno 2014: tanta natura e qualche edificio ...
  



Quasi irriconoscibile la stessa area il 7 maggio 2026: il Gruppo CRIF SpA, leader in Europa nei sistemi di informazione creditizia (SIC) si è assicurato un Campus, polo operativo e tecnologico, con annessi e connessi.  











Valsamoggia, Città Metropolitana di Bologna, frazione Calcara di Crespellano. La mappa dell'area a Sud della via Emilia come risulta il 16 maggio 2011: zona prevalentemente agricola, con aziende artigiane ed agricole ... 


Poi il 4 giugno 2021: con l'insediamento del Gruppo Philip Morris Manufactoring & Technology SpA (al centro) ...


... che condiziona e trasforma l'intero contesto: nuovi capannoni e collegamenti viari


Sempre Valsamoggia, poco più a Sud dove passa l'A1 Bologna - Milano. La mappa del 16 maggio 2011 ...


Quella fotografata il 4 giugno 2021 presenta la nuova Uscita Valsamoggia dell'Autostrada (al centro, verso l'alto) con i relativi collegamenti stradali ...


... e nuove attività e capannoni su terreni precedentemente vergini (30 giugno 2025)









Reggio Emilia, zona Ospizio, la foto dall'alto del 5 aprile 2003: lo storico edificio per anziani nel verde ...


... la mappa del 1 agosto 2016 senza gli immobili ...













... e il 18 giugno 2025, quando l'area appare di nome e di fatto Bosco Ospizio.









"La storia di Bosco Ospizio ci coinvolge tutti" scrivono sulle staccionate del cantiere i cittadini e gli ambientalisti resistenti che da anni lottano per difendere natura e cultura dalla irresponsabili volontà di CONAD ed Amministrazione comunale ... (30 settembre 2026)
 













La settimana che precede il pronunciamento del Consiglio di Stato sulla richiesta delle associazioni ecologiste di sospensione degli abbattimenti di alberi e verde, arrivano le ruspe ...(30 settembre 2026)
 













Polizia e Carabinieri in assetto antisommossa consentono gli abbattimenti che verranno "sospesi" nei giorni successivi dalla sentenza del Consiglio di Stato ... (30 settembre 2026)















La protesta dei cittadini sulla via Emilia il giorno degli abbattimenti ... (30 settembre 2026)














In Piazza Prampolini, davanti al Municipio, una protesta di giovani ed anziani contro la Giunta a guida PD ... (28 agosto 2026)














La solidarietà di cittadini, comitati ed associazioni si estende in diverse città con il boicottaggio dei punti vendita ... (4 ottobre 2026)


Nelle piazze d'Italia e a Bologna, da piazza Maggiore, venerdì 16 ottobre, la lotta contro il cambiamento climatico, per la conversione ecologica, la giustizia sociale, la democrazia, contro le guerre ... (16 ottobre 2026)
 

... verso lo sciopero nei porti e nei luoghi di lavoro del 30 ottobre (16 ottobre 2026)




2 commenti:

  1. Condivisibile.
    In particolare il nesso tra incertezze sul futuro e ribellione giovanile. Da qui l'importanza di considerare il 30 ottobre un "primo appuntamento".
    Altri ne seguiranno: il 20 novembre lo sciopero della Cgil (come lo scorso anno il 22 settembre e il 3 ottobre) e tanto altro ancora.
    Ieri ho seguito Ispra. Nel merito mi sono segnato due cose dette.
    a. non tutti i suoli sono uguali. Hanno gradazioni diverse di qualità, in quanto a biodiversità, collocazione, ecc. Consideriamolo. E si stabilisca una mappa dei terreni più o meno pregiati.
    b. si sono avviate pratiche di desigillazione. Qua e là. Ancora modestissime. Parliamone. Portiamole ad esempio.
    Servono esempi positivi e lotte vincenti per mobilitare le persone disilluse.
    M.

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  2. Possibile che le vicende vissute non insegnino mai nulla?
    Consumo di suolo. Continuare così è causa di conseguenze per la salute e per l'ambiente. Cambiare si deve! Certo.
    Conflitti sociali. Sono inevitabili considerando le decisioni degli arroganti gruppi di potere con cui abbiamo a che fare: da Crif a Conad. Da Leonardo a Tecmea o Cortini e Pezzotti. Cambiare si deve! Certo.
    Ordine pubblico. Chi lo minaccia? I manifestanti o uomini dello stato che non rispettano la Costituzione e l'ordinamento? Questa mattina ho letto tre notizie di cronaca. La prima: riguarda le parole registrate tra i poliziotti che hanno atterrato Fakir al Pilastro. Indecenti per chi presta un servizio pubblico.
    La seconda: è relativa al vergogna pronunciato dalla Presidente Meloni verso la GIP che ha scarcerato Siher a Milano.
    La terza: sono le parole della assessora Madrid preoccupata solo del perimetro entro cui debbono esprimersi i partecipanti allo sciopero di domani, ovvero no alla violenza. Come se lei e gli amministratori di Bologna non conoscessero i ripetuti fatti che indicano chi opera contro i diritti dei cittadini.
    Cambiare si deve! Certo.
    L.

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