venerdì 18 settembre 2026

Il loro Passante, le nostre lotte

La Giunta Lepore considera «strategico» il «potenziamento delle reti autostradali» (IV Commissione Consiliare, 10 settembre 2026)

Il 10 settembre scorso si è riunita la IV Commissione Consiliare del Comune di Bologna. In questa sede, e in diretta YouTube, l’assessore Michele Campaniello e due dirigenti comunali, Giovanni Ginocchini e Daniele Bertocchi, hanno presentato il Protocollo di Intesa sul Passante. Un primo accordo di cui è stata data notizia in luglio e che ha per protagonisti Matteo Salvini (Ministero), Michele de Pascale (Regione), Matteo Lepore (Città Metropolitana e Comune) e Arrigo Giana (ASPI). 

L’impressione è che si tratti di un’intesa alquanto fragile. Sicuramente meno solida rispetto a quella restituita dai quotidiani locali quest’estate, mentre fornivano il resoconto – a ben leggere, un po’ confuso – di quanto l’accordo contenesse: in interventi nuovi e vecchi. Dopo questa presentazione ufficiale, è chiaro che questo Protocollo di Intesa si collochi in una fase prematura a qualsivoglia – qual non si voglia! – risoluzione del Nodo tangenziale e autostradale di Bologna. Per l’intervento complessivo è stato ipotizzato un costo di 2,5 miliardi di euro: allo stato attuale, la copertura finanziaria garantita ammonta a 570 milioni, quota già coperta dal vecchio piano economico-finanziario «e da altri strumenti» non meglio specificati. Il Piano Economico-Finanziario (PEF) di ASPI ancora non c’è: dovrebbe essere approvato entro fine 2026, che è scadenza anche per il completamento degli iter esecutivi. Per il momento manca, poi, il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) del Passante: la nuova soluzione a tre corsie non è ancora stata sottoposta a valutazione; tant’è che, da cronoprogramma, i primi interventi (quelli annunciati per i primi mesi del 2027) non la interessano. In questa prima fase, infatti, si prevedono: l’ampliamento dell’A14 a quattro corsie nella tratta Ponte Rizzoli – Imola, gli ammodernamenti dei ponti Reno e San Donnino e la «riconsegna e sistemazione a verde delle aree comunali del Lotto 0». Solo in una seconda fase, invece: la verifica di sicurezza stradale e di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale, la pubblicazione degli espropri per le aree coinvolte, la Conferenza dei Servizi e il finale – e propedeutico! – invio al MIT del progetto esecutivo per l’approvazione e il rilascio della Pubblica Utilità. Insomma, di strada ce n’è. Se poi i promessi firmatari vogliono festeggiare l’accordo, liberi di farlo; rimane però il fatto che quest’intesa – per quanto ci è dato – stringa su ben poco. I tempi che si propone sono lunghi e neppure inseriti in una previsione effettiva; per non parlare della progettualità povera che sostanzia il Passante. 

Eppure, da parte dei contraenti si mostra soddisfazione. Salvini ha ricordato che «le divisioni politiche, quando si tratta di opere pubbliche utili per i territori, non devono rappresentare un ostacolo». De Pascale si è detto «molto orgoglioso di questo accordo» perché «le istituzioni locali e il governo hanno mostrato maturità necessaria e una volontà di venirsi incontro». E in ultimo, Lepore ha fatto sapere che «non ci sono più scuse, ora si deve partire con i lavori». Affermazione simpatica, quest’ultima, dal momento in cui – come visto sopra – all’appello Passante manca più di qualche elemento. Ad ogni modo, questo il quadro: Fratelli di Italia, primo partito al governo, non mette bocca in capitolo e lascia che l’abile ministro dei trasporti si fregi da solo di quest’altra spilletta; e il gruppo dirigente del PD nazionale si tiene defilato, cosicché la paternità dell’opera - felice o meno - rimanga cosa dei riformisti, forti in Regione. Tutto mentre il sindaco dichiara serenamente che proprio il rifacimento del ponte di San Donnino «permetterà finalmente di fare arrivare il tram al Pilastro». 

Siamo messi male, allora. Un’amministrazione comunale non può tirarsi in casa, per l’ennesima volta, un vecchio progetto di grande opera solo per potere finalmente completare il servizio di trasporto urbano per come era stato pianificato e promesso. La lettura che Lepore propone del Protocollo di Intesa, ripiegandolo sul tram, è una forzatura irricevibile che sembra, però, ben funzionare: ha persuaso di certo le redazioni locali e ugualmente può persuadere una parte – è questa la stagione! – di elettorato. 

L’operazione intentata da Lepore non è sciocca. Il suo mandato di sindaco è iniziato nel 2021 con l’appoggio di Coalizione Civica e con il conseguente accordo sul Passante di Ultima Generazione (allora addirittura definito «simbolo della transizione ecologica»). Ad oggi, a conclusione di mandato, il sindaco subordina invece il Passante al completamento del tram, preferendo caratterizzarsi con quest’ultimo anziché nel segno della grande opera e forse intercettando un umore generale: di chi ha bene in mente le frequenti alluvioni e le estati torride registrate in questi quattro anni e di chi intuisce che l’implementazione del trasporto pubblico è preferibile ad un investimento massiccio in strade. 

Intanto, comunque, l’investimento lo si avvia: che se ne parli poco o se ne parli tanto. Con questo Protocollo, entrambe le forze di governo (la destra nazionale e il centro sinistra locale) rinnovano la propria adesione al modello Passante, ammettendo magari, in questa stagione, un suo declassamento rispetto all’agenda politica. Scegliere di marginalizzare nel discorso pubblico il Passante consente di rimuovere quella che potrebbe essere, in tempi di elezioni, una patata bollente: meglio tenere un tono più basso, così da non dovere rendere conto di quanto già fatto (dal 2016 al 2021, ad oggi): degli impegni non mantenuti (verso soggetti e categorie economiche interessate), della sconsiderata conduzione dei lavori (si pensi all’avvio del lotto 0 in assenza di progetto esecutivo) e dell’irresponsabilità mostrata verso le sollecitazioni di parte della popolazione (da AMO Bologna al movimento No Passante, all’Assemblea Cittadina).

Così, in luglio, sui giornali si è letto che «sarà allargata solo la tangenziale» e che «di certo, si risparmierà». Rispetto all’accordo del 2021, per quanto riguarda i costi, la spesa passerebbe dai 3 ai 2,5 miliardi. Adesso, l’intervento prevede di: ampliare l’A13, allargando il tracciato con una terza corsia fino all’Interporto e quindi convertendo ad un uso dinamico quella di emergenza fino a Ferrara Sud; allargare la tangenziale a tre corsie dinamiche dall’uscita 3 a San Lazzaro e a quattro corsie dinamiche dall’uscita 5 alla 8 (nel tratto considerato più congestionato). Ma l'elemento inedito del Protocollo consiste nel sacrificio delle corsie di emergenza, e dunque della sicurezza degli utenti dell'infrastruttura. Tutto senza proporre alcuna verifica ed alcun aggiornamento di dati e tendenze: non sul parco mezzi (di cui non viene fatta nessuna previsione), non sui flussi stradali registrati ed attesi, non sui livelli di inquinamento, non sulle valutazioni di carattere sanitario.  

Insomma, «un'intesa al ribasso» che per quanto guadagna – vogliamo dare credito all’arrivo del tram al Pilastro? – altrettanto, e di più, sacrifica. Si perde dunque l’occasione di utilizzare fondi nazionali e UE per implementare progetti di mobilità eco compatibili ed integrati (in un buon rapporto tra Ferrovie, Trasporto Pubblico Locale e reti ciclabili sicure). Ci si limita a recuperare percorsi invecchiati già male, in contraddizione aperta con il progressismo decantato di cui ci si incorona e riproponendo un orizzonte alquanto ristretto: in Commissione, il pacchetto Passante – significativamente «Nodo autostradale» – è stato presentato come «infrastruttura chiave» per «sbloccare lo sviluppo economico della regione». Viene da dire che ci si trova di fronte a soluzioni e ambizioni un po’ misere.

A Bologna, d'altra parte, numerose sono le critiche ad un sistema evidentemente incapace di rispondere alla crisi climatica e sociale, così come numerose sono anche le energie le risorse impegnate ad elaborare proposte e possibili pratiche di governo della città e dei territori.


Michela Galeaz e Gianni Tugnoli




Le slide presentate l'11 settembre, in occasione della Commissione Mobilità del Comune di Bologna in merito al Protocollo d'Intesa concordato il 23 luglio scorso da Matteo Salvini, Michele de Pascale, Matteo Lepore e Arrigo Giana


2,5 miliardi di euro «per sbloccare lo sviluppo economico della Regione»


Il pacchetto Passante: «il Nodo autostradale bolognese»



«L'accordo raggiunto garantisce risorse certe per il potenziamento dell'infrastruttura chiave della Regione Emilia-Romagna»


Con i primi 570 milioni, solo interventi esterni al Passante


A14: quarta corsia e «valutazioni tecnico-trasportistiche per individuare eventuali soluzioni alternative alla Complanare Nord»


A13: terza corsia


Il Nuovo Passante di Bologna: tre corsie dinamiche in A14, tre/quattro corsie dinamiche in tangenziale


Gestione dinamica «corsia-per-corsia»


Gestione dinamica delle corsie senza corsie dinamiche


Priorità al Ponte Reno (tra Calderara e Castel Maggiore) e al collegamentoTriumvirato-Chiù, rinviate le altre opere


I generici impegni per l'Ambiente


Nel computo nessun riferimento agli abbattimenti effettuati nel 2023


Pubblicità!


Opere confermate e comprensibili per addetti ai lavori


Il ventaglio delle compensazioni: Comune ed ASPI nella gestione post-opera


Fine lavori quando?


Si intende procedere in assenza di verifica della sicurezza stradale, della VIA e prima del rilascio di Pubblica Utilità, come nel 2023?


Grazie per l'attenzione! A settembre come a luglio





L'intenso fine settimana di mobilitazione e di proposta, promosso da Resistenze Spaziali e dal Comitato Bertalia-Lazzaretto, che coinvolge associazioni e comitati impegnati nella conversione ecologica della società, delle produzioni e dei consumi. Ovvero protagonisti di cambiamento e conflitti su cui riflettere e a cui prendere parte











5 commenti:

  1. A me non risulta che un tratto di autostrada o di strada a 3/4 corsie possano essere senza corsia di emergenza.
    In ogni caso, il prevederlo mi pare un pensiero effettivamente povero. Direi balzano e privo di responsabilità. Non vorrei che la mia città lo facesse proprio.
    Matteo Lepore, questa davvero no!
    Anna

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  2. La tesi di fondo è che nulla è ancora definitivo. Salvo più corsie autostradali e alcuni ponti. Tra cui San Donato.
    Incerti altri tratti, tipo la Complanare verso Nord da Ozzano a Bologna.
    Plausibile.
    Così si spendono altri milioni. Verso imprese di costruzione e studi professionali.
    Poi si vedrà passate le elezioni.
    Domanda. È un tentativo interessato di tenere in piedi una vertenza o pensate davvero che l'ennesimo patto/protocollo tra politici e governanti sotto l'egida di Aspi/grandi gruppi industriali/Banche non produrrà nuovo asfalto e cemento?

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  3. Se ho capito più corsie e nessuna di emergenza. Mi pare che si continua a giocare sulla sicurezza delle persone. In stada come sul lavoro.
    Invito a ripensarci. Mi pare una vergogna.
    DG

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  4. In merito alle "nostre lotte" e ai "loro" propositi, per opportuna conoscenza una risposta al Sindaco Lepore da Resistenze Spaziali.
    M.

    Dopo avere ascoltato l’intervista del Sindaco Matteo Lepore a Radio Città Fujiko (http://radiocittafujiko.it/il-futuro-delle-aree-dismesse.../), interveniamo su uno dei temi affrontati: il destino delle ex aree militari e dell’ex Caserma Sani.
    Il progetto di “rigenerazione” dell’ex Caserma Sani – approvato nel 2021 e, per fortuna, scaduto senza essere attuato – non è il frutto che la “cattiva” Cassa depositi e prestiti (proprietaria dell’area) avrebbe imposto a un Comune “buono”, privo di responsabilità al riguardo. Infatti, è stato proprio il Comune durante il mandato Merola (della cui giunta Lepore faceva parte) ad avere approvato un “Accordo di programma” che prevedeva la privatizzazione dell’area, l’abbattimento di quasi 400 alberi e un consistente intervento di edilizia privata. Ora il Sindaco afferma che su quest’area il progetto deve cambiare, ma per essere veramente credibile non può certo limitarsi alle affermazioni del tutto generiche e fumose disseminate nell’intervista, dietro alle quali non si intravede alcun pensiero progettuale.
    Se Lepore crede davvero – come ha affermato – che in quell’area occorra fermare la speculazione finanziaria, allora dovrebbe essere coerente e bloccarla in tutte le ex aree militari. Al contrario, il Comune ha avallato la scelta dell’Agenzia del Demanio di vendere all’asta a soggetti privati una vasta porzione dell’ex Caserma Perotti (6 ettari) e l’intera ex Caserma Stamoto (13 ettari), operazioni rivendicate con orgoglio dall’assessore all’urbanistica Laudani. In queste due aree verranno realizzati grandi interventi che rientrano nella medesima logica speculativa che il Sindaco intenderebbe – a parole – bloccare all’ex Caserma Sani. Allora, dov’è la coerenza? Come pensa che la sua posizione possa essere credibile?
    (continua)

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  5. ...
    A proposito della salvaguardia ambientale delle aree militari dismesse, il Sindaco rivendica la scelta di mantenere il bosco urbano ai Prati di Caprara Est. Dimentica però di ricordare un aspetto cruciale: durante il mandato Merola (sempre lo stesso in cui Lepore era assessore), il Comune voleva radere al suolo l’intera area per lasciare il campo a un imponente progetto di speculazione edilizia. Così, quasi due ettari del bosco vennero abbattuti per fare spazio a una scuola che non verrà mai costruita. D’altra parte anche quello che il Sindaco dice a proposito dell’area Ovest dei Prati non è affatto rassicurante, perché in ogni caso sarebbero previste nuove edificazioni in una zona anch’essa rinaturalizzata. Sarebbe onesto da parte sua riconoscere che, se i Prati di Caprara rimarranno “un polmone verde tra i più grandi d’Europa”, come afferma nell’intervista, il merito non è del Comune ma del Comitato Rigenerazione No Speculazione, che si è battuto per anni per ottenere questo risultato. Fino ad oggi, in questo come in altri casi, è stata infatti la mobilitazione delle cittadine e dei cittadini ad impedire devastazioni ambientali di cui il Comune era promotore.
    Anche all’ex Caserma Sani la progettualità viene dal basso. In occasione dell’affollatissima iniziativa organizzata dal 18 al 20 settembre - in cui centinaia e centinaia di persone hanno potuto vedere con i propri occhi la bellezza di questo luogo pubblico e del suo parco sottratti alla città - Resistenze spaziali ha presentato un progetto articolato, frutto di un anno di lavoro, dell’ascolto delle/degli abitanti del quartiere e del confronto con esperti. È un progetto che traduce sul piano pratico una precisa visione della città pubblica e dei beni comuni. Questo è ad oggi l’unico progetto concreto per un uso sociale e pubblico dell’ex Caserma. Nessun intervento attualmente in corso o ipotizzato in questo quadrante cittadino – dalla “rigenerazione” delle ex Officine Casaralta (che porterà in dote un albergo, un supermercato, uno studentato privato e due torri residenziali di 15-16 piani), alle affermazioni dell’amministrazione sul futuro dell’ex Caserma come spazio residenziale o cittadella universitaria “a servizio” del Tecnopolo, fino alle più recenti idee di realizzazione del nuovo stadio – mette infatti al centro della sua progettualità bisogni e desideri di cittadine e cittadini.
    Il Sindaco è disposto a discutere a partire dal nostro piano? È disposto, insieme alla sua amministrazione, a confrontarsi pubblicamente con il nostro percorso che mette al centro un’inchiesta sociale volta a conoscere i bisogni di chi abita intorno all’ex Caserma Sani? Attendiamo risposte che non siano solo dichiarazioni fumose da campagna elettorale.
    Resistenze spaziali - 24 settembre 2026

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