giovedì 3 marzo 2022

Mobilitazione per la pace in Ucraina e nel mondo. Meno armi e più cultura

Bologna, finestre e terrazze con le bandiere arcobaleno della pace, contro la guerra 









Sono in digiuno per la pace, contro la guerra. Che è orrore, come ogni guerra, ma questa non è mai stata così vicina, con morte, distruzione, macerie, vittime innocenti, un’umanità in fuga. È la conseguenza della nostra follia, quella di Putin sotto gli occhi di tutti. Sotto gli occhi di tutti nell’attaccare l’Ucraina e mettere a repentaglio tante vite di civili. Ma anche della follia della Nato che continua a giocare con il fuoco.

Non dovevano forse gli Usa-Nato già dal 2014 convocare un tavolo di trattative per il rispetto degli accordi di Minsk sottoscritti per fermare una guerra civile durata 8 anni, anticamera di questa che rischia di precipitare in un confronto mondiale? Abbiamo perso solo tempo, la diplomazia europea dell’ultimo momento è stata impotente. Ora giocano con il fuoco che adesso divampa ovunque con il rischio di portarci a un «inverno nucleare».

In un mondo così super-militarizzato (lo scorso anno abbiamo speso in armi circa due miliardi di dollari) come possiamo pensare di risolvere il conflitto ucraino con l’invio di armi all’Ucraina? E invece l’Europa, fin qui divisa, si riunifica con le armi. L’Italia, in barba alla legge 185, e la Francia hanno già deciso di inviarvi armi letali. La Germania, per altro, (con una costituzione pacifista), ha deciso oltre all’invio di armi, di stanziare 100 miliardi di euro per ampliare il suo arsenale arrivando così alla richiesta Nato di spendere il 2% del PIL in armi.

Altro che Europa della pace. Diventeremo il continente più militarizzato. E così si innescherà nel cuore dell’Europa una guerra che ci disgregherà tutti con l’addio all’Unione Europea, e ha vinto alla fine la costruzione del «nemico», così ben rappresentato dalla Russia nella mani di Putin. Dietro ci sono gli affari reciproci dei “complessi militar-industriali” che dominano ovunque e che finora hanno permesso agli Usa di fare tutte le guerre del secolo, dall’ Iraq, alla Siria, all’Afghanistan, alla Libia, che hanno fatto scomparire l’Onu.

E non dimentichiamo che le armi pesano moltissimo sull’ambiente per cui la pace possiamo ottenerla solo con l’eco-giustizia. Lo scopo delle armi è quello di difendere lo stile di vita del 10% della popolazione mondiale che consuma il 90% dei beni prodotti. A pagarne le spese sono miliardi di impoveriti e lo stesso Pianeta che non sopporta più Homo Sapiens che è diventato Homo Demens.

È in gioco la vita stessa, per questo diventa oggi imperativo impegnarsi per spegnere il fuoco «in piedi, costruttori di pace» aveva gridato quel grande vescovo non violento, don Tonino Bello, all’arena di Verona nel 1991. Tonino si era tanto battuto contro l’entrata dell’Italia nel conflitto in Jugoslavia, scontrandosi con il Parlamento e soprattutto con il Presidente Cossiga. Straordinario il suo coraggio di osare con quel gesto clamoroso di andare a Sarajevo, in piena guerra, con Mons. Bettazzi e i Beati i costruttori di pace.

Perché oggi non abbiamo lo stesso coraggio di far partire una carovana che entri a Kiev per perorare la pace? Sarebbe auspicabile che i Presidenti delle Conferenze Episcopali Europee con il Segretario di Stato Mons. Parolin tentassero di entrare a Kiev sia per far cessare il fuoco che per portare le parti in conflitto a sedersi ad un tavolo per porre fine alla guerra. Non possiamo restare indifferenti, paralizzati a casa davanti ad uno schermo, dobbiamo esporci, scendere in piazza per dire No a questa barbarie. Ha ragione Papa Francesco, quando ci dice che oggi con le armi batteriologiche, chimiche e nucleari che abbiamo, «non ci può essere una guerra giusta. Mai più guerra» e ad ogni balcone mettiamo la bandiera della pace: mandiamo questo segnale a chi scende in pazza contro la guerra in Russia.

Mi appello a voi tutti, donne e uomini di buona volontà, credenti e no, perché ritroviate il coraggio di scendere in piazza, per far ragionare il nostro governo che ha perso la bussola ed è prigioniero dei fabbricanti di armi (l’Italia, lo scorso anno, ha investito in armi circa 30 miliari di euro). Scendiamo tutti per strada sabato 5 marzo a Roma, per esigere che il governo rispetti la Costituzione che ripudia la guerra. È questione di vita o di morte per noi e per il pianeta. Non c’è più tempo.

Alex Zanotelli, il manifesto, 3 marzo 2022

Bandiera arcobaleno della pace nel centro storico, sopra un caratteristico portico del Quartiere Porto - Saragozza ... (3 marzo 2022)


... al balcone di un palazzo in una zona residenziale, al Fossolo, nel Quartiere Savena (3 marzo 2022)


... appesa allo stendino di una terrazza in una zona popolare del Quartiere San Donato - San Vitale (3 marzo 2022)


Ancora i colori arcobaleno a fianco di piante al 3° piano di una casa del Quartiere San Donato - San Vitale (3 marzo 2022)
  

I ragazzi delle scuole elementari Mattiuzzi - Casali: "non meritiamo la guerra, che sia pace" (3 marzo 2022)


Uno dei disegni esposti alle Mattiuzzi - Casali ...


Un'altro disegno ...














La pagina "Piazza Grande" de il Fatto Quotidiano ricostruita con: le tesi sulla guerra di Gino Strada pubblicate sul libro postumo Una persona alla volta (da oggi in libreria) e due scritti di attualità pubblicati negli ultimi due giorni. Silvia Truzzi per la rubrica "fatti di vita": Libertà di pensierino, Spinelli e Dostoevskij ecco i nuovi demoni (3 marzo). Alessandro Robecchi per "piovono pietre": Dove sono i pacifisti? Attualmente piacciono molto quelli con l'elmetto (2 marzo 2022)



In Primo piano su la Repubblica, Gianni Riotta scrive sui "Putinversteher" nostrani ... (3 marzo 2022) Leggere per credere e riflettere.


Su Repubblica Bologna Michele Smargiassi intervista "il fotografo russoAlexander Gronsky: la sua Mostra è stata cancellata a Reggio Emilia". Lui: "manifestavo contro la guerra e mi hanno arrestato a Mosca" ... Lui "capisco chi ci esclude dall'arte" (3 marzo 2022)
NO, qui c'è chi non capisce! Nè si adegua.


Da Reggio Emilia a Milano. Corriere Bologna intervista lo scrittore Paolo Nori di Parma. Il suo corso universitario su Dostoevskij alla Bicocca è stato sospeso poi ... "Ma io non andrò" (3 marzo 2022)


Una imperdibile intervista di Sergio Romano ad Antonello Caporale pubblicata una settimana fa, alla vigilia dell'aggressione militare russa all'Ucraina (23 febbraio 2022).
Lo "storico e ambasciatore" italiano è, per ora, sfuggito all'elenco dei "putiniani d'Italia" di Gianni Riotta
    

Il manifesto pubblica l'appello alla mobilitazione dei comitati pacifisti di Germania pubblicato sulla TAZ e la chiamata a Roma della Rete italiana Pace e disarmo: "neutralità attiva, non armi". (2 marzo 2022)
 

Il manifesto della Rete italiana per la Pace e il disarmo

8 commenti:

  1. Purtroppo molti vivono e qualcuno prospera senza cultura, mentre di armi c'è chi muore (ma non conta più) e chi si arricchisce e incide come lobbysta.
    Billi

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  2. La scelta del governo Draghi e di molti altri governi europei di aumentare le spese militari e di inviare armi all'Ucraina è una scelta di pace?
    ***

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  3. Escludere grandi scrittori russi, fotografi e atleti è miope.
    s.

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    1. Come è miope usare in modo propagandistico da parte russa o ucraino-europea la questione nucleare.
      Sarebbe ora che almeno chi vuole proporsi come mondo libero e democratico scegliesse in modo inequivocabile la prospettiva del disarmo.
      PS. Considero il sottrarsi della Cisl dell'appuntamento romano per la pace dopo avere limato la piattaforma della manifestazione una antipatica diserzione da un comune impegno civile.
      WM

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  4. Draghi, Di Maio e Letta si rendono conto che manca la politica? Che politica è quella di affidare la sconfitta politica e militare dell'aggressore Putin alla capacità di resistenza degli ucraini e ad un colpo di stato degli oligarchi russi contro il nuovo zar del Cremlino?
    Ma noi ce la possiamo cavare fornendo armi e tifando gialloblu?
    Nonché affidando a giornalisti di regime liste di prescrizione indecenti?
    La strada del disarmo è la via maestra ma neppure i sindacati confederali la perseguono.....
    Ciao!
    Ciao!

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  5. Non so se ne sei contento ma vedo che hai anticipato Il cortigiano Johnny di Marco Travaglio. Vi riconoscerei il premio speciale Lettore di Repubblica.
    Carlo

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    1. Nonché Massimo Cacciari. Ciò che colpisce è il clima di guerra, il con noi o con Putin.
      Cosi ogni dialogo è precluso. Con quale prospettiva?
      L.

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  6. In tempo di guerre le prospettive non sono facili. Soprattutto con la tendenza a schierarsi ed armarsi ...
    Unica voce di pace quella del Papa. Disarmato e impotente.
    R.

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